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Lavoro: quali sono le categorie protette?

Quali sono le categorie protette, come si fa a iscriversi e che vantaggio hanno le aziende. Tutto quello che c'è da sapere.

di The Wam

Marzo 2023

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Nel mondo del lavoro esistono delle categorie specifiche che necessitano di un riconoscimento specifico, e al tempo stesso di una tutela, sia per quel che riguarda i loro limiti, sia per ciò che concerne le loro potenzialità. Ci sono professionisti in tutti i settori che svolgono il proprio lavoro con una particolare forma di disabilità. Come noto, per i lavoratori disabili è necessario seguire delle regole ben precise, che sono finalizzate a promuovere il loro inserimento, benessere e al tempo stesso a proteggere la loro attività.

Categorie protette: che cosa vuol dire

Abbiamo in questo caso anche offerte di lavoro riservate in maniera esclusiva alle categorie protette, ma di che cosa si tratta di preciso? Nel nostro Paese le Norme per il diritto al lavoro dei disabili, contenute nella Legge 68/99, prevedono il riconoscimento delle categorie protette e disciplinano il trattamento che deve essere riservato ai soggetti che ne fanno parte. Lo scopo è quello di incentivare le aziende ad assumerli, in virtù di specifici sgravi, così che possa essere agevolato l’inserimento nel mondo del lavoro dei soggetti che sono colpiti da livelli e forme di disabilità differenti. In linea di massima le persone che rientrano nella categoria protetta sono quelle in età lavorativa, e cioè di età compresa tra i 15 e i 65 anni, con un’invalidità di natura intellettiva, sensoriale, psichica o fisica che limita di oltre il 45% la loro capacità lavorativa.

Le categorie protette e il diritto al lavoro?

La definizione di categoria protetta prevede una tutela per tali soggetti in modo che gli stessi si possano integrare in modo appropriato in contesti lavorativi adeguati e, in virtù di servizi di collocamento personalizzati, possano usufruire delle stesse opportunità di cui godono i colleghi. Rientrano nelle categorie protette i sordomuti, i civili di guerra, gli invalidi di guerra e, come si è detto, coloro che hanno una invalidità civile di oltre il 45%. Non solo: la definizione di categoria protetta riguarda anche coloro che hanno patito un’invalidità sul lavoro di oltre il 33%, gli ipovedenti e i non vedenti (si considerano tali coloro che non vedono più di un decimo) e tutte le categorie speciali di soggetti che vivono una situazione di disagio sociale o di vantaggio indicata dall’articolo 18 della legge 68/99, come le vittime del terrorismo, i profughi, gli orfani, le vedove e le vittime della criminalità organizzata.

Che cosa fare per iscriversi a una categoria protetta

Chi intende iscriversi a una categoria protetta perché ha un’invalidità che ha contratto sul lavoro è tenuto prima di tutto a sottoporsi a un accertamento certificato da parte dell’Inail, che poi deve essere presentato all’Inps. Nelle altre circostanze, invece, è sufficiente richiedere al proprio medico di base un certificato attestante l’invalidità. A questo punto si può aprire una pratica Inps, eventualmente con il supporto di un Caf: si viene così convocati per un esame medico, da sostenere in presenza di una commissione sanitaria di zona. Così si conosce qual è la percentuale di invalidità che è stata riconosciuta, insieme con il livello di agibilità. Il solo passaggio che rimane è quello di andare al Centro per l’Impiego della Provincia per registrarsi nella graduatoria dedicata all’inserimento lavorativo mirato: ovviamente ciò è possibile solo se non si è in età di pensionamento e si è disoccupati.

Categorie protette: i doveri

L’orario di lavoro di una categoria protetta è uguale a quello di tutti gli altri dipendenti, a meno che non vi siano delle specifiche e certificate esigenze di salute che richiedano di agire altrimenti. Questo vuol dire che le categorie protette possono essere inserite nei turni di lavoro ed eseguire straordinari. Se è vero che la legge promuove e favorisce l’assunzione delle categorie protette, è altrettanto vero che i datori di lavoro hanno la facoltà di interrompere il contratto nel caso in cui le condizioni di salute del dipendente si aggravino al punto da non consentire più di svolgere in maniera adeguata la professione. Per il resto, invece, il contratto di lavoro è identico a quello degli altri lavoratori.

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