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Quanto perdi con quota 41? Tabelle

Quanto perdi con quota 41? Vediamo con l’aiuto di due tabelle di quanto si riduce l’assegno pensionistico.

di The Wam

Gennaio 2023

Quanto perdi con quota 41? Verifichiamo insieme come funziona per chi accede alla misura nel 2024 e per chi lo farà nei prossimi anni. L’uscita anticipata ha sempre un costo e anche in questo caso non è irrilevante. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Abbiamo visto nel dettaglio, anche grazie alle tabelle che troverete nei paragrafi successivi, quale sarebbe la situazione per i nati negli anni ‘70: potrebbero accedere a questa pensione anticipata dal 2024, quando dovrebbe essere eliminato il requisito minimo dell’età anagrafica (che oggi è di 62 anni).

Ovvero basteranno 41 anni di contribuzione e nessun limite minimo di età. Nelle intenzioni dei legislatori l’età per andare in pensione non sarà modificata neppure nel caso di adeguamento all’attesa di vita (che in genere si ritocca ogni due anni sulla base dei dati Istat).

Se sei interessato all’argomento in questo post potrai sapere chi potrà andare in pensione nel 2023 con tutte le misure, sia quelle confermate dal governo, sia quelle introdotte, sia quelle modificate.

Quanto perdi con quota 41? I primi beneficiari

I primi lavoratori a poter beneficiare di Quota 41 sarebbero ovviamente quelli che quest’anno sono esclusi da Quota 103 (41 anni di contributi e 62 anni di età).

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In pratica chi è nato nel 1958 e maturerà il requisito contributivo (41 anni) nel 2024. Potranno anticipare l’uscita di un anno.

Dopo di loro tutte le generazioni successive. Ma a una condizione: devono aver iniziato a versare contributi a 26 anni. Chi ha iniziato dopo o ha dei buchi contributivi piuttosto estesi nella carriera lavorativa, non potrà ovviamente accedere a questa misura. Dovrà aspettare il raggiungimento del requisito anagrafico. Oggi è a 67 anni, ma è destinato a crescere di qualche mese ogni due anni.

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Quanto perdi con quota 41? Carriera stabile

Quota 41 è dunque un trattamento pensionistico riservato solo a chi ha una carriera lavorativa lunga e stabile. Un po’ come per Quota 100, Quota 102 e Quota 103, anche in quei casi il requisito contributivo ha oscillato tra i 38 e i 41 anni.

Il blocco dell’adeguamento biennale dell’età anagrafica che verrebbe imposto con Quota 41, potrebbe rivelarsi un vantaggio soprattutto per le giovani generazioni. Possono uscire con molti anni di anticipo rispetto a una pensione di vecchiaia che nel giro di qualche decennio avrà un’età di accesso vicina ai 70 anni.

Quanto perdi con quota 41? I nati negli anni ‘80/90

E infatti per chi è nato negli anni ‘80 o ‘90 i benefici potrebbero essere molto superiori. E aumenteranno ancora per le nate e i nati nel nuovo millennio. Ovviamente sempre a patto di aver avuto una carriera stabile. Cosa che non è frequente per chi sta iniziando a lavorare in questi periodi.

Per chi è invece nato negli anni ‘60, e si trova quindi in prossimità della pensione, l’anticipo pensionistico oscilla tra un anno e mezzo e i due anni. In fondo molto poco.

Un vantaggio ulteriore potrebbe arrivare anche per chi effettua il riscatto della laurea, ma anche in questo caso è indispensabile aver iniziato presto la vita lavorativa senza incorrere in più o meno lunghe interruzioni di carriera.

In questo post ci chiediamo in particolare quanto si perderà, ovvero in che misura si riduce l’assegno pensionistico per chi vorrà utilizzare Quota 41?

Vediamo nella tabella sotto.

Anno di nascita181920212223242526
19580%0%0%0%0%0%0%-3/Vecchiaia
19590%0%0%0%0%0%-3%-5%Vecchiaia
19600%0%0%0%0%-5%-7%-4%-1%
19610%-1%-1%0%-5%-6%-8%-5%-1%
1962-1%-3%-4%-4%-6%-7%-8%-8%-2%
1963-3%-4%-4%+6%-7%-8%-8%-6%-2%
1964-4%-4%-6%-7%-8%-8%-9%-6%-2%
1965-4%-6%-7%-8%-8%-9%-10%-7%-2%
1966-5%-7%-7%-8%-9%-9%-10%-7%-3%
1967-6%-7%-8%-9%-9%-10%-10%-8%-3%
1968-7%-7%-8%-9%-10%-10%-11%-8%-4%
1969-7%-8%-9%-10%-10%-11%-11%-8%-4%
1970-8%-8%-9%-10%-11%-11%-11%-8%Anticipata
1971-8%-9%-10%-11%-11%-11%-12%Ant.Anticipata
1972-9%-9%-10%-11%-11%-12%0%Ant.Anticipata
1973-9%-10%-11%-11%-11%-5%0%Ant.Anticipata
1974-10%-10%-11%-11%-9%-5%-1%Ant.Anticipata
1975-10%-11%-11%-12%-9%-5%-1%Ant.Anticipata
1976-11%-12%-12%-12%-10%-6%-3%Ant.Anticipata
A destra l’anno di nascita, in alto quello in cui si è iniziato a lavorare (senza significative interruzioni)

Quanto perdi con quota 41? Tabelle

La situazione cambia tra uomini e donne. Semplifichiamo la lettura con queste due tabelle. Subito dopo le commentiamo per verificare quanto perdi con Quota 41.

Quanto perdi con quota 41? Prima esci e più perdi

Prima si esce dal lavoro e maggiore sarà la riduzione dell’importo. Per un motivo semplice:

si lavora per meno anni e si ricevere più a lungo l’assegno pensionistico.

Ma fino a che punto? Il massimo arriva a un taglio del 9 per cento per le donne e del 12 per cento per gli uomini.

Tutto dipende comunque dall’aumento della speranza di vita. Infatti gli adeguamenti biennali dei requisiti anagrafici dovrebbero far crescere la distanza tra l’età per la pensione con Quota 41 e il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. 

Nell’immagina una donna verifica quanto perde di pensione con Quota 41

Quanto perdi con quota 41? Ma ci sarà?

La domanda è un’altra a questo punto: sarà davvero approvata la Quota 41 senza il requisito anagrafico che vuole la Lega?

Al momento sembra assai difficile. L’INPS ha fatto i primi calcoli e non sono positivi. La misura costerebbe tra i 6 e i 9 miliardi per i primi 10 anni. Per un totale complessivo di 75 miliardi. Una cifra difficilmente sostenibile. Anche perché fino al 2044 la spesa previdenziale continuerà ad aumentare in maniera costante: andranno in pensione i nati negli anni ‘60 e ‘70, quando si è registrato un boom delle nascite. Molti di loro usciranno con il sistema misto (contributivo, retributivo), che comporta costi molto alti. La spesa inizierà a scendere quando in pensione andranno i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1996: da quella data il calcolo sarà solo contributivo e si potrà immaginare di adottare in modo più efficace una certa flessibilità in uscita, perché non ci sarebbero costi aggiuntivi per il sistema previdenziale.

È molto probabile che la prossima Quota 41 non sarà molto diversa dall’attuale Quota 103: 41 anni di contributi, ma con una soglia anagrafica di almeno 62 anni. Questa al momento sembra l’opzione più probabile. Ma nulla è scontato.

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