Quali contributi si possono riscattare?

Esistono casi in cui si possono recuperare contributi in periodi di vita previdenzialmente “scoperti”. Vediamo quali contributi si possono riscattare.

10' di lettura

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Il riscatto dei contributi è un’operazione che consente al lavoratore di ottenere, a proprie spese, il riconoscimento contributivo dei periodi durante i quali risulta “scoperto”. Vediamo quali contributi si possono riscattare.

INDICE:

Quali contributi si possono riscattare: cosa sono i contributi da riscatto?

Quali contributi si possono riscattare? A differenza della copertura figurativa (servizio militare, assenza per maternità, etc.) che è gratuita, il riscatto è sempre a titolo oneroso, benché fiscalmente agevolato.

Al tempo stesso, i contributi da riscatto non vanno confusi con i versamenti volontari, rispetto ai quali sono semmai complementari: a differenza della prosecuzione volontaria dell’assicurazione, la facoltà di riscatto può essere esercitata in qualsiasi momento e, soprattutto, riguardare periodi “previdenzialmente scoperti” anche molto distanti del tempo

Il riscatto, quindi, consente al lavoratore di coprire, a proprie spese, alcuni periodi espressamente previsti dalla legge, scoperti da contribuzione.

I contributi da riscatto hanno la medesima efficacia e validità dei contributi obbligatori.
È possibile riscattare sia periodi per i quali vi sia stata omissione contributiva e sia già intervenuta la prescrizione di legge, sia periodi per i quali non esiste un obbligo assicurativo.

Contributi non versati

Qualora vi siano periodi lavorati per i quali non siano stati versati i relativi contributi previdenziali e tale omissione risulti prescritta, per i lavoratori dipendenti è possibile rivolgere domanda all’INPS per la costituzione di una rendita vitalizia reversibile. Tale facoltà è stata estesa nel corso degli anche ad ulteriori categorie di lavoratori.

Periodi non coperti da contribuzione

Il riscatto è esercitabile anche in riferimento a periodi specifici, espressamente previsti dalla legge, per i quali non esiste un obbligo assicurativo: periodi di studio universitario, periodi di lavoro svolto all’estero, periodi non lavorati, periodi di servizio civile, congedo parentale, lavori socialmente utili, congedi per gravi motivi famigliari.

Pagamento

Tutti i riscatti sono a titolo oneroso e l’onere di riscatto varia a seconda delle regole di calcolo della pensione, a seconda dell’utilizzo del sistema di calcolo retributivo o contributivo.

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Quali contributi si possono riscattare: quando e perché riscattare?

Quali contributi si possono riscattare? Con la premessa che i contributi da riscatto corrispondono dunque a periodi altrimenti privi di contribuzione, sono in particolar modo tre le situazioni nelle quali la disciplina vigente consente di intervenire: 

  1. periodi per i quali vi sia stata omissione contributiva ma sia nel frattempo già intervenuta la prescrizione di legge (la contribuzione obbligatoria si prescrive infatti nell’arco di 10 anni: trascorso questo periodo, per recuperare un eventuale “buco” assicurativo non resta che il riscatto); 
     
  2. periodi per i quali non era previsto l’obbligo di versamento contributivo (ad esempio, la laurea o altri titoli di studio equiparati); 
     
  3. periodi per i quali siano stata introdotte particolari disposizioni legislative


In tutti i casi, quella di riscatto resta una facoltà a discrezione del lavoratore/pensionato (o dei superstiti in caso di decesso), che deve quindi farne espressa domanda all’INPS.

Possono richiedere il riscatto, nel rispetto delle norme che disciplinano le specifiche casistiche, tutti i lavoratori iscritti all’A.G.O., così come gli iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, i parasubordinati iscritti alla Gestione Separata o, ancora, i lavoratori iscritti ai fondi speciali gestiti dall’INPS

Temporalmente, i contributi riscattati si collocheranno nello stesso periodo nel quale avrebbero dovuto essere versati. 

Quali contributi si possono riscattare: le novità 2019-2021

Quali contributi si possono riscattare? Introdotta dal decreto legge 4/2019, si tratta della misura che introduce in via sperimentale, per il triennio 2019 – 2021, la possibilità di recuperare a condizioni semplificate e con oneri agevolati eventuali buchi contributivi tra un lavoro l’altro. 

La facoltà si rivolge agli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti (e a forme sostitutive ed esclusive dell’AGO), nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla Gestione Separata INPS, a due condizioni: 

  1. che risultino privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995; 
     
  2. che non siano già titolari di pensione

In particolare, risultano riscattabili i periodi antecedenti al 29 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del cosiddetto “Decretone”) e compresi tra l’anno del primo e dell’ultimo contributo già accreditato presso le forme di previdenza obbligatoria già versato. Il periodo massimo riscattabile è fissato in 5 anni, anche non continuativi tra loro. 

Peculiarità del provvedimento è dunque quella di consentire, limitatamente al periodo di sperimentazione e alle condizioni previste, di riscattare anche periodi non compresi all’interno delle ipotesi più stringenti fissate dal Dgls 564/1996. Con due importanti precisazioni:

  • ancora una volta, la possibilità è estesa anche ai superstiti (più precisamente, la domanda può essere avanzata, oltre che dai superstiti, anche da parenti e affini entro il secondo grado); 
     
  • la “pace contributiva” non può essere esercitata in caso di omissioni contributive. 

Attenzione! La pace contributiva non consente in alcun modo di recuperare periodi antecedenti all’apertura della propria posizione contributiva né tantomeno successivi all’ultimo contributo versato.

Non vale, ad esempio, per riscattare una laurea conseguita prima dell’inizio della propria carriera lavorativa (per quanto riguarda, il riscatto di laurea “standard” e “agevolato”, così come introdotto proprio dal “Decretone” si rimanda in ogni caso alla scheda di riferimento). 

Non solo i requisiti ma anche i costi sono più severi di quelli previsti per il riscatto di laurea agevolato con cui la pace contributiva è impropriamente paragonata: il costo annuo è pari alla aliquota di computo IVS della gestione in cui si riscatta moltiplicata per l’imponibile previdenziale degli ultimi 12 mesi prima della richiesta.

Semplificando, questo vuol dire che un impiegato con 40mila euro di retribuzione annuale lorda potrebbe dover spendere, per riscattare un periodo di 3 anni, circa 40mila euro. 

Attenzione! La Legge di Bilancio per il 2022 non ha previsto la proroga della sperimentazione. Al 31 dicembre 2021 sono quindi decaduti i termini per presentare eventuali domande. 

Quali contributi si possono riscattare: ma quanto si spende? 

Quali contributi si possono riscattare? Impossibile rispondere alla domanda in modo univoco: il costo del riscatto varia infatti tendenzialmente a seconda del regime previdenziale in cui si è inquadrati, nonché a seconda della modalità di riscatto esercitata e del periodo interessato.  

Tutto nasce dalle modifiche intervenute nel calcolo della pensione con la riforma del 1995 (legge Dini, n.335/95).

Molto sinteticamente, le attuali regole prevedono l’applicazione del tradizionale criterio di calcolo “retributivo” a favore di coloro che potevano vantare almeno 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995 (il calcolo retributivo, riguarda ora solo l’anzianità acquisita sino al 31 dicembre 2011).

Chi non aveva alcuna anzianità assicurativa al 31 dicembre 1995 (i neoassunti, per intenderci) rientra, invece, nel regime contributivo. Mentre il cosiddetto criterio “misto” (retributivo per i periodi sino al 1995 e contributivo per i successivi) si applica a coloro che, sempre al 31 dicembre 1995, potevano contare su una posizione assicurativa inferiore a 18 anni.

Di conseguenza, ai fini della determinazione dell’anzianità contributiva complessiva e, quindi, del diverso meccanismo di calcolo del costo del riscatto, bisogna considerare dove si collocano i periodi da recuperare.

Ecco tre esempi pratici che riepilogano tutti i casi che si possono presentare e che interessano, sostanzialmente, coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 e chi ricade nel sistema misto: 

  • Lavoratore assunto dall’1 gennaio 1996 che riscatta un periodo collocato temporalmente in data anteriore al 31 dicembre 1995. In questo caso si applica, per il calcolo del costo del riscatto, il criterio retributivo. Mentre la pensione verrà calcolata con il sistema misto: retributivo per gli anni riscattati perché si collocano in data anteriore al primo gennaio 1996, contributivo per l’anzianità maturata con l’effettiva attività lavorativa
     
  • Lavoratore assunto dopo il 31 dicembre 1995 che riscatta un periodo collocato temporalmente in parte prima e in parte dopo l’1 gennaio 1996 (ad esempio quattro anni di laurea dall’1 novembre 1993 al 31 ottobre 1997). La collocazione temporale della carriera universitaria comporta un doppio calcolo: l’onere di riscatto va valutato in parte con il sistema retributivo (1  novembre 1993 – 31 dicembre 1995) e in parte con quello contributivo (1  gennaio 1996 – 31 ottobre 1997)
     
  • Lavoratore assunto dopo il 31 dicembre 1995 che riscatta un periodo collocato temporalmente dopo l’1 gennaio 1996. L’onere del riscatto, come la pensione, viene calcolato interamente con il sistema contributivo.
Quali contributi si possono riscattare?
Quali contributi si possono riscattare?

Quali contributi si possono riscattare: si può pagare a rate?

Quali contributi si possono riscattare? L’importo da pagare viene normalmente notificato dall’INPS contestualmente alla notifica dell’accoglimento della richiesta. Insieme alla notifica, vengono poi segnalate anche le modalità di pagamento (bollettini MAV) e i termini per effettuare il versamento. Termine perentorio sono di norma i 60 giorni dalla ricezione. 

Tuttavia, quando la contribuzione riscattata non debba essere immediatamente utilizzata per la liquidazione della pensione è ammesso il pagamento rateale. In tal caso la somma dovuta deve essere corrisposta in numero massimo di 120 rate mensili di uguale entità e di importo non inferiore a 27 euro, senza interessi accessori. 

Il pagamento di ciascuna rata ha valore irrevocabile. Il mancato versamento dell’importo in soluzione unica o della prima rata viene pertanto interpretato come una rinuncia tacita al riscatto; allo stesso modo, l’interruzione del pagamento rateale determina la conclusione della pratica: sarà comunque accreditato un periodo contributivo di entità proporzionale alle somme versate fino a quel momento. 

Attenzione! Anche nel caso della pace contributiva si prevede la possibilità di un dilazionamento rateale, senza interessi, in un massimo di 10 anni (120 rate mensili), a meno che l’operazione non debba essere immediatamente utilizzata ai fini di un trattamento previdenziale (in questo caso, la somma residua dovrà essere per forza versata in un’unica soluzione). 

Nel caso della pace contributiva, l’importo minimo mensile della rata è fissato a 30 euro.

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