Promettevano posti da 007: investigatori “contro” ex poliziotti

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Prima udienza nel processo a carico di cinque persone finite in un’inchiesta su corsi fasulli per aspiranti agenti segreti, rivolti per lo più a ex poliziotti e carabinieri o investigatori prossimi alla pensione. Quattro delle persone a processo sono accusate di aver costituto un’associazione a delinquere, che operava fra Montella e Bolzano, finalizzata alla truffa, al millantato credito e alla sostituzione di persona, ai quali si aggiunge un carabiniere per il quale è caduta l’accusa del reato associativo (difeso dall’avvocato Giuseppe Rando). Nei confronti del militare è ipotizzato il reato di truffa relativa a un solo episodio, per il quale non ha proceduto alla denuncia la persona che sarebbe stata raggirata, bensì d’ufficio il luogotenente che si è occupato di raccogliere la querela.

“La “banda” agiva così…”

In aula sono stati ascoltati due investigatori, fra i quali l’attuale comandante della stazione di Montella, Stefano Nazzaro, che hanno confermato gran parte dei contenuti della loro informativa a carico, oltre che del carabiniere, anche di un 58enne, di Montella (difeso dall’avvocato Olindo Paolo Preziosi), ex vice sovrintendente della polizia in congedo per inabilità fisica, accusato di essere il promotore dell’associazione.

“Nella sua abitazione – ha raccontato Nazzaro – si incontravano per organizzare i corsi rivolti agli aspiranti 007”.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti l’uomo si sarebbe presentato a volte come prefetto, altre come funzionario o dirigente della polizia di stato, fino a spacciarsi per vertice dei servizi di sicurezza ed informazione dello Stato, membro del Sisme o del Sisde. Lo avrebbero affiancato nell’associazione – come confermato dai testimoni in aula – un 63enne di Cassano Irpino (difeso dall’avvocato Olindo Paolo Preziosi), ex sovrintendente della polizia di stato, il “factotum” del sodalizio criminale, un 34enne, di Torella dei Lombardi, praticante avvocato (difeso dall’avvocato Gaetano Aufiero), che in alcune occasioni si sarebbe spacciato per legale della presidenza dei Ministri e una 48enne di Livorno (difesa dall’avvocato Carta), collaboratrice tecnica della polizia di stato, che per gli inquirenti si sarebbe occupata di trovare i clienti che volevano partecipare ai corsi e di custodire i dossier e la documentazione personale.

La difesa degli imputati

Gli imputati sono rappresentati, fra gli altri, agli avvocati Olindo Paolo Preziosi, Gaetano Aufiero, Giuseppe Rando, mentre le parti civili dagli avvocati Michele Fratello e Irma Mazzei (oggi sostituita in aula dal padre Giancarlo Mazzei). I difensori – nel loro controesame – si sono focalizzati sulle modalità con cui gli investigatori hanno raccolto le prove. Nello specifico l’intervento di Rando ha chiarito come a carico del suo assistito, un carabiniere, non fosse più contestato il reato associativo e come il militare abbia – in passato – denunciato due imputati alla Procura di Bolzano. Il legale Odilia D’Amelio, che sostituiva in aula l’avvocato Olindo Paolo Preziosi, ha concentrato parte del suo contro-esame su come fosse avvenuta la raccolta delle denunce da parte dei carabinieri. Aspetti sui quali è stato chiamato a rispondere proprio il luogotenente Nazzaro che ha ripercorso la genesi dell’indagine, coordinata ad Avellino dal sostituto procuratore, Fabio Massimo Del Mauro. Si torna in aula il prossimo 19 giugno di fronte al collegio giudicante, presieduto dal giudice Roberto Melone.

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