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Il quoziente familiare danneggia i redditi bassi

Il quoziente familiare danneggia i redditi bassi: vediamo come funziona e perché può essere penalizzante.

di The Wam

Novembre 2022

Il quoziente familiare in sostituzione dell’Isee danneggia i redditi bassi a vantaggio dei nuclei familiari benestanti. A parità di condizione, stesso numero di componenti, lo sconto è decisamente più consistente per chi è ricco. (scopri le ultime notizie su agevolazioni economiche e diritti per la famiglia. Leggi su Telegram le novità su educazione, cura e salute dei figli, gravidanza, consigli per neo-mamme e relazioni familiari. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Perché il quoziente familiare favorisce i ricchi: esempio

Vi spieghiamo perché il quoziente familiare è penalizzante per le famiglie che hanno un reddito basso. Prendiamo in considerazione due nuclei familiari:

Se si confronta però quanto avrebbero dovuto pagare senza il quoziente familiare ci accorgiamo che il guadagno è molto più rilevante per la famiglia ricca rispetto a quella che ha un reddito medio basso.

Su questo argomento potresti leggere un interessante post che da un altro punto di vista ti spiega chi paga meno tasse con il quoziente familiare; c’è un articolo che racconta a chi rivolgersi per l’Isee, tutte le possibilità; o anche quando rinnovare l’Isee per il reddito di cittadinanza.

I limiti del quoziente familiare

Uno dei primi limiti per il quoziente familiare in Italia viene fuori da un dato oggettivo: le famiglie non sono numerose. E quindi il nuovo strumento andrebbe a vantaggio di pochi nuclei familiari penalizzandone molti altri che non avrebbero più accesso a bonus o alle case popolari.

Ma non solo: andrebbe a discapito anche dei giovani che magari lavorano per pagarsi l’università restando a vivere in casa con i genitori. Il reddito familiare aumenterebbe, rendendo difficile l’accesso a benefici e agevolazioni, anche se i soldi guadagnati dal giovane servono a pagare la retta universitaria e il materiale per studiare.

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Il quoziente familiare penalizza le donne

Per gli esperti il quoziente familiare porta con sé anche un altro possibile svantaggio. Potrebbe indurre molte donne a non cercarsi un lavoro o a lasciare quello che già svolgono.

Facciamo un esempio:

una famiglia composta da due persone con un reddito complessivo di 35mila euro: oggi l’aliquota prevista è del 35%, con il quoziente familiare l’aliquota scenderebbe al 25%, perché l’importo sarebbe diviso per due, scatterebbe quindi una tassazione più ridotta per entrambi i coniugi.

Ora, la donna ha in genere stipendi più bassi. Se il suo reddito è di 10mila euro e quello del marito di 25mila, avrebbe comunque una tassazione del 25%, a prescindere dalla differenza.

Per questo motivo con il quoziente familiare potrebbe essere addirittura più conveniente per la donna non lavorare. Senza reddito non sarebbe tassata e l’Irpef complessiva resterebbe al 25%.

Oggi invece, se la donna non lavora e il marito guadagna da solo 35mila euro deve pagare un’aliquota del 35%.

Quoziente familiare: i dubbi dell’Ue

Direte? Ma in Francia e Belgio sembra funzionare. Il punto è che quel sistema non è importabile nel nostro Paese. Rispetto al quoziente familiare si è espresso contro anche il Parlamento Europeo. In particolare con la risoluzione del 15 gennaio 2019 su uguaglianza di genere e politiche fiscali. L’Ue spinge per convincere gli Stati a proseguire sulla strada della tassazione individuale.

E per i motivi che abbiamo descritto prima: la donna ha di solito una aliquota più bassa, con il quoziente familiare si ritroverebbe ad averne una media decisamente più alta.

Quoziente familiare: era già stato bocciato

Proprio per questi motivi il precedente governo, che già aveva affrontato il tema del quoziente familiare, decise di bocciarlo. Quasi tutti i gruppi parlamentari, compresi Lega e Forza Italia, si sono espressi contro, lasciando quindi l’Isee come riferimento per calcolare la capacità economica e patrimoniale di una famiglia. Solo Fratelli d’Italia votò a favore (in coerenza con quanto propone ora).

Quoziente familiare, confronto con l’Isee

Il sistema attuale, quello con l’Isee, aiuta molto di più le persone che hanno un reddito basso o molto basso. Prevede infatti anche delle no tax area che due coniugi che lavorano possono sfruttare meglio.

Certo l’Indicatore della situazione economica equivalente (l’Isee) è uno strumento che prevede una applicazione piuttosto complessa, ma è anche vero che almeno in teoria riesce a tenere conto del patrimonio (con esclusione della prima casa). Cosa che non accade con il quoziente familiare, che si rivela un vantaggio per la famiglia monoreddito e scoraggia il lavoro del coniuge con lo stipendio più basso, che quasi sempre è la donna.

Quoziente familiare, bonus fiscali

Per ora il quoziente familiare sarà il riferimento per accedere ai bonus fiscali per le ristrutturazioni. Come detto a differenza dell’Isee si suddivide il reddito familiare in base al numero di persone che fanno parte del nucleo.

Ne deriva che saranno le famiglie più numerose ad avere maggiori benefici insieme a quelle con figli che hanno disabilità (aspetti positivi). Più persone ci sono e più si abbassa il valore economico della famiglia.

Come funziona il quoziente familiare: esempi

Facciamo qualche esempio pratico:

Questo significa, per intenderci:

se il reddito familiare fosse di 60mila euro, la cifra dovrebbe essere divisa per il coefficiente;

e quindi una famiglia con due figli e un solo coniuge che lavora avrebbe un reddito di riferimento pari a 20.000 (60.000 diviso 3)

con 4 figli l’importo ai fini della tassazione scenderebbe a 15mila (60.000 diviso 4).

È chiaro che l’idea base del quoziente familiare è quello di promuovere la natalità. Ma ci sono anche tutti i limiti che abbiamo elencato prima. E non sono da sottovalutare.

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