Raid armato a Monteforte: io torturato con scariche elettriche

Raid armato a Monteforte: io torturato con scariche elettriche


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Raid armato a Monteforte Irpino per imporre la loro supremazia nella zona. Lo hanno raccontato le vittime che hanno fatto scattare l’indagine.

“Ero nel bar a giocare a biliardino. Ho sentito delle urla che provenivano dall’esterno. Ho riconosciuto la voce del mio amico e sono uscito a vedere. Due persone lo mantenevano, il terzo lo colpiva con una pistola elettrica”. Ha confermato uno dei testimoni nell’inchiesta che ha portato all’arresto di sette persone di Monteforte Irpino, accusate a vario titolo di tentata estorsione, sequestro di persona e porto abusivo di armi.

Il raid armato a Monteforte Irpino nelle dichiarazioni delle vittime

Le vittime delle intimidazioni sono dei pakistani proprietari di un locale a Monteforte Irpino.

Un aspetto rilevante dell’indagine è quanto accaduto la sera del 17 settembre dello scorso anno. Quando le vittime hanno raccontato di essere state aggredite da un gruppo di uomini armati con spranghe, una pistola e dei teaser (pistole elettriche).

“Quando sono uscito – ha raccontato il testimone – ho tentato di aiutare il mio amico. Ma mi si è scagliato contro un uomo armato con un bastone di ferro di colore nero. E c’era un ragazzo con un coltellino e uno con una pistola”.

Gli aggressori si sono allontanati a bordo di un’auto bianca e di una vettura scura.

Anche l’uomo che ha fatto scattare l’indagine ha raccontato della sera dell’aggressione.

“Ho visto arrivare una Punto grigia. E una Bmw. Un uomo mi ha urlato contro “E’ lui, prendetelo”. Quindi mi ha colpito con il calcio di una pistola in testa. Sono stato raggiunto anche da un pugno e diverse scariche elettriche”.

Il punto sulle indagini sul pizzo a Monteforte

Alcune delle armi sono state rinvenute dai carabinieri della stazione di Monteforte Irpino. L’ indagine, coordinata dalla compagnia di Baiano, si è avvalsa di diverse intercettazioni telefoniche.

Il resto lo hanno fatto le testimonianze delle vittime che hanno permesso di identificare i sette uomini finiti ai domiciliari:  G.A., 26 Anni, il cognato P.B., 44 anni, due gemelli (A.D.S. E I.D.S. Di 34 anni) F.B., 43 anni,F.C., 25 anni ed S.V., 35 anni.

Il comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Cagnazzo: “Incastrati da whatsapp”

Il comando provinciale dei carabinieri di Avellino si è congratulato con chi ha avuto il coraggio di denunciare. Nonostante il raid armato a Monteforte Irpino e le intimidazioni dei giorni precedenti. Una delle vittime ha raccontato di essere stato sequestrato in auto, dove un aggressore gli avrebbe puntato contro una pistola.

Nei prossimi giorni gli indagati saranno interrogati. A rappresentargli gli avvocati Loredana De Risi, Gerardo Santamaria, Costantino Sabatino, Alberico Villani e Michele Scibelli.

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