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Prezzi benzina febbraio in aumento? Cosa succede nel mondo

Scatta l'embargo sui carburanti russi, è rischio stangata. I prezzi della benzina in aumento a febbraio.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

Il nuovo stop dell’Ue rischia di far salire ancora i prezzi dei prodotti raffinati, in particolare il diesel, il cui fabbisogno in Europa era coperto al 50% dalla Russia. I prezzi della benzina in aumento a febbraio. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Prezzi della benzina in aumento a febbraio: il divieto da dicembre scorso 

È scattato l’embargo ai prodotti petroliferi raffinati russi, che fa seguito al divieto europeo di importare il greggio di Mosca, entrato in vigore il 5 dicembre scorso come sanzione per l’attacco all’Ucraina. Le conseguenze: i prezzi della benzina in aumento a febbraio. 

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I costi del carburante nel 2022 

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NOVEMBRE 2022

I prezzi della benzina in aumento a febbraio: la strategia Ue

Per sopperire a questo ammanco, l’Unione Europea si è ovviamente organizzata in maniera diversa per recuperare i carburanti altrove, in Paesi che non fossero la Russia, motivo per cui i prezzi potrebbero tornare a salire.

Sul fronte delle scorte l’Italia non è messa male come altri Paesi UE, secondo gli analisti però un rincaro dei prezzi alla pompa è assolutamente possibile, soprattutto per il gasolio.

Se il petrolio si trova abbastanza facilmente nel mondo, e dunque la mancanza del prodotto russo non è un problema per la UE, non possiamo dire la stessa cosa per i carburanti raffinati, poiché il vecchio continente sta puntando da tempo su soluzioni green e biocarburanti per salvaguardare l’ambiente.

Proprio per questo motivo l’embargo del 5 febbraio 2023 potrebbe avere conseguenze maggiori di quello del 5 dicembre 2022 legato soltanto al petrolio (e che fondamentalmente non ha visto salire i prezzi in modo clamoroso). Vedremo cosa succederà presso i distributori la mattina del 6 febbraio 2023.  

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I prezzi della benzina in aumento a febbraio: la diplomazia russa

Prezzi della benzina in aumento a febbraio. Nel 2022 il dossier energia e le sue ripercussioni strategiche hanno dominato la stampa come non succedeva dai tempi della crisi del petrolio negli anni Settanta.

La Russia di Vladimir Putin ha utilizzato le esportazioni di gas come leva geopolitica contro l’Europa, nel tentativo (finora fallimentare) di piegare la volontà europea di supportare l’Ucraina. La risposta dei Ventisette si è tradotta in un’intensa attività di diplomazia energetica (che ha visto l’Italia in testa) per disassuefarsi dalle esportazioni di gas russo. Nel mentre, i Paesi europei hanno diminuito del 90% le importazioni di petrolio russo e adottato tetti al prezzo per limitare i proventi energetici del Cremlino.

Tutto questo dinamismo – specie l’aumento improvviso delle importazioni europee di gas naturale liquefatto – ha sconvolto gli equilibri del mercato energetico globale e provocato una fiammata nei prezzi dei combustibili fossili.

Oggi il gas europeo è tornato ai prezzi pre-invasione, ma non è stato un processo indolore. Assieme alla riduzione volontaria dei consumi europei (meno 10% rispetto al 2021), solo il forte crollo della domanda cinese (che solitamente equivale al 5% di quella globale), a sua volta dovuto alla politica zero Covid, ha tamponato questa tendenza.

Prezzi della benzina in aumento a febbraio: nella foto un erogatore di carburante

I prezzi della benzina in aumento a febbraio: gli scenari futuri

Nel 2023, il probabile ritorno in campo dell’economia cinese “stringerà” i margini di un mercato del gas già molto tirato, dato che la Russia non dispone della capacità di ridirezionare i volumi di gas che inviava all’Europa – le condotte portano lì, quelle verso la Cina saranno pronte tra anni, e la capacità di liquefazione del metano in gnl non basta a compensare la differenza – tanto che le esportazioni di Gazprom hanno toccato il minimo del periodo post-sovietico.

È per questo che negli ultimi giorni Vladimir Putin ha fatto capire di essere disposto ad aumentare le forniture verso l’Ue (attraverso il gasdotto Yamal) e stralciato la norma che imponeva ai “Paesi ostili” di pagare il gas in rubli.

Tuttavia, è improbabile che l’Ue riprenda ad acquistare gas russo come se niente fosse. Nel 2022 i Paesi Ue hanno dimezzato la quantità di gas che importavano dalla Russia (anche al netto di un leggero aumento degli acquisti di lng russo), e il piano RePowerEu prevede l’abbandono totale delle forniture russe entro il 2025.

Per farcela, oltre alla diversificazione delle fonti di gas e gnl, l’Ue intende aumentare la produzione interna e catalizzare l’installazione di impianti di generazione rinnovabile. Insomma: investimenti nei combustibili fossili inquinanti in cambio di sicurezza energetica nel breve termine (incluso l’inquinantissimo carbone, la cui domanda è tornata ai massimi storici) e la scommessa sulla transizione energetica nel lungo.

Tutto questo non significa che nel 2023 i mercati energetici saranno meno brutali, anzi: l’Europa rischia di dover affrontare un “buco” pari al 7% del suo fabbisogno energetico, secondo le stime dell’Iea, e gli analisti del settore ritengono che i prezzi rimarrano alti per diversi anni.

Molto dipenderà dalle temperature invernali (la relativa calma dei prezzi europei si deve anche al caldo inusuale degli scorsi mesi), e un inverno particolarmente mite lascerà le riserve europee più piene, permettendo agli Stati di arrivare all’inverno 2023-2024 più preparati. La differenza, con la Cina in campo e il gas russo in costante diminuzione, è che dovranno combattere sui mercati per i volumi di gnl necessari – pur potendo contare su diversi nuovi rigassificatori – e affidarsi alle forniture via gasdotto dai Paesi come Norvegia, Algeria e Qatar.

I prezzi della benzina in aumento a febbraio: la soluzione europea

Prezzi della benzina in aumento a febbraio. Parte della soluzione europea per proteggere la popolazione dal caro-energia ha a che fare con una serie di misure cruciali, tra cui la riforma del mercato elettrico in arrivo.

Il piano, ha spiegato la commissaria Ue per l’energia Kadri Simson, consisterà nel prioritizzare la generazione di energia rinnovabile (e nucleare) a buon mercato. Questo implica “sganciare” il prezzo dell’elettricità da fonti rinnovabili da quello della commodity più costosa – attualmente, il gas – e dunque impedire alle aziende che forniscono energia elettrica pulita di venderla a un prezzo molto superiore del costo di produzione. Secondo la stessa ratio, la Commissione sta pensando di allargare la tassa sugli extraprofitti anche a queste realtà.

Sul versante delle rinnovabili, la partita europea si incrocia anche con il tema delle sovvenzioni statali cinesi e statunitensi. La necessità di aumentare le installazioni per compensare il progressivo allontanamento dai combustibili fossili andrà accompagnata con una politica in grado di proteggere la base industriale europea – specie sul versante del green tech –, rilanciare i posti di lavoro e la produzione nazionale.

Questa è già la strategia vigente in Cina, India e Stati Uniti, ed è inevitabile che l’Ue segua l’esempio di questi stati per proteggere le proprie industrie. L’alternativa – visto che i costi dell’energia in Ue hanno già reso le aziende locali meno competitive delle concorrenti internazionali – è la deindustrializzazione.

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