0
7' di lettura

Ma voi lo avete mai fatto un massaggio ai piedi? O colazione con un cheese-burger, colonna portante di ogni colazione vitaminica? Un mio conoscente vi consiglierebbe il “Big Kahuna burger”. Se ancora non avete capito la citazione eccovi svelato l’arcano. Stiamo parlando di Pulp Fiction, film di Quentin Tarantino ormai pietra miliare del cinema. Attenzione, questo pezzo contiene spoiler, quindi se ancora non avete visto il film correte e a guardarlo e poi tornate qui, con un cheese-burger. Di solito quando si guarda un film non si pensa alla filosofia che si nasconde dietro, e se si guarda Pulp fiction si potrebbe pensare “Ma che cazzo ho appena visto”. Non vi preoccupate, “cazzo” si può dire, così come si possono cambiare i piani narrativi: è un pezzo su Pulp fiction. Dunque, parlavamo del senso di spaesamento che ci prende mentre guardiamo Pulp fiction. Ci pervade la sensazione di aver appena guardato qualcosa di assurdo. E’ proprio da qui che bisogna partire per capire cosa c’è, a livello concettuale, dietro questo film. Pulp fiction appare un film che fa della trama e dei dialoghi il suo unico punto di forza, un film “pulp”, appunto.



Assurdo perché pulp, pulp perché assurdo


Tarantino ci tiene a specificarlo prima ancora dei titoli di testa ponendo sullo schermo nero la definizione di “pulp” che sta a significare: massa di carta di bassa qualità e soprattutto Produzione letteraria o cinematografica a carattere popolare, contraddistinta da una ricerca esasperata dell’eccessivo e del sensazionale. Eccessivo, sensazionale, volgare. Dopo aver visto il film vorremmo prendere il nostro migliore amico, vestirci bene e andare a urlare un paio di “figlio di puttana” in giro, così per divertirci, gratuitamente anche se può sembrare assurdo, anzi noi vorremmo farla proprio perché assurdo, contrario a ogni logica, irreale. Il mondo di Pulp fiction è lo spazio dell’assurdo e dell’irrealtà, di un certo caos, anche temporale, in cui avvengono gli eventi.E’ per questo che Pulp fiction sembra un film tutto trama e dialoghi, perché alle sue spalle non c’è niente; non è “2001-Odissea nello spazio”, non è “Taxi Driver” elogio di una follia, non è “Il padrino”, tutti film con alle spalle uno specifico perché. Il niente di Pulp fiction però significa vuoto,frivolezza, ma l’assenza di realtà e logicità. Voglio dire, davvero. Un massaggio ai piedi? State per fare una strage e parlate di piedi massaggiati? Come se fosse un argomento della massima importanza per giunta? Sì, ci rispondono Jules e Vincent, e possiamo anche farlo, perché tanto noi siamo assurdi, non c’è realtà e nella nostra personale realtà una pallottola vale quanto un piede massaggiato. Concentriamoci un attimo su questi due personaggi. Apparentemente sono due scagnozzi, due gangster come tanti, che differenza dovrebbe esserci tra loro e “i bravi ragazzi”? La differenza è che Jules e Vincent non hanno nulla da perdere, ma soprattutto non gli importa di nulla, anzi di niente, se non della loro stessa vita. Tarantino però non ci parla della loro vita, non sappiamo Vincent che opinione abbia della politica, se Jules sia felice con la sua ragazza vegetariana che gli vieta di mangiare i chees-burger. Per quel che vediamo nelle due ore eventi minuti di film sappiamo solo che Vincent è stato in Europa e quello che maggiormente lo ha colpito di Parigi è come chiamano “un quarto di libra con formaggio”, che ama l’eroina, ha una macchina figa e una pistola. Jules recita un passo della Bibbia prima di far fuori qualcuno, non mangia il maiale e crede che fare un massaggio ai piedi sia qualcosa di indifferente e non erotico, insomma che “leccargliela a una troia non è come farle un massaggio ai piedi”. Scusate, ma questa battuta mi ha sempre fatto ridere, dovevo riportarla.Insomma, sono personaggi totalmente slegati dalla realtà, due sociopatici. Non hanno neanche un carattere ben definito, tutt’altro. Prima di entrare nell’appartamento di Brad e fare quello che due uomini armati devono fare Jules dice “Entriamo nei personaggi” ed effettivamente interpretano dei ruoli mentre conducono il loro interrogatorio. Alla fine della scena cosa abbiamo? In che modo ha smosso la nostra interiorità? Siamo basiti, fomentati e stranamente divertiti.

Leggi anche  Quindici, spari all'alba dopo le fiamme contro Irpiniambiente


Una Butch di banana


Quando ripenso a questa scena e mi ritrovo stranamente divertito penso sempre di aver assistito a qualcosa come la morte di una scimmia avvenuta perché è scivolata su una buccia di banana. Pulp fiction è la buccia di banana. Mi spiego: Pulp fiction nella sua interezza, nei suoi eventi è una buccia di banana. Qualcosa che potrebbe tranquillamente non essere, di banale, che genera un effetto disastroso. Un “niente di che” che porta a morire o a una overdose.La morte di Marvin per esempio. In un colpo solo, letteralmente, i nostri sociopatici eroi si ritrovano prima in una casa di un nevrotico bevitore di caffè, poi in uno sfasciacarrozze e infine nel mezzo di una rapina. E’ questo che intendevo prima quando parlavo dei piani narrativi. Marvin, Jules e Vincent sono in macchina, parlano del miracoloso evento avvenuto poco prima nell’appartamento, riflettono su Dio sparando parolacce e bestemmie, Vincent si gira, con la pistola in mano (perché ha la pistola in mano?) per chiedere l’opinione di Marvin e dopo un secondo parte un colpo. Marvin ha la testa spappolata. L’assurdo ha colpito ancora, il niente su cui poggia il film ha prodotto nel suo caotico movimento un altro avvenimento e ovviamente degli effetti. A qualcuno leggendo la parola “assurdo” sarà venuto in mente in teatro dell’Assurdo, ecco diciamo pure che se i personaggi di Pulp fiction dovessero aspettare Godot sarebbero tutti morti a metà primo atto. L’assurdo tarantiniano va a mille all’ora e la traccia che tiene uniti gli eventi del film è la casualità del più pericoloso dei mondi. Un mondo in cui vale solo il principio di conservazione e la celebre frase “Homo homini lupus” del filosofo Hobbe strova la sua massima celebrazione. L’episodio del pugile Butch è quello più eloquente in questo senso. Il pugile ha un incontro truccato, d’accordo con il boss di Vincent e Jules, Marcellus Wallace, viene meno ai patti e viene messo sulla lista nera del boss. Sembra avercela fatta, il giorno dopo l’incontro deve fare solo colazione e partire per andare via da Los Angeles, ma la fidanzata Fabienne ha dimenticato l’orologio di Butch, regalatogli dal padre morto in Vietnam. Butch deve andare a recuperarlo, torna a casa sua, trova il prezioso orologio e… decide di farsi la colazione! Che scelta è? Non una scelta saggia,ma in quella stessa casa c’è qualcuno, seduto sul gabinetto, che ha fatto una scelta ancor meno saggia: lasciare in cucina il suo mitragliatore. E’ Vincent.Vincent esce dal bagno, Butch ha in mano l’arma, il tosta pane fa rumore e Butch spara a Vincent. Sarebbe bastato un niente a evitare la morte di Vincent,ma questo niente di cui stiamo parlando non è qualcosa di vuoto. Ci sarebbero altre scene da raccontare, ma questi episodi sono funzionali all’analisi e poi il film bisogna vederlo. Concludo con un’altra cosa che mi ha sempre fatto riflettere. Butch dopo l’incontro truccato prende un taxi, alla guida una tassista dal nome di Esmeralda, chiede a Butch il suo nome e cosa significa e prontamente il pugile risponde “Butch, ma il mio è un nome americano, i nomi americani non significano un cazzo.” Ho sempre voluto pensare che questa fosse una velata critica alla consumistica, vuota e priva di contenuto società americana, o almeno dell’Amarica pulp. Ma del resto, cosa importa? Ora l’unica cosa che ha senso è mangiare un cheese-burger e capire cosa significhi un massaggio ai piedi. Del resto, poi, che cazzo di nomi sono “Zucchino” e “Coniglietta” per due rapinatori?

Vita da ultras. Shkendija: fra droni, politica e voglia di libertà

Articolo precedente

Prescrizione e riforma della giustizia: come il dito e la luna

Articolo successivo

Commenti

Rispondi

Potrebbe piacerti anche