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Quel proiettile che pesa sulle amministrative ad Avellino

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Quel proiettile pesa sulle prossime elezioni amministrative ad Avellino. Le minacce al comandante dei vigili urbani, Giuseppe Arvonio, sono strettamente connesse a uno dei tanti virus che infettano la città: le occupazioni abusive e irregolari delle case popolari. Un virus che si riflette nelle urne. Come è già accaduto in un recente passato per la delicata gestione parcheggi.

Il proiettile non è arrivato per caso a due settimane dal voto. Il segnale doveva essere chiaro. E forse non era indirizzato al solo comandante.

La minaccia fotografa l’altra Avellino. Quella grigia. Che si muove in quel limbo dove si confondono legale e illegale. E che ha già generato pressioni esplicite sugli amministratori (basti ricordare la pistola puntata al fianco di Antonio Gengaro).

Quel mondo di mezzo è stato capace di indirizzare in qualche modo le amministrazioni Galasso e Foti (Ciampi ha governato troppo poco…). E quando i sindaci hanno tentato di porre un argine, si sono trovati di fronte a una resistenza dura e inquietante. Con presenze continue e discutibili a Palazzo di Città.

Quel mondo di mezzo è uno dei mali certi del capoluogo, non l’unico, chiaro. Ma è quello che più spesso si dimentica. Forse perché ritenuto marginale, episodico, poco visibile. Ma quel male ha precipitato verso il basso la politica cittadina, l’ha costretta a “patteggiare” scelte, a evitarne altre. A tollerare l’illegalità diffusa. Proprio come accade per gli alloggi popolari. Quelli – per intenderci – occupati in spregio a tutte le normative.

La questione legalità è stata trattata en passant nei programmi dei candidati. Si è parlato soprattutto di sicurezza. E ok, ci sta: piazzate pure videocamere e sistemate il vigile di quartiere. Ma la questione della quale parliamo, e che voi – immaginiamo – conoscerete, è più complessa. Ci sono sì le occupazioni abusive, la gestione di qualche servizio pubblico, ma ci sono soprattutto l’usura e riciclaggio. Reati che gli inquirenti hanno difficoltà a scoprire. Lì vive e cresce la zona grigia. E da quel business ricava fondi per investire in immobili e inquinare il commercio cittadino. Molto più delle polveri sottili da record che siamo costretti a respirare in città da qualche anno.

La questione alloggi popolari rientra in quell’area grigia. Dove l’illegalità diventa prassi diffusa, condizione di vita. E non è un pezzo di città residuale, è molto di più.

Quell’area è cresciuta negli anni, soprattutto dopo la crisi economica. Arrangiarsi in qualsiasi modo ha evaporato il confine tra lecito e illecito. E ingrossato le fila di quanti su quel confine già c’erano. E’ un pezzo di città – come detto – che incide in maniera importante sul voto. Con inevitabili conseguenze.

Ora quella parte si è fatta sentire, con un proiettile in una busta. Arvonio è stato avvisato. E probabilmente anche il sindaco che verrà.

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