Quando va in pensione un lavoratore domestico

Quando va in pensione un lavoratore domestico: tutto quello che c'è da sapere sui contributi e sulla pensione minima.

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Sono molte le domande che riguardano i lavori domestici come colf e badanti, ad esempio come si assumono correttamente queste figure professionali oppure come pagargli i contributi. A proposito proprio di questi, oggi vedremo quando va in pensione un lavoratore domestico, l’età minima e gli importi ai quali può ambire.

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Quando va in pensione un lavoratore domestico: pensione ordinaria e contributiva

Prima di andare nel dettaglio, c’è da fare una premessa: solo ultimamente i domestici hanno visto nascere un contratto collettivo che ha regolarizzato il loro settore. Non avendo, in molti casi, un’anzianità contributiva antecedente al 1996, però, la maggior parte delle pensioni sarà contributiva, quindi basata solo su quello versato dai datori di lavoro il che vuol dire, spesso, non raggiungere grandi somme a causa del fatto che i contributi stessi sono basati sullo stipendio percepito dal lavoratore o dalla lavoratrice.

Questo fa sì che le pensioni non siano molto alte ma, comunque, non possono scendere al di sotto del limite della pensione minima INPS che è pari a 515 euro al mese nel 2021.

Quando va in pensione un lavoratore domestico

Come per molti altri lavoratori, anche i dipendenti domestici posso avere la pensione di vecchiaia ordinaria solo al raggiungimento di 67 anni di età e con 20 anni di contributi versati, sia per gli uomini sia per le donne.

Questo limite di età può essere ridotto solo in determinate circostanze come in caso di invalidità: se, ad esempio, ad un domestico viene accertata un’invalidità pari o superiore all’80%, potrà andare in pensione già a 55 anni se è donna e a 60 se è uomo.

Se, invece, la persona viene colta da cecità, il margine per l’uscita dal lavoro si abbassa a 50 anni per le donne e a 55 per gli uomini. In quest’ultimo caso, poi, basteranno solo 10 anni di contributi.

C’è, poi, la pensione di vecchiaia contributiva che, invece, si raggiunge a 64 anni, sia per uomini sia per donne, anche per il 2021 ma ci sono delle regole che, spesso, fanno in modo che non si raggiungano i requisiti.

Il dipendente, infatti, dovrà avere il primo dei 20 anni di contributi versato prima del 1° gennaio 1996 e che, nel caso, l’assegno di pensione sia superiore di 1,5 volte rispetto l’assegno sociale, quindi più di 1.000 euro ma, come detto, è una condizione che frequentemente non si riesce a raggiungere.

C’è, poi, la possibilità di andare in pensione con soli 5 anni di contributi, ma occorre raggiungere i 71 anni di età.

In caso di assenza di contributi, a 67 anni si potrà avere l’assegno sociale che, ricordiamo, non può essere esportabile all’estero ed è basato sul reddito.

Altre misure riguardanti la pensione, come l’Ape sociale o l’Ape volontaria, prevedono periodi di contribuzione abbastanza lunghi: dai 30 anni per i disoccupati che rientrano nella prima misura, ai 42,10 per gli uomini che richiedono la pensione anticipata.

Quando va in pensione un lavoratore domestico

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