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Home / Lavoro domestico / Quando è meglio cambiare la badante

Quando è meglio cambiare la badante

Scopri quando è meglio cambiare la badanti e quali sono le cause principali che portano a questa decisione.

di Chiara Del Monaco

Aprile 2023

Molto spesso capita che dopo un periodo di tempo in cui si è assunta una badante per un proprio familiare, cominciano a emergere dei problemi che portano alla fine del rapporto lavorativo. In questo approfondimento vediamo quando è meglio cambiare la badante e come farlo (leggi su Telegram tutte le news sul lavoro domestico. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Cambiare la badante non è mai facile, soprattutto se nel periodo di servizio si è instaurato un buon rapporto con l’assistito e con i familiari. Tuttavia, possono esserci diverse ragioni che portano a questa decisione, sia motivate dai datori di lavoro sia dovute a eventi che riguardano la badante stessa.

Nei prossimi paragrafi, ci concentriamo sui segnali che dovrebbero far riflettere il datore di lavoro sulla possibilità di porre fine al rapporto lavorativo. Vediamo allora quando è meglio cambiare la badante e come funziona il licenziamento.

Indice

Quando è meglio cambiare la badante: i primi segnali

Quella di cambiare una badante non è una decisione semplice per diversi motivi. Se una famiglia ha assunto una collaboratrice domestica che si prenda cura di un familiare anziano o non autosufficiente e negli anni ha instaurato un rapporto confidenziale, è chiaro che si faccia fatica a capire quando è meglio cambiare la badante e perché.

Molto spesso, anche se si presentano dei campanelli d’allarme che fanno incrinare il rapporto tra il datore di lavoro e la badante, si tende a non darci troppo peso, proprio perché la lavoratrice (o il lavoratore) è diventata parte della famiglia.

Tuttavia, esistono alcuni segnali che dovrebbero far riflettere i datori di lavoro e far capire loro che è arrivato il momento di cercare altro, in quanto la situazione non è più tanto rosea come prima.

Un primo segnale si ha quando la badante chiede più volte di lasciare il lavoro per motivi familiari, che la costringono ad andare in un’altra città per un breve periodo, proponendo una sostituta per il periodo di assenza. Situazioni come queste possono capitare, soprattutto quando la collaboratrice domestica vive in un altro Paese o si trova in condizioni familiari problematiche.

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Tuttavia, il ripetersi di questa situazione per più volte suona come un campanello d’allarme: potrebbe infatti trattarsi di un accordo stipulato tra due colleghe che decidono di alternarsi nel ruolo a seconda delle esigenze, proponendosi come sostitute in maniera alternata al datore di lavoro.

Un altro segnale a cui prestare attenzione è l’aumento di distrazioni, ritardi e manchevolezze in generale. Quando la badante comincia ad arrivare sempre in ritardo o non svolge attentamente il suo lavoro, dimenticando alcuni dettagli importanti, probabilmente sta pensando ad altri programmi o attività da fare e non ritiene il suo assistito degno della cura e delle attenzioni necessarie.

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Quando è meglio cambiare la badante: cause più comuni

Oltre ai segnali indicati nel paragrafo precedente, spesso sono delle cause più concrete che portano alla fine di un rapporto lavorativo tra il datore di lavoro e la badante, e quindi alla necessità di cambiarla.

Anche in questo caso, a giocare un ruolo fondamentale e allo stesso tempo rischioso è la confidenza familiare che si crea tra la famiglia e la collaboratrice domestica. Bisogna ricordare, infatti, che per quanto possa crescere un sincero affetto con la lavoratrice, ci sono comunque dei confini da rispettare, in quanto si tratta pur sempre di un rapporto di lavoro.

A questo proposito, le cause che comportano la fine del rapporto lavorativo spesso risiedono in comportamenti della lavoratrice che mettono a disagio l’assistito o i suoi familiari. Per esempio, se inizia a esplorare le stanze che non sono di sua competenza, a essere invadente nelle conversazioni e in generale a interessarsi eccessivamente della vita della famiglia per cui presta servizio.

Ovviamente, c’è anche il risvolto della medaglia, e cioè quando il rapporto di lavoro finisce a causa del datore di lavoro, per esempio relativo alla busta paga, ai contributi o in generale alle pretese nei confronti della lavoratrice.

In ogni caso, quando si arriva al licenziamento da parte del datore di lavoro, le cause scatenanti sono solitamente gravi e possono sfociare anche nel mancato rispetto dei beni materiali dell’assistito o della sua famiglia.

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Quando è meglio cambiare la badante: in foto, una signora anziana con una giovane badante.

Quando è meglio cambiare la badante: come fare

Dopo aver percepito i campanelli d’allarme o aver assistito a situazioni spiacevoli, per quanto difficile si deve arrivare alla decisione di interrompere il rapporto di lavoro con la badante assunta. A seconda della longevità del rapporto lavorativo e della relazione affettiva che si è creata nel tempo, congedare una badante può essere più o meno difficile.

Quando il datore di lavoro, insieme all’assistito, decide di licenziare la badante, di solito procede a inviare quanto prima una lettera di licenziamento con il relativo preavviso. Il valore del preavviso cambia in base all’anzianità di servizio e alle ore settimanali svolte dalla collaboratrice domestica.

Invece, quando la fine del rapporto è più drastica e deve avvenire in tempi brevi, si può decidere di rinunciare al preavviso di licenziamento accordarsi per il versamento di un’indennità pari alla retribuzione dovuta per il periodo di preavviso non concesso. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, quando si vuole cambiare badante al più presto lo si fa per motivi gravi, e quindi non c’è un buon rapporto tra il datore di lavoro e la badante.

Nei casi peggiori si può anche affidare la fine del rapporto di lavoro alle competenze di un tribunale.

In ogni caso, se una famiglia ha avuto brutte esperienze con una badante, è consigliabile evitare il passaparola e rivolgersi alle agenzie professionali per maggiori tutele sia nei confronti della famiglia sia nei confronti della badante stessa.

Quando è meglio cambiare la badante: come funziona il licenziamento

Il licenziamento della collaboratrice domestica da parte del datore di lavoro segue una procedura abbastanza semplice.

Innanzitutto, non deve esserci necessariamente un motivo per porre fine al rapporto di lavoro. Questo vuol dire che la famiglia o l’assistito possono licenziare la badante anche senza giusta causa, ma l’importante è fornire il preavviso di licenziamento.

Per chi non lo sapesse, il preavviso è un termine entro il quale il datore di lavoro può decidere di far lavorare la badante oppure no. Se decide di non farla lavorare prima del licenziamento, il datore è tenuto a fornire alla lavoratrice l’indennità sostitutiva.

Invece, se il licenziamento deriva da comportamenti gravi, si può decidere di interrompere il rapporto di lavoro anche senza preavviso. Questi comportamenti includono per esempio:

In questo caso il preavviso non è necessario perché il licenziamento avviene per giusta causa.

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