Razzismo al Nord nei confronti dei meridionali. Lo Stato intervenga

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Riceviamo e pubblichiamo

di Biagio Maimone

L’ episodio doloroso ed esecrabile della donna picchiata a Forlì, tartassata, anche moralmente, con i termini “terrona “, “puzzolente” e  “mafiosa”, che segue, soltanto dopo pochi giorni, l’episodio verificatosi a Malvaglio, in provincia di Milano, nei confronti di una ragazza foggiana, a cui una signora ha negato l’affitto della propria casa perché meridionale,  è un evidente segnale che nel nostro Paese sta per prendere piede il razzismo, l’odio e la discriminazione nei confronti dei meridionali, nonché nei confronti degli extracomunitari.

Sarebbe riduttivo definire questi episodi come innocuo frutto del campanilismo: si tratta, a nostro avviso, di odio razzista espresso da alcuni settentrionali nei confronti dei meridionali, come accadeva negli anni sessanta. Una forma di odio che sembrava essere superata, forse per l’avvento del fenomeno dell’immigrazione legata al processo di globalizzazione.  

C’è da chiedersi perché si è ritornati indietro. Riteniamo che alcune persone,  facilmente influenzabili, siano state plagiate dai titoli degli articoli di alcune testate giornaliste, che in questo caso sarebbero responsabili per aver fomentato la discriminazione razziale nei confronti dei cosiddetti “terroni”. Il termine “terrone” è spregiativo, non si tratta assolutamente di un aggettivo simpatico e scherzoso che rimanda alla terra.

La responsabilità civile e penale di chi utilizza tali termini è, senza alcun dubbio, di rilevante portata, in quanto si incita all’odio sociale. Non può essere definito giornalismo, ma propaganda razzista, scrivere pagine di disprezzo nei confronti di singole persone, di gruppi e di nazioni. Non può passare inosservato chi strumentalizza la propria attività giornalistica ponendola al servizio di chi diffonde odio e violenza. È ora di dare un taglio netto a questo modo di procedere nel campo della comunicazione ed è ora che le Istituzioni preposte, anche mediante l’intervento del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, pongano fine a qualsiasi forma di razzismo, mediante l’applicazione inderogabile della legge. È immorale e deve essere punito chi fa del giornalismo un’arma di propaganda della violenza razzista.

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