Rateizzare il Tfr non è legittimo

Rateizzare il Tfr non è legittimo: lo ha stabilito il Tar del Lazio che ha rinviato la questione alla Corte Costituzionale. Erogare il trattamento di fine rapporto o di fine servizio è una palese violazione dei diritti del lavoratore e della stessa Costituzione. Vediamo di cosa si tratta.

5' di lettura

Rateizzare il Tfr non è legittimo: lo ha stabilito il Tar del Lazio, è stata violata la giusta retribuzione. Ora sulla questione dovrà di nuovo pronunciarsi la Corte Costituzionale. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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L’ordinanza è la numero 06223 del 17 maggio 2022. Riguarda la dilazione e rateizzazione del trattamento di fine rapporto e di fine servizio (come si chiama per i dipendenti pubblici).

Rateizzare il Tfr non è legittimo: Costituzione violata

Il tribunale amministrativo del Lazio, che ha rimesso la parola ai giudici della Corte Costituzionale, ha riscontrato la rilevanza della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 2 del decreto legge numero 79 del 28 marzo e dell’articolo 12 comma 7 del decreto legge numero 31 del 31 maggio 2010. I due articoli sarebbero in aperto contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, quello che riguarda la giusta retribuzione.

Vediamo cosa dice l’articolo 3 (comma 2) della legge numero 79 del 28 marzo:

«Alla liquidazione dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, per i dipendenti di cui al comma 1, loro superstiti o aventi causa, che ne hanno titolo, l’ente erogatore provvede decorsi sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Alla corresponsione agli aventi diritto l’ente provvede entro i successivi tre mesi, decorsi i quali sono dovuti gli interessi».

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Rateizzare il Tfr non è legittimo: la legge del 2014

Dal primo gennaio del 2014 il Tfr e il Tfs vengono corrisposti in più importi, a seconda dell’ammontare complessivo della prestazione al lordo delle trattenute fiscali.

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La misura è stata adottata in particolare per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di contenere la spesa pubblica. (Congedo straordinario 104: come funziona con tfr e ferie)

La norma prevede che il pagamento della seconda e della terza rata del Tfr o Tfs venga versata all’ex dipendente, rispettivamente dopo 12 e 24 mesi dalla prima rata, che viene a sua volta erogata a 12 o 24 mesi dalla fine dell’attività lavorativa.

In pratica per ricevere il trattamento di fine rapporto o di fine servizio possono anche essere necessari 4 anni.

Rateizzare il Tfr non è legittimo: la sentenza

Per il Tar del Lazio «la disciplina che ha progressivamente dilatato i tempi di erogazione delle prestazioni dovute alla cessazione del rapporto di lavoro ha smarrito un orizzonte temporale definito e la iniziale connessione con il consolidamento dei conti pubblici che l’aveva giustificata».

«Con particolare riferimento ai casi in cui sono raggiunti i limiti di età e di servizio – hanno aggiunto i giudici –, la duplice funzione retributiva e previdenziale delle indennità di fine rapporto, conquistate attraverso la prestazione dell’attività lavorativa e come frutto di essa rischia di essere compromessa, in contrasto con i princìpi costituzionali che, nel garantire la giusta retribuzione, anche differita, tutelano la dignità della persona umana».

Rateizzare il Tfr non è legittimo: le critiche del Tar

E dunque, la prassi del Tfr o Tfs rateizzato, per usare le parole dei giudici del Tar, «ha progressivamente dilatato i tempi di erogazione» del trattamento di fine rapporto, «ha smarrito un orizzonte temporale definito», ha perso «la connessione con il consolidamento dei conti pubblici che l’aveva giustificata».

Tutto questo rischia di compromettere un diritto acquisito, contrasta con i principi costituzionali della giusta retribuzione. (Pensioni più ricche con il Tfr e flessibilità in uscita)

Uno sparo ad alzo zero sulla consuetudine sempre più diffusa di rateizzare per anni l’erogazione del trattamento di fine rapporto.

Rateizzare il Tfr non è legittimo: danneggiato il lavoratore

Oltretutto i giudici ricordano che il Tfr o Tfs è stato introdotto per consentire al lavoratore che cessa la sua attività di superare le difficoltà economiche che possono presentarsi quando viene meno la retribuzione mensile.

Per i giudici del Tar, il trattamento di fine rapporto non solo deve essere solo adeguato e sufficiente rispetto all’entità della retribuzione, ma deve essere garantito anche in modo tempestivo.

Per i magistrati è di tutta evidenza che la retribuzione versata con grande ritardo ha per il lavoratore una utilità nettamente inferiore rispetto a quella che viene corrisposta subito (o in tempi ragionevoli) in un’unica soluzione.

Rateizzare il Tfr non è legittimo: non è misura strutturale

Ma c’è di più. Il Tar ricorda anche che molti lavoratori, del pubblico e del privato, contano sul trattamento di fine rapporto per recuperare una somma già spesa o che sta per essere erogata. I soldi in pratica sono spesso utilizzati per fronteggiare degli impegni finanziari. (Tfr per colf e badanti, come si calcola)

E infine i giudici del Tar hanno anche ricordato che l’erogazione così diluita nel tempo del trattamento di fine rapporto deve intendersi una tantum, quando lo Stato è costretto a fronteggiare una crisi contingente. In questo caso quella misura dettata da una emergenza economica è diventata strutturale, non ha infatti una durata prestabilita.

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