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Quanto tempo ci vuole per pignorare un conto corrente

Quanto tempo ci vuole per pignorare un conto corrente? Ecco la risposta a questa (e altre) domande sul pignoramento.

di Marco Cagiano

Maggio 2024

Quanto tempo ci vuole per pignorare un conto corrente? Ecco la risposta a questa e tutte le altre domande riguardanti il pignoramento, legate sia al conto corrente sia alla prima casa di proprietà (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Quanto tempo ci vuole per pignorare un conto corrente? I tempi del decreto ingiuntivo

Se stai leggendo queste parole riguardanti il pignoramento di un conto corrente, significa che probabilmente sei nella situazione di avere un debito e hai paura, appunto, del pignoramento. Allora capiamo innanzitutto quanto tempo ci vuole ad ottenere un decreto ingiuntivo.

Infatti, non si può procedere con un pignoramento senza un atto ufficiale che attesti l’esistenza del debito e la sua esigibilità: non basta una fattura non pagata o un altro documento simile, bisogna attivare la procedura che porta al decreto ingiuntivo.

Non è però questione di pochi giorni, perché per un decreto ingiuntivo ci vogliono anche diversi mesi: la media in Italia è intorno ai 18 mesi. Ciò significa che prima di questa scadenza, nessuno può procedere con un pignoramento di qualsiasi tuo bene. Non a caso, tantissimi creditori rinunciano a fare tutto questo iter lungo e complesso per debiti relativamente piccoli.

In realtà, in caso di documentazione forte a riprova del credito, i tempi si accorciano intorno ai 4-6 mesi. A questo punto, al debitore arriva la notifica del decreto ingiuntivo e si hanno 40 giorni per opporsi, altrimenti diventa esecutivo. In caso di opposizione, i tempi si allungano in maniera consistente.

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Quanto tempo ci vuole per pignorare un conto corrente?

Una volta ottenuto il titolo esecutivo, gran parte del lavoro è svolto, tuttavia, non è immediato procedere con il pignoramento del conto corrente. Prima di agire, è necessario notificare il cosiddetto atto di precetto, un avviso finale che concede al debitore ulteriori 10 giorni per agire.

Poiché questa notifica deve essere eseguita da un ufficiale giudiziario, i tempi possono essere prolungati. Di conseguenza, il creditore deve aspettare almeno altri 20 giorni prima che questa fase sia completata. Solo dopo che l’ufficiale giudiziario ha notificato il precetto e sono trascorsi 10 giorni da quel momento, il creditore può procedere con il pignoramento. Tuttavia, la situazione potrebbe ancora evolversi.

L’atto di pignoramento, elaborato e firmato dall’avvocato di riferimento, deve essere consegnato agli ufficiali giudiziari. Successivamente, spetta a loro notificare il pignoramento del conto corrente presso l’istituto bancario o postale competente. I tempi per eseguire tali procedimenti possono variare a seconda delle circostanze specifiche, tuttavia, è importante considerare che ogni ritardo nell’esecuzione di tali formalità può favorire il debitore, consentendogli di svuotare i propri conti nel frattempo. Una volta notificato l’atto di pignoramento, il creditore ottiene il blocco del conto corrente del debitore.

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Pignoramento del conto corrente. In foto: banca e soldi.

Pignoramento del conto corrente: i casi

Il pignoramento del conto corrente può comportare diverse situazioni:

Tuttavia, la legge offre protezione a coloro che utilizzano il proprio conto corrente esclusivamente per ricevere redditi da lavoro dipendente o pensione. In tali casi, il pignoramento del conto è soggetto ai seguenti limiti:

FAQ: domande frequenti debiti e pignoramento

Quando scatta il pignoramento per debiti fiscali?

Il pignoramento per debiti fiscali si attiva dopo un processo che inizia con la segnalazione dell’inadempimento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Nonostante non vi sia una tempistica fissa, la legge prevede specifici lassi di tempo prima che si possa procedere con l’azione esecutiva. Importante è notare che, prima di giungere al pignoramento, il contribuente può ricevere vari solleciti e l’intero processo può estendersi per un periodo considerevole, talvolta anche anni, a seconda delle circostanze specifiche e delle procedure adottate.

Quanto tempo dopo l’avviso di accertamento arriva il pignoramento?

Dopo l’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, il contribuente ha 60 giorni di tempo per effettuare il pagamento o presentare un ricorso. Qualora queste azioni non vengano intraprese, segue un periodo di circa 6 mesi (180 giorni) dopo il quale l’Agenzia Entrate Riscossione può iniziare a identificare i beni su cui procedere con il pignoramento. Considerando questi intervalli e possibili ulteriori dilazioni, il pignoramento può avvenire non prima di un anno dall’avviso di accertamento, a volte anche più tempo.

Quali sono le due procedure di pignoramento dell’Agenzia delle Entrate?

Le due procedure principali di pignoramento adottate dall’Agenzia delle Entrate sono:

  1. La procedura che segue l’emissione di una cartella esattoriale, utilizzata in caso di mancato pagamento di debiti fiscali.
  2. La procedura che si avvia in seguito all’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, ormai l’approccio più frequente, applicabile anche in presenza di tributi minori.

Cosa accade dopo i 60 giorni dall’avviso di accertamento esecutivo?

Se nei 60 giorni successivi all’emissione dell’avviso di accertamento esecutivo non avviene il pagamento o non viene presentato un ricorso, l’accertamento diventa esecutivo. Ciò significa che il contribuente perde la possibilità di contestare il debito. Dopo 30 giorni dalla scadenza di questo termine, inizia il conteggio di un periodo di sospensione di 180 giorni, dopodiché l’Agenzia Entrate Riscossione può procedere con il pignoramento dei beni.

Quanto tempo si ha per pagare o rateizzare dopo una cartella esattoriale?

Ricevuta una cartella esattoriale, il contribuente dispone di 60 giorni per saldare il debito o per richiedere una dilazione del pagamento (rateizzazione). Scaduto questo termine senza che il debito sia stato regolato o non sia stata accordata una dilazione, l’agenzia può procedere con il pignoramento dei beni del contribuente.

Qual è il termine di prescrizione per le imposte sui redditi e l’IVA?

I termini di prescrizione per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) e per l’IVA sono entrambi di 10 anni. Questo significa che, decorsi 10 anni dall’ultimo sollecito di pagamento senza che l’agenzia abbia intrapreso azioni di recupero, il debito si estingue e non può più essere oggetto di pignoramento o altre azioni esecutive.

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