Primo maggio. I sindacati scoprono i precari (era ora!)

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I sindacati finalmente hanno scoperto che ad avere bisogno di tutele sono i lavoratori precari, quelli sottopagati, quelli a cottimo, le finte partite Iva. Cioè la maggior parte delle nuove occupazioni. Sembra la migliore notizia di questo primo maggio. La dichiarazione è di Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, che ha anche posto un’altra irrinunciabile priorità: quella di un sindacato unitario. Anche perché le ragioni della tripartizione Cgil, Cisl e Uil, sono finite da un bel pezzo, insieme a Pci, Dc e Psi. Roba del millennio scorso, e di un mondo che non c’è più.

Ci sembra significativo che proprio il segretario del sindacato più importante, e proprio in questo primo maggio, si ricordi e metta al centro del suo agire la questione precariato. Per anni i sindacati italiani si sono baloccati nella difesa di chi un lavoro sicuro, stabile e dignitosamente retribuito lo aveva, in particolare i dipendenti pubblici.

Non vogliamo dire che non si debbano occupare anche di loro. Ma i veri schiavi, i veri sfruttati, i lavoratori ai quali il futuro viene stabilmente negato, sono quelli dei lavoretti, a tempo e con stipendi da fame.

Primo maggio. I sindacati scoprono i precari (era ora!)

Siamo impreparati al futuro che è già qui

E non solo. Vista l’assenza di qualsiasi politica su un futuro che è già qui, sarebbe importante che il sindacato spingesse – e forte – sulla necessità di adeguare gli strumenti (scuola, formazione, imprenditoria), in vista della diffusione sempre più marcata di robotica, automazione, intelligenza artificiale. Che non sono solo parole, ma l’evoluzione tecnologica che cancellerà milioni di posti di lavoro, probabilmente creandone altri. Tutti lavori – quelli che verranno – che richiedono competenze e conoscenze che la nostra scuola al momento non prevede. Se è vero – come è vero – che i bambini cinesi alle elementari approcciano la robotica, l’intelligenza artificiale, la programmazione e il calcolo di algoritmi, è altrettanto vero che in Italia su questo fronte siamo fermi al novecento.

Proprio come il sindacato, almeno fino alle dichiarazioni di Landini (che al momento restano pur sempre parole). E come la politica, che da un pezzo ha rinunciato al suo ruolo di guida, per attardarsi dietro i sondaggi e le reazioni dei social.

La totale assenza di dibattito nella politica

Se il sindacato ha finalmente capito che è necessario rivolgere attenzione alle categorie più fragili del mondo del lavoro (altrimenti la sua funzione è quasi irrilevante), lo stesso dovrebbe fare il resto del Paese. A cominciare da partiti e movimenti. In caso contrario si continuerà ad assistere alla fuga dei giovani (300mila ogni anno espatriano per dignità), alle paghe da tre, quattro euro l’ora. Ai laureati (con master e specializzazioni), costretti ad accontentarsi di tutto pur di racimolare qualche euro. Ai ragazzi – e non solo – che hanno del tutto rinunciato a trovare un lavoro. Anzi, con l’innovazione tecnologica, questa platea si allargherà sempre di più.

Primo maggio svuotato

E’ il primo maggio, una festa che si è svuotata di tanti significati. Resta ancorata nell’idea di chi scende in piazza a concetti e aspettative che non appartengono più a questi tempi. E resta quella reliquia che è il concertone di Roma (o di Taranto).

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I temi della ridistribuzione del reddito, della robot tax (che potrebbe aiutare chi resta a casa per l’automazione industriale), del salario minimo, degli investimenti mirati su istruzione, formazione e ricerca, su un vero sussidio di disoccupazione (e non quella cosa strana del reddito di cittadinanza), restano sullo sfondo. Evocati, a volte. Ma fuori dal dibattito politico, molto più attento a questioni che hanno una rendita immediata in termini di consenso elettorale. Prima gli ottanta euro, poi il rdc, quindi quota cento e la legittima difesa. Tutte cose che non incidono di un nulla sulla questione lavoro, sì, neppure il reddito di cittadinanza, almeno per come è stato pensato e organizzato: in fretta e furia, per renderlo operativo prima delle europee.

Ci sarebbe bisogno di molto altro. Soprattutto della capacità di chi regge il timone del Paese, di guardare oltre l’oggi. E anche di una opposizione che martelli il governo con proposte serie, piuttosto che sedersi sulla sponda del fiume ad osservare e commentare gli errori degli altri mangiando pop corn.

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