“Rapito, pestato con 10 pugni e filmato”: Irpinia, racconto shock

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“Mi ha dato dieci pugni in faccia, il suo amico ha ripreso tutto col cellulare. Eravamo diretti al castello di Monteforte Irpino (Av). Mi ha ordinato di lavarmi la faccia alla fontana. Non voleva che mio cognato mi vedesse così”. La sintesi delle denunce presentate da Giampiero Aufiero, accusato del sequestro di persona e tentata estorsione a Mohammed Waqas, il pakistano che ha fatto scattare l’indagine che ha portato all’arresto di sette persone.

Aufiero – in due querele ravvicinate – offre una ricostruzione differente. E’ lui a essere stato sequestrato e picchiato. A corroborare le sue parole un certificato medico rilasciato dall’ospedale Moscati di Avellino: quindici giorni di prognosi.

Il racconto shock del presunto sequestratore

ll 27enne racconta di essere stato portato in auto da Wakas e da un suo amico pakistano. La vettura era diretta verso il castello di Monteforte Irpino in località San Martino.

Wakas e il suo amico, durante il viaggio, lo avrebbero colpito diverse volte al volto. Aufiero aggiunge un particolare che – se fosse provato – sarebbe determinante nell’inchiesta: l’amico di Wakas avrebbe ripreso il pestaggio col cellulare.

Wakas – in conferenza stampa – ha ripetuto più volte: “Quello che dico io lo posso provare, loro no”.

Versioni sulle quali stanno indagando gli inquirenti avellinesi coordinati dal procuratore aggiunto, Vincenzo D’Onofrio.

Aufiero ha aggiunto che l’auto dei pakistani si sarebbe fermata nei pressi di una fontana. Lì Wakas gli avrebbe chiesto di lavarsi il volto.

Sequestrato e pestato: mi ha detto di non raccontare nulla

Temeva – questo sostiene il 27enne nella denuncia – una reazione del cognato di Aufiero. La motivazione che il ragazzo che dà di quel viaggio in auto è legata a presunti chiarimenti rispetto a degli affari di Wakas, che a suo dire era interessato a entrare nel mercato delle auto.

Aufiero aggiunge che Wakas gli avrebbe chiesto di non raccontare nulla di quella sera, promettendogli “cinquanta pakistani e due bombe”. Una versione che cozza con quella del pakistano. Nella sua denuncia aveva parlato di armi e droga che l’indagato gli avrebbe assicurato oltre alla protezione in cambio del “pizzo”.

Tentata estorsione e sequestro: c’è però un altro stralcio d’indagine

A una vicenda già ingarbugliata si aggiunge una richiesta d’archiviazione che la Procura ha presentato per un procedimento annesso a quello sulla tentata estorsione.

L’indagine si riferisce al “raid punitivo” citato dai pakistani dopo il presunto sequestro. Per i sette indagati sarebbero stati proprio Wakas e i suoi amici a uscire dal locali armati.

Per quella sera – oltre a Wakas – erano stati indagate cinque persone (tre pakistani, un nigeriano e un rumeno). Di quella notte circolano anche delle foto che saranno consegnate in sede di Riesame. Dove potrebbero non mancare i colpi di scena. Con le difesa degli indagati, rappresentata dagli avvocati Loredana De Risi, Michele Scibelli, Gaetano Aufiero, Alberico Villani, Quirino Iorio, Gerardo Santamaria e Costantino Sabatino, che promette battaglia. L’avvocato Aufiero ha già presentato un esposto in Procura contro la decisione di Wakas di tenere una conferenza stampa, nonostante le indagini ancora in corso.

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