Quarantena per rumeni e bulgari, ma è già caos per le badanti

La decisione del governo ha una logica per arginare il contagio, ma c'è un aspetto controverso: molte badanti risiedono a casa delle persone anziani delle quali si prendono cura. Dove rimarranno in isolamento.. Di difficile gestione la possibilità dei tamponi all'arrivo. In Italia risiedono un milione e 200mila cittadini rumeni



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Problema badanti in Italia, ma non solo. La quarantena imposta dal ministro della Salute, Roberto Speranza, per tutte le persone che entrano nel nostro Paese dalla Romania e dalla Bulgaria, rischia di causare una discreta serie di problemi.

Quando sono i rumeni in Italia

Partiamo dai numeri. In Italia risiedono un milione e 200mila rumeni e 60mila bulgari, cifre che comprendono solo i cittadini regolari. Una percentuale consistente lavora come badante e quindi a contatto con persone anziane, le più fragili rispetto al contagio da coronavirus.

La decisione del governo è motivata dall’esponenziale crescita dei positivi in quelle due nazioni, considerate oggi i focolai più preoccupanti in Europa.

Test alla stazione Tiburtina?

In alcune regioni, come nel Lazio – risiedono più di 200mila rumeni – si sta immaginando di organizzare una campagna di test sierologici alla stazione Tiburtina, da dove partono e arrivano i bus diretti nell’Europa dell’Est.

Molte risiedono a casa degli anzini che assistono

Il problema è appunto che molte di queste persone sono impiegate come badanti. La legge impone che nel periodo di quarantena dovrebbero restare nell’indirizzo di residenza, che spesso coincide con quello della persona che assistono. Il rischio di un eventuale contagio è più che evidente, le badanti sono – per lavoro – a contatto con anziani o persone che non sono autosufficienti.

La soluzione, sollecitata anche dalle organizzazioni che si occupano del lavoro domestico, potrebbe essere quella di sottoporre a tampone gratuito tutte le persone che rientrano in Italia da Romania e Bulgaria e sono impiegate all’interno di famiglie per l’assistenza di persone fragili (ma anche se sono assunte come colf o baby sitter).

Problemi logistici irrisolvibili

Una soluzione che potrebbe essere di buon senso, ma che crea problemi logistici e organizzativi notevoli. Per il numero enorme di persone provenienti dalla Romania (in particolare), e perché non sarebbe facile individuare tutti quelli che rientrano con auto private o in aereo. Senza contare le tante persone che lavorano nelle case di famiglie italiane ma non sono in regola.

La scelta di non rientrare in Romania

La decisione del governo italiano ha anche avuto una conseguenza immediata: tanti rumeni che immaginavano di tornare a casa per le ferie di agosto stanno pensando di rinunciare. Per loro il ritorno sarebbe tutt’altro che agevole. Ci sono anche 40mila rumeni che erano tornati in patria quando la situazione in Italia sembrava prossima al fuori controllo, molti di loro avranno difficoltà a tornare nel nostro Paese.

Situazione contagio in Romania

In Romania la situazione del contagio è preoccupante. La nazione aveva superato con una certa tranquillità la prima fase della pandemia, ora è tutto cambiato. Nelle ultime ore ci sono stati altri 1.119 contagi, con 300 persone in terapia intensiva.

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