Programma del governo Draghi: i cinque punti chiave

Programma del governo Draghi: i cinque punti chiave che verranno illustrati domani in Parlamento: pandemia, campagna vaccinale, solidarietà, giovani, riforme. All'interno di queste basi, anzi l'architrave, è la spesa del Recovery Plan. Senza dimenticare l'ambiente e la transizione energetica, chiesta a gran voce dall'Unione Europea.

Programma del governo Draghi: i cinque punti chiave
Programma del governo Draghi i cinque punti chiave che verranno illustrati domani in Parlamento: pandemia campagna vaccinale solidarietà giovani riforme.
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La nuova Italia in cinque punti chiave, cinque argomenti per il programma del governo Draghi. I cinque capisaldi dell’azione del suo esecutivo. Verranno esposti domani in Parlamento, e sono in fondo i motivi che hanno imposto questo governo di unità nazionale.

La strada è stretta, il tempo ridotto, e l’Italia si trova idi fronte a uno snodo fondamentale per il suo futuro, non solo quello prossimo.

I punti per il programma del governo Draghi sono ben noti: pandemia (rinnovando alla base il sistema sanitario, del tutto impreparato ad affrontare l’emergenza), campagna vaccinale (fondamentale per uscire da questa fase), solidarietà sociale (senza non c’è Paese), Recovery Plan (con le riforme necessarie, a partire da fisco e giustizia civile) e giovani (i più a rischio per un post pandemia che non sia governato in modo adeguato). In questi cinque punti sono compresi altri due argomenti chiave, collegati tra loro e in parte a tutti gli altri: l’ambiente e la transizione ecologica, che anche per l’Unione Europea deve essere la base sulla quale costruire quello che verrà.

Programma del governo Draghi: la pandemia

L’azione dell’esecutivo non può che partire dalla lotta a coronavirus. Solo superando la pandemia sarà possibile superare una fase depressiva, che è economica, sociale e psicologica, e far ripartire occupazione e consumi.

Nel programma del governo Draghi si parte anche da un’esigenza: rinnovare il sistema sanitario. Questa emergenza ha messo in luce tutti i limiti ereditati da una gestione che negli anni lo ha reso sempre più fragile (a partire dalla famosa e mai realizzata sanità di prossimità). Ma ha anche aperto nuove e forse imprevedibili crepe. E soprattutto l’incapacità di affrontare in modo adeguato situazioni limite come quelle imposte dall’epidemia. In tanti dicono che non sarà l’ultima, il premier dovrà fare il necessario per organizzare il nostro servizio sanitario e renderlo efficiente anche di fronte a emergenze come quella che stiamo vivendo.

Non basterà, è chiaro, un piano pandemico sempre aggiornato. Quella è una base, o anche un semplice ma necessario documento. Servirà molto altro. A partire dalla creazione di meccanismi utili a creare in poco tempo e senza affanno un numero congruo di terapie intensive, avviare una produzione nazionale di dispositivi di protezione e organizzare gli ospedali in modo adeguato: predisporli già per arginare in modo immediato qualsiasi tipo di calamità.

C’è un tema chiave nel programma del governo Draghi, che è stato evocato in buona parte dei governi precedenti, ma in larga parte è rimasto lettera morta (o quasi): la digitalizzazione. In questo caso la digitalizzazione strutturale del Servizio Sanitario (a partire, ma non solo, dalla telemedicina). In questo momento la situazione varia da regione a regione, c’è chi è più avanti, chi è appena partito. Le piattaforme sono diverse, non dialogano tra loro, e questo rende impossibile avere a livello centrale dei dati certi e aggiornati.

Tra le tante cose che si sono “deteriorate” in questi anni è il rapporto tra i medici di base (non per colpa loro) e il territorio. Si pensa anche a rendere definitiva ed efficace la figura dell’infermiere di comunità, destinato ai malati cronici, ma non solo. Tutte misure che evitino, tra l’altro, inutili ricoveri ospedalieri, oltre a offrire ai cittadini immediati e raggiungibili punti di riferimento sanitari.

Programma del governo Draghi: campagna vaccinale

Non si sconfigge la pandemia senza una campagna vaccinale veloce, efficace e diffusa. Soprattutto ora che la diffusione della variante inglese è accertata sull’80% del territorio nazionale e nel giro di qualche settimana sarà il ceppo dominante.

Al netto dei ritardi causati dalle mancate consegne del vaccino da parte delle case farmaceutiche, la campagna di immunizzazione procede a ritmi a dir poco lenti (la media è di 58mila somministrazioni al giorno). Con questi numeri non si va lontano e si lascerà esposta al contagio una larga fascia della popolazione per molto tempo.

Nel programma del governo Draghi l’obiettivo finale è passare a 500mila somministrazioni di vaccino al giorno, dopo una fase intermedia a 300mila (quando ci saranno flaconi sufficienti). Per farlo sarà necessario agire su quattro fronti della campagna vaccinale: personale, sedi, priorità e dosi.

Per raggiunge queste traguardo servono 60, 70mila tra medici e infermieri in più. Verranno attivati tutti i medici di famiglia: somministreranno i vaccini che non hanno bisogno della doppia dose (come Johnson&Johnson), come fosse un faccino contro l’influenza.

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Le primule dove somministrare i vaccini sono state accantonate (che spreco), saranno allestiti centri in parcheggi, spazi per fiere, cinema, palazzetti dello sport, teatri (come all’epoca della vaccinazione di massa a Napoli contro il colera).

Saranno definite anche le priorità. Nel programma del governo Draghi si partirà subito dalle scuole (professori e personale Ata), indispensabili per far riprendere ovunque le lezioni in presenza fino alla fine dell’anno scolastico.

Dovrebbe essere creata una piattaforma digitale nazionale, che superi la parcellizzazione regionale, e consenta di avere un quadro immediato sull’andamento della campagna vaccinale.

Programma del governo Draghi: solidarietà e coesione sociale

Non si uscirà bene dalla pandemia e non ci sarà una efficace ripresa economica senza la coesione sociale che non può prescindere dalla solidarietà. Aspetti che erano evidenti nella prima ondata della pandemia, ma che con il passare del tempo – e forse inevitabilmente – si sono indeboliti fino a sfilacciarsi e suscitando tra la popolazione stanchezza, rabbia, sfiducia. Ma anche divisioni e scontri.

È stato inevitabile, ma anche profondamente sbagliato: dalla pandemia o se ne esce insieme o non se ne esce. Sul punto ci sono alcuni argomenti chiave che dovranno essere decisi proprio nei prossimi giorni: blocco dei licenziamenti (sarà prorogato?), degli sfratti, delle cartelle esattoriali.

Nel programma del governo Draghi si pensa a una riforma degli ammortizzatori sociali oltre a politiche attivi del lavoro (a partire dalla formazione), per riqualificare chi è impiegato in settori che sono destinati, nel breve o medio periodo, a scomparire o a ridursi in modo drastico.

Programma del governo Draghi: giovani, scuola e lavoro

Senza conoscenza e formazione non c’è crescita economica, anzi. Anche per questo sulla scuola l’esecutivo investirà molto. Con un obiettivo preciso: far restare aperte le scuole il più a lungo possibile per dare la possibilità agli studenti di recuperare il tempo perduto in questi mesi di pandemia.

Il prossimo futuro (che è già qui), prevede una formazione che sia adeguata ai tempi che cambiano e alla direzione che prenderà il Paese e l’Europa al termine di questa esigenza sanitaria. C’è una gran massa di giovani che in Italia non riesce a trovare lavoro o che è costretta ad accontentarsi di una precarietà sempre più insostenibile. Una situazione che non può durare ancora, si rischia di perdere intere generazioni e impoverire l’intero Paese.

Programma del Governo Draghi: Recovery Plan e riforme

Il governo ha già ribadito in tutte le lingue la sua vocazione europeista e atlantista. Oggi, nella situazione attuale, posizioni diverse sono antistoriche e anacronistiche. Il Recovery Plan, soldi che arrivano dall’Unione Europea, oltre a rafforzare l’idea di Europa, sono anche una occasione che non può essere persa. Quei 209 miliardi vanno spesi tutti e vanno spesi bene. Sarà necessario mettere i pilastri per una crescita economica che riduca il peso che ci trasciniamo da decenni del debito pubblico. Anche per garantire un futuro ai nostri figli, che altrimenti verrebbero schiacciati da quel debito. Saranno necessari investimenti mirati, efficaci, e progetti capaci di guardare lontano. Ma servirà – e sarà uno dei punti focali del programma del governo Draghi – anche portare a compimento quelle riforme che sono state spesso rinviate o che hanno vissuto di piccoli modifiche (che proprio per questo non hanno riformato niente). In particolare, il fisco, la pubblica amministrazione e la giustizia (soprattutto la lentissima giustizia civile).

In questa chiave per l’Unione Europea è di fondamentale importanza la transizione energetica e l’ambiente. Inutile negarlo, più della pandemia, per chi solleva gli occhi e guarda agli anni che verranno, l’incubo maggiore si chiama «cambiamenti climatici», che potenzialmente potrebbero avere effetti devastanti sul futuro dell’intera umanità (e non in un futuro lontano lontano, ma tra qualche decennio: pensate sempre ai vostri figli).

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