Così la Prima Repubblica diventa virale su facebook

Così la Prima Repubblica diventa virale su facebook
12' di lettura

*di Stefano Carluccio e Gianluca Nicastro

La pagina Facebook, e da poco anche su Instagram, “Una foto diversa della prima Repubblica“. Ogni giorno ormai da anni delizia il pubblico dei social con le memorabilia e gli aneddoti di un tempo passato che probabilmente non ritornerà più. Un’ era politica unica nel suo genere che ai tanti errori e sbagli, univa un’ironia ed un’intelligenza davvero fuori dal comune. (A fine articolo alcune foto della Prima Repubblica. Con la collaborazione degli amici Giovanni Burro, Pietro Currao, Davide De Domenico, Rocco Nicita e Giulio Piccinno)

Questa è la nostra intervista al luminoso segretario della pagina che, da sempre, ha deciso di rimanere anonimo.

Sono un grandissimo fan della pagina, che seguo quotidianamente da quattro anno su Facebook e solo recentemente su Instagram. Mi sono imbattuto nella pagina grazie ad un amico con cui ho in comune la passione per la politica e soprattutto per la vecchia politica, anche se non l’abbiamo mai vissuta, con tutti i suoi riti, i suoi aneddoti e i suoi misteri. Ogni giorno il post che pubblicate: che sia una foto, un manifesto elettorale, una vignetta o altro, riesce a strappare un sorriso e a far riflettere. Sempre. È diventato davvero come il caffè, almeno un post al giorno lo devi guardare. Anche se ne vorresti molti di più. E dopo questa personale considerazione e riflessione, direi di passare al perché nasce la pagina, come e quando.

“La pagina nasce, come credo gran parte delle pagine su FB, per puro caso. All’epoca c’era (e c’è ancora) una pagina che si chiamava “La stessa foto di Toto Cutugno tutti i giorni” che – fedelmente rispettando il suo programma –  pubblicava (e pubblica ancora) la stessa foto di Toto Cutugno tutti i giorni. Per omaggiarla mi venne in mente di fare una pagina del tipo “La stessa foto di Cirino Pomicino tutti i giorni”, poi riflettendo sull’enorme ricchezza iconografica della nostra amata prima Repubblica, sulla mia  passione per quegli anni e sul fatto che esiste un enorme rimosso su molte vicende primo-repubblicane pensai che forse valeva la pena cambiare foto tutti i giorni. Da lì nasce “Una foto diversa della prima Repubblica. Ogni giorno.”

Da quando conosco la pagina mi ha sempre tormentato un dubbio. Che è uno dei motivi per cui ho deciso di fare questa intervista: in quanti siete a gestirla, che lavoro fate ma, soprattutto, dove trovate tutto questo materiale da anni? Dov’era prima che lo faceste conoscere al mondo? Io ogni giorno resto incredulo di fronte a tutto quello che ha creato la Prima Repubblica. E provo un po’ di rammarico perché, secondo me, ci si divertiva un sacco.

“La pagina è gestita da una sola persona, il Luminoso Segretario, che è un modesto travet di provincia con due grandi passioni, entrambe non corrisposte: la storia e la politica. Ma la pagina in realtà sono i suoi f̶o̶l̶l̶o̶w̶e̶r̶  militanti perché spesso i commenti sono migliori del post originale. Il materiale fa parte del nostro monumentale archivio recuperato grazie a [OMISSIS] presso [OMISSIS]”.

Adesso una domanda politica nel senso stretto del termine. La pagina parla molto spesso di certi politici: Andreotti, Craxi ed altri. Quali sono le differenze maggiori che vedete tra quei politici e quelli di oggi e tra il modo di fare politica della Prima Repubblica e quello attuale?

“Le differenze sono talmente tante e evidenti (per quanto a noi piaccia ogni tanto rilevare anche le continuità nella discontinuità) da non bastare una singola risposta. Sintetizzando e semplificando potremmo dire che mentre oggi la politica si fa con massimo 280 caratteri un tempo si faceva con minimo 280 cartelle ovvero l’immediatezza ha sostituito la profondità e la riflessione. Un’altra evidente differenza è che non si ‘milita’ più in qualcosa, al massimo si ‘segue’ questo o quel politico”.

Negli anni avete pubblicato degli aneddoti e delle storie davvero eccezionali. Qual è la vostra preferita o quella a cui siete più legati.

“Direi che tra le tante foto quella forse più particolare è quella che ritrae Neil Young e Franco Evangelisti. Il tormentato e solitario cantautore canadese, icona di una certa America, e lo spicciafaccende ciociaro e andreottiano per eccellenza. Due mondi lontanissimi, anche dal punto di vista estetico (altissimo Young, tracagnotto Evangelisti) che ebbero modo di incrociarsi (probabilmente solo il tempo dello scatto) durante una Festa dell’Amicizia (erano l’equivalente democristiano delle Feste de L’Unità) in cui il concerto di Neil Young compariva in cartellone. Un fotogramma che sarebbe perfetto in un film di Paolo Sorrentino”.

Tornerà mai la Prima Repubblica?

“Purtroppo no, non a breve sicuramente”.

Ma, sinceramente, perché lo fate? Per un sentimento di nostalgia, per far conoscere anche alle giovani generazioni le vite e le imprese di uomini straordinari o perché, semplicemente, non avete niente da fare? O nessuna delle 3?

“Per amore, solo per amore”. Della prima Repubblica, naturalmente…”

Qual è stato il personaggio più controverso, enigmatico ed affascinante della Prima Repubblica e, soprattutto, perché?

“Dovendone dire uno direi Andreotti e il perché è presto detto: è stato al centro del Potere, tra alterne vicende, dall’Assemblea Costituente (o meglio addirittura dalla Consulta postbellica) fino all’ultimo giorno della prima Repubblica. Quindi non può che rappresentarne la summa. Potendone dire 3 aggiungerei, cerchiobottisticamente, anche Togliatti e Craxi. Il primo perché ha dato l’imprinting a tutta la successiva storia del PCI, il secondo perché ha rappresentato una svolta non solo politica ma anche mediatica nella politica italiana”.

Non crede che la maggiore partecipazione politica di quegli anni sia da imputare in gran parte al fatto che la politica muovesse tanti posti di lavoro e che, quando ne ha perso la disponibilità, è naturalmente diminuita e non già ad una supposta superiorità dei nostri avi?

“L̶a̶ ̶m̶i̶a̶ ̶m̶i̶s̶s̶i̶o̶n̶ Il mio scopo è la ‘glorificazione acritica’ del potere destituito. Ma so bene che… la situazione era un po’ più complessa e dunque i fattori che contribuivano ad una maggiore partecipazione erano molteplici e non tutti da rimpiangere seriamente”.

Quali sono alcuni degli episodi più divertenti della prima Repubblica, inclusi scandali, trascrizioni di interventi parlamentari, apparizioni in tv dei politici a cui lei è più affezionato?

“Ci vorrebbe un’enciclopedia. Uno su tutti: una vecchia leggenda, tramandata da Segretario di sezione in Segretario di sezione, narra che un bambino fosse stato incaricato di portare il saluto dei Pionieri al IX congresso del Partito. Davanti ad una platea composta dal Gotha nazionale ed internazionale del…movimento operaio («Ad ascoltarmi c’erano Togliatti, Longo e Suslov: mai più avuto una platea di quel livello» ricorderà molti anni più tardi quel Pioniere) il bambino pronunciò un articolato discorso che si era scritto da solo nei giorni precedenti. La leggenda narra che dopo aver sentito quel discorso l’Onorevole Palmiro Nicola Togliatti, detto “Il Migliore”, sorpreso da tanta precocità sentenziò: «Ma questo non è un bambino! Questo è un nano!». Quel bambino (o quel nano) era il futuro Onorevole Massimo D’Alema”.

Bellissima. E adesso una domanda legata al territorio da cui scriviamo, l’Irpinia. Tra il decisionismo craxiano e la retorica demitiana, cosa sceglie il luminoso segretario?

“Bisogna sempre tenere conto del genius loci… Ergo la scelta non può che cadere su De Mita, la cui influenza era tale che pare che Napoli venisse chiamata all’epoca ‘Avellino Marittima’…”

Venendo ad alcune foto pubblicate sulla pagina recentemente, perché i partiti e le sezioni erano cosi importanti nella prima Repubblica, cosa rappresentavano e a cosa servivano? E ci potrà essere in futuro una politica priva di ogni sede fisica, ma solo digitale ed eterea?

“Troppo impegnativa come domanda”

Un tentativo di risposta si fa sempre. Anche se con una lunghissima circonlocuzione, molto primo-repubblicanamente, non si deve dire niente.

“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”

È lecito. Esiste qualcosa capace di muovere ed attirare l’attenzione degli italiani, al di fuori dei vantaggi personali e della nazionale?

Sarebbe auspicabile. “E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che se qualcuno si azzardasse a giurare che esiste i fatti presto o tardi si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro…”

Sei lei fosse Salvini, in questo momento, primo-repubblicanamente, cosa farebbe? Rimpasto, caduta di governo, governo tecnico o balneare?

“Se fossimo nella prima Repubblica credo che il governo andrebbe verso una inevitabile caduta. Un ribaltamento così smaccato dei rapporti di forza come quello uscito dalle urne del 26 maggio non avrebbe potuto avere allora soluzione diversa. C’è anche da dire che un ribaltamento così smaccato nella prima Repubblica non sarebbe stato possibile, dato che ‘avanzate, tenute, frenate e flessioni’ si misuravano più in decimi di punto che in decine di punti…”

E per chi si volesse avvicinare per la prima volta al fantastico mondo della Prima Repubblica, che libri, film, serie tv o altro consiglia?

“Dipende. Per un approccio diciamo ‘pop’ credo che ‘Il Divo’ di Sorrentino e la ‘Storia d’Italia’ di Montanelli possano essere un buon viatico. Per un approccio più serio e professionale direi ‘Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi’ di Paul Ginsborg e ‘L’Italia al voto’ di Luca Ricolfi, Silvia Testa e Barbara Loera rappresentano due punti di partenza per andare poi ad esplorare qualcosa di più dettagliato e monografico”.

Per i più curiosi, il luminoso segretario in quale città o almeno regione abita e che lavoro fa?

“Il Luminoso Segretario è sardo ma vive e lavora a Bologna ed è un modesto travet con due grandi passioni entrambe non corrisposte: la storia e la politica. “Di più non dimandare…”

Ha mai pensato al merchandising? Il materiale da cui attingere ed i fan disposti a comprare di certo non mancherebbero. Io stesso sarei il primo.

“Sì, ci ho pensato e credo avrebbe un buon potenziale. Però forse snaturerebbe un po’ la pagina. Quindi l’analisi costi/benefici è stata negativa”.

Come è cambiata la sua vita a seguito del grande successo della Pagina e crede che vorrà un giorno terminare l’esperienza o individuare un successore?

“La mia vita non è cambiata minimamente. La mia passione per quegli anni e per quel modo di fare e intendere la politica pre-esisteva e credo le sopravviverà. Ogni tanto lascio un po’ la pagina ‘a maggese’ ma certo, prima o poi, bisognerà staccarle la spina per il successore aspettiamo un regolare Congresso o un voto su Montesquieu, la piattaforma per la democrazia diretta della pagina che stiamo costruendo…”

Qual è il risultato ottenuto dalla pagina di cui il luminoso segretario va più fiero?

“Sono contento quando mi invitano a qualche iniziativa e partecipo sempre molto volentieri”.

Ma sempre in maniera anonima, giusto?

“No, ovviamente non sempre. A volte ‘ci metto anche la faccia”

Perfetto, grazie mille per l’intervista luminoso segretario. Penso sarà molto interessante ed a tratti divertente per tutti gli spicciafacende, i galoppini, i sottopanza, i militanti, le truppe cammellate, i quadri e i dirigenti della Prima Repubblica. Sperando sempre, ovviamente, che quest’ultima un giorno torni a vivere e a lottare insieme a noi.

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