Rapper ferito: “Ecco perché Ciuci non voleva uccidere Petrone”



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Gerardo Ciuci non ha sparato per uccidere il rapper Federico Petrone, ferito a un braccio lo scorso gennaio a Contrada da un colpo di pistola. E’ questo quanto emerge dalle quindici pagine di motivazioni con cui il gup presso il tribunale di Avellino, Paolo Cassano, al termine del rito abbreviato che si è celebrato lo scorso 2 aprile, ha stabilito 3 anni e 8 mesi per Gerardo Ciuci, 19 anni, un anno e dieci mesi per Alessandro Maglio, 19 anni, e otto mesi per Gerardo Spagnuolo, 22 anni, accusato di favoreggiamento. Altri sei imputati (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Enrico Matarazzo, Michele Scibelli, Lorenzo Addivinola, Rolando Iorio, Marina Pierro e Nello Pizza) sono stati spediti a processo che inizierà il prossimo 8 maggio.

Ecco perché è caduta l’accusa di tentato omicidio

Per Ciuci è stato derubricato il reato di tentato omicidio in lesioni aggravate. Nella sentenza viene spiegato perché dopo aver ripercorso i fatti. Quella notte di gennaio Petrone era andato a Contrada con il fratello e tre amici per dei chiarimenti con Ciuci, dopo che il rapper aveva troncato la relazione con la sorella dell’imputato.

Di fronte a un bar di Contrada – secondo il racconto dei testimoni – Petrone era stato accerchiato e spinto contro una recinzione da Ciuci e alcuni amici. Poi il 19enne avrebbe estratto un’arma: una pistola Glock calibro 40 SeW, legalmente detenuta con altre armi dal padre di Ciuci.

Le versioni contrastanti

Il rapper ha raccontato come il 19enne gli abbia puntato l’arma alla nuca, prima di udire un click. Ma il giudice spiega che non esistono dati per sostenere la volontà omicida di Ciuci. Chiarisce infatti che Petrone e il fratello sono gli unici ad aver fatto riferimento a quel particolare suono prodotto dalla pistola. Le versioni dei testimoni sono discordanti. Petrone parla di una pistola “puntata alla nuca”, il fratello riferisce di un’arma “contro le tempie”. Un terzo ragazzo fa addirittura riferimento a due esplosioni in rapida successione. Discordanze sulle quali avevano puntato la loro attenzione anche gli avvocati di Ciuci, Ettore Freda e Edoardo Fiore che sono riusciti a ottenere la derubricazione del reato di tentato omicidio in lesioni aggravate e una pena più mite.

Il gup per spiegare quel “click” cita la perizia dell’ingegnere incaricato dalla Procura, Alessandro Lima, che lo collega a uno “scarrellamento” dell’arma, tesi che si contrappone all’ipotesi dell’accusa secondo cui “il click sarebbe stato prodotto dallo scatto del grilletto e dalla successiva percussione sul proiettile”. In proposito si fa riferimento all’ “assenza di qualsiasi traccia riconducibile alla pressione del cane del grilletto”.

Il giudice si sofferma, quindi, sul proiettile che ha ferito Petrone e scrive come appaia plausibile che “Ciuci abbia mirato al braccio raggiungendo l’obiettivo prefissato” poiché il colpo è stato esploso 10 15 cm dal bersaglio come provato anche dagli esami condotti dal medico legale, Elena Picciocchi. “Una distanza – continua il magistrato – che lascia pochi spazi per ritenere che vi sia stato un errore nell’esecuzione”. Insomma Ciuci voleva ferire ma non uccidere Petrone.

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