Quando la Carrà ha sfidato il Vaticano a colpi di ombelico e Tuca Tuca

Nel 1970 Raffaella Carrà ha scosso i vertici del Vaticano e fatto esplodere un acceso dibattito nazionale per aver esibito l'ombelico in una trasmissione Rai e ballato e cantato la “scandalosa” Tuca Tuca, ritenuta un esplicito e lascivo messaggio sessuale. Ha ripercorso quella storie El pais, dedicando un lungo articolo all'icona pop multigenerazionale. Naturalmente alla fine la Carrà vinse contro censori e vertici ecclesiastici, Paolo VI compreso.

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Un omaggio a una delle icone dell cultura pop nazionale (e non solo), Raffaella Carrà. Con un lungo articolo di Sergio Del Amo, il prestigioso quotidiano spagnolo El Pais, ha ricordato quella Canzonissima del 1970, quando l’attrice, cantante, ballerina e conduttrice italiana sconvolse il Vaticano e i benpensanti con lo scandaloso ballo del Tuca Tuca e l’esibizione in pubblico del suo ombelico. Una storia che vista con lo sguardo di oggi può far sorridere, ma all’epoca accese un dibattito feroce, infarcito da editoriali di fuoco sull’Osservatore Romano.

Abbiamo tradotto l’articolo e ve lo proponiamo. Una fotografia di quell’Italia, vista dall’estero e 50 anni dopo.

Siamo così abituati all’ipersessualizzazione del pop che nessuno si scandalizzerebbe vedendo la coreografia di Tuca Tuca, il branco che Raffaella Carrà ha reso popolare in Italia. E, naturalmente, oggi nessuno avrebbe da ridire se qualcuno mostrasse il suo ombelico alla televisione pubblica.

Ma all’inizio degli anni ’70 la situazione era molto diversa. A quel tempo, dopo aver volontariamente abbandonato la sua carriera di attrice (aveva avuto persino il fegato di girare le spalle a Hollywood perché non si sentiva a suo agio a lavorare a migliaia di chilometri dalla terra in cui era nata), decise di reinventarsi nella Carrà che conosciamo tutti: un’icona multigenerazionale. La sua metamorfosi, come cantante e conduttrice, inizia a prendere forma nel 1970. In particolare, nel Centro Sperimentale di Cinematografía di Roma, dove si iscrive a un corso di educazione vocale.

Così mi ritrovai a condurre Canzonissima

«Ho avuto un grande insegnante, un giorno ha esaminato la mia gola e mi ha detto che potevo cantare in silenzio. Gli ho detto di no, che non l’avevo mai fatto e non era una mia aspirazione, ma lui ha insistito: hai la predisposizione fisica necessaria per farlo. Più tardi, in una riunione del personale televisivo, un regista che aveva visto il musical Hair si rese conto che la televisione italiana, a quel tempo, era molto vecchia e doveva essere modernizzata. Fu allora che mi diedero quattro spettacoli di prova in cui dovevo cantare. Ho preso lezioni e fatto il programma. Ha funzionato, e in pochi mesi mi hanno affidato la conduzione del più importante programma di intrattenimento della televisione pubblica italiana, Canzonissima. Il mio primo album è stato sintonizzato sul programma. È così che è iniziato tutto, per caso», ha ricordato dieci anni fa a Efe Eme .

Sono sempre stata una attrice che cantava

Senza dubbio è stata la prima a stupirsi del successo di brani come Ma Che Musica Maestro o Chissà Se Va.

«Non mi sono mai sentita una cantante pura, sono sempre stata un’attrice che cantava. So perfettamente che non sono Dionne Warwick o Barbra Streisand. La danza e le parole sono la mia casa; la canzone è solo una decorazione. Ma poiché abbiamo venduto così tanti dischi, ho continuato a entrare in studio e ho registrato più di venti album. È stata una sorpresa. Non cantavo da quando ero bambina. Ho una cugina con una voce meravigliosa a cui i suoi genitori non avevano dato il permesso di studiare canto, eppure sono diventata una cantante. La vita è strana», ha aggiunto nella stessa intervista.

Un’icona alla moda in anticipo sui tempi

Il suo partner di quegli anni, il paroliere e produttore Gianni Boncompagni, ha ovviamente avuto buona parte della “colpa” del suo fulmineo trionfo musicale. Ma a questo punto va ricordato che, al di là delle sue danze e dei suoi movimenti del collo impossibili e molto imitati, Raffaella Carrà era anche un’icona della moda in anticipo sui tempi.

«Indossavo costumi impensabili, con umorismo direi. Erano anche comodi, per poter ballare. Nel corso della mia carriera, tre designer mi hanno accompagnato. Uno era Corrado Colabucci, che ha realizzato i vestiti di Mina e i miei durante la presentazione di Milleluci; l’altro, l’elegante Luca Sabatelli. L’ho lasciato fare e poi ho detto: he ne dici se lasciamo la schiena nuda fino a vedere l’inizio del mio culo? E lui mi ha risposto sorpreso: è troppo, Raffaella. Il terzo è il sarto Gabriele Mayer. Mi hanno vestita per tutta la vita», ha detto a S Moda nel 2017, quando abbiamo avuto l’opportunità di chattare con lei.

Oh Dio, si vede l’ombelico!

In realtà, che mostrasse “l’inizio del culo” in quella Canzonissima che andava in onda il sabato sera sulla RAI, non era un problema. Ciò che ha davvero scioccato gli spettatori in quel 1970, è stato il coraggio di interpretare il suo brano, il già citato Maestro Ma Che Musica indossando un top che lasciava scoperto l’ombelico. Infatti, Raffaella carrà venne soprannominata “l’ombelico d’Italia”, è stata la prima donna che ha osato mostrare quella parte anatomica alla televisione pubblica.

Ovviamente, decenni dopo, tutto quello stupore sembra uno scherzo.

«Non avrei mai immaginato che il mio ombelico facesse così tanto rumore. Per me è stato naturale vestirmi alla moda di quei tempi che, d’altra parte, è ancora di moda. Il mio ombelico è molto piccolo perché mia madre mi ha detto che, nascendo in una clinica bolognese, ha chiesto al chirurgo di tagliare il cordone ombelicale con molta attenzione per farlo diventare piccolo come un tortellino», ha affermato su La Vanguardia .

Tuca Tuca, «volgare ed estremamente erotico»

Ma la polemica che mise a repentaglio la sua inarrestabile carriera in televisione e nell’industria musicale si verificò il 13 novembre 1971. Quella sera, sempre a Canzonissima , presentò il suo nuovo brano, Tuca Tuca. Ha infastidire alcuni dirigenti RAI non era la canzone in sé, ma la sua coreografia. Raffaella si è limitato a toccare, in modo molto innocente e infantile, il ballerino Enzo Paolo Turchi. Tuttavia, i più conservatori dell’epoca interpretarono quei movimenti tutto sommato casti come qualcosa di volgare ed estremamente erotico.

Senza andare oltre, il Vaticano, dopo aver definito il Tuca Tuca “troppo provocatorio”, ha lanciato una campagna stampa contro la Carrà e quel ballo “indecente”. L’Osservatore Romano -. organo del Vaticano – ha duramente censurato il Tuca Tuca. Per le gerarchie ecclsiastiche è stato molto audace e trasgressivo perché la ballerina ha toccato varie parti del corpo dell’uomo di fronte a lei.

La canzone vola nelle classifiche

Il 45 giri Tuca Tuca è volato direttamente al numero quattro delle classifiche dei dischi più venduti. Quando veniva letta la hit parade dei primi cinque più venduti, il brano non veniva citato.

«I movimenti di danza sublimano il rapporto tra uomo e donna. Ballare è qualcosa di erotico in sé, ma non bisogna cadere nella volgarità, questo è molto importante. Quello che mi è piaciuto è che ho fatto il Tuca Tuca toccando fianchi, ginocchia, schiena, viso… E i bambini lo ripetevano, si sono divertiti perché era qualcosa di molto naturale. Questo è il segreto», ha spiegato a riguardo anche in Efe Eme.

Sdoganata da Alberto Sordi

Nonostante avesse contro Papa Paolo VI e parte dei boss della RAI, Raffaella non è crollata. Piuttosto il contrario. Poche settimane dopo, Alberto Sordi è venuto come ospite al programma. E, con sorpresa dei presenti, il popolare attore non ha esitato a chiedere alla Carrà di voleva ballare con lei il Tuca Tuca . Il momento, che ancora oggi si vede su YouTube, è stato una pietra miliare della televisione italiana e ha subito seppellito le polemiche.

Da allora, niente e nessuno è riuscito a sconfiggerla.

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