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Home / Bonus e Incentivi » Reddito di cittadinanza / Rdc abolito, i partiti ci ripensano? “Alziamolo a 1000 euro”

Rdc abolito, i partiti ci ripensano? “Alziamolo a 1000 euro”

Il reddito di cittadinanza al centro dell’agenda politica. De Magistris propone di innalzarlo a mille euro. Ma c’è un dietrofront generale sulla cancellazione. Vediamo la posizione dei partiti su un rdc abolito

di Valerio Pisaniello

Settembre 2022

Rdc sì. Rdc no. Ma alla fine tutti i partiti, chi più o chi meno, vogliono salvare il reddito di cittadinanza: altro che abolizione. Se ne dicono di tutti i colori sulla vicenda, ma tutto sommato cancellare radicalmente una misura di sostegno alla povertà mai vista prima in Italia (a differenza di tutti gli altri paesi europei), desta qualche ripensamento. Vediamo chi opta per un rdc abolito. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Prima di procedere con la lettura di questo approfondimento, leggi quali sono le date di pagamento previste per il reddito di cittadinanza e per l’assegno unico su Rdc a settembre 2022.

INDICE

Rdc abolito: la posizione dei partiti

Forza Italia

Sul reddito di cittadinanza il leader di Fi, Silvio Berlusconi, è chiaro: «Non ho mai parlato di abolizione del reddito di cittadinanza – ha spiegato l’ex premier ieri in un’intervista al Mattino – il reddito va riformulato, per assistere seriamente chi ha bisogno. Ai giovani invece bisogna dare opportunità di lavoro». Nel programma del centrodestra si propone – è scritto nell’accordo quadro – la «sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro».

FdI e Lega

Per Meloni «è una misura culturalmente sbagliata che discrimina i più deboli», più volte ha dichiarato che lascerebbe il sostegno solo agli over 60, ai disabili e alle famiglie senza reddito con minori a carico. Più soft Salvini che vorrebbe invece eliminare il sussidio al primo rifiuto di una proposta di lavoro pur essendo stato vicepremier nell’alleanza giallo-verde quando il reddito fu varato. Anche se in una logica di compromesso che metteva sul tavolo l’abolizione della riforma Fornero. Eppure, i candidati in Campania, se ne guardano bene di andare contro al reddito di cittadinanza prendendo di petto la questione nella regione d’Italia che più usufruisce del sussidio.

Iv e Azione

È un tema spinoso quello del reddito di cittadinanza, vera e propria bandiera del Movimento 5 Stelle, che probabilmente anche grazie a questa proposta fece praticamente en plein nei collegi uninominali della Campania, sfiorando il 50 per cento dei consensi.

Lo scorso luglio Matteo Renzi ha persino depositato in Cassazione una sua proposta referendaria per chiedere ai cittadini di esprimersi sull’abolizione del sussidio. «Il reddito di cittadinanza è una misura che non funziona. Lo dimostrano i numeri, inoppugnabili. Lo dimostra il fallimento dei navigator. Lo dimostrano l’aumento della povertà. Lo dimostrano le cronache giudiziarie dove sono sempre più numerosi i casi di criminali che ricevevano il reddito. Chiedere di cambiare è non solo politicamente legittimo ma per me anche moralmente doveroso».

Nel programma di Azione-Italia viva si apre invece alle agenzie private per trovare lavoro ai percettori del reddito. «Il sussidio – viene spiegato – deve essere rimosso per i percettori che non partecipano ai colloqui». A Napoli, aprendo la sua campagna elettorale, il ministro Carfagna ha spiegato che «ai ragazzi si deve garantire la crescita, come stava facendo il governo Draghi. So che i giovani meridionali non vogliono il reddito di cittadinanza, ma collegamenti, formazione, contesti favorevoli a restare.

Iv e Azione propongono zero tasse sotto i 25 anni e un taglio del 50% sotto i 30».

Pd, Sinistra e Verdi

Mutato anche l’atteggiamento del centrosinistra sul sussidio. Ora per i democrat si tratta quasi di una misura intoccabile, anche se propongono diverse modifiche, soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro.

Ben più decisa, invece, la posizione di Sinistra italiana ed Europa verde che si propone di «difendere e rafforzare il reddito di cittadinanza con l’obiettivo strategico di arrivare a un vero reddito universale di base».

M5S

La notizia è che pure lo stesso Movimento 5 Stelle – da sempre in prima linea per l’intoccabilità della misura -, propone di cambiare le regole del reddito chiedendo «misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive e un monitoraggio delle misure antifrode».

La proposta di De Magistris

Luigi De Magistris, (Unione Popolare), va oltre. L’ex magistrato in una nota ufficiale del partito propone: «Unione Popolare vuole proteggere e rafforzare il reddito di cittadinanza portandolo da 780 a 1000 euro al mese. Perché   nessuna persona deve vivere in povertà».

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Rdc abolito: è possibile?

Abolire il sussidio da subito non è un’opzione realistica. Come già avanzato più volte dalle nostre colonne, l’Italia è stata uno degli ultimi a dotarsi di una misura (tendenzialmente) universale di contrasto alla povertà.

Partiamo dal presupposto che un sussidio anti-povertà è presente in tutti i Paesi europei. Aprire una crisi sociale nel Paese cancellandolo non è nell’interesse di nessuna formazione politica in quanto si tratterebbe di una scelta impopolare e che, vista la platea raggiunta, potrebbe incidere sul voto. Le strade per abolirlo sarebbero alquanto lunghe.

O si procede con una legge in sostituzione e per questo bisognerà aspettare il nuovo governo; o con un referendum abrogativo, a ridosso delle elezioni; o si dovrebbe pronunciare la Corte costituzionale dichiarando la misura illegittima. Cosa che sarebbe già accaduta da tempo se ce ne fossero stati gli estremi. Fermo restando che in Italia, storicamente, non è mai accaduto che un diritto acquisito venisse nuovamente cancellato.

Rdc abolito: l’opinione

Il secoloditalia.it in un editoriale si scaglia contro la misura esaminando alcune conseguenze – che tutto sommato in parte sono veritiere -, mostrando le deviazioni che l’rdc ha generato.

Considerando «l’abolizione della povertà e reddito un ossimoro», la testata di Italo Bocchino, tira in ballo la vicenda degli stagionali e la mancata risoluzione del problema della povertà. Ma del resto l’rdc non è mica la mano di nostro Signore capace di moltiplicare il pane e i pesci, capace di far camminare Lazzaro di Betania o dare la vista ai non vedenti. Vuole semplicemente tamponare un problema, purtroppo sempre più acuto e maggioritario, di povertà e di dignità nel nostro Paese.

D’altro canto neanche la lotta all’evasione ha risolto il problema delle tasse in Italia. Anzi. Come neanche gli scudi fiscali hanno incentivato la circolazione di capitali nel Paese. E ce ne sarebbero ancora da citare e magari lo faremo in altre sedi.

«Che non sia stata abolita la povertà credo sia chiaro a tutti, che non abbia centrato un solo obiettivo che si era prefissato anche, che abbia foraggiato il sommerso pure, che sia stato il responsabile del disastroso ammanco nel settore turismo lasciando scoperti più di 250 mila imprenditori del settore per mancanza di forza lavoro è acclarato, che non passa giorno in cui le cronache non ci restituiscano notizie di truffe sventate dalla guardia di finanza è oggettivo».

Ora, è chiaro che un percettore di rdc percepisce in media 780 euro mensili (soglia di povertà stimata a livello europeo). Perché non provare allora a fare proposte lavorative che vanno al di sopra di tale somma? Chiaramente la filosofia del “quattrocento o cinquecento” euro di stipendio (senza alcuna tutela), che per anni ha spopolato in Italia (soprattutto al sud) creando una normalità anomala a vantaggio di forti speculazioni imprenditoriali, con l’rdc è ventua meno.

Il problema quindi non sussiste in una misura di sostegno al reddito, ma in una politica imprenditoriale totalmente da rivedere. In altri Paesi d’Europa ciò non è lontanamente contemplato, come negli stessi Paesi da sempre è prevista una misura analoga al reddito di cittadinanza. E senza alcuna polemica tra i partiti e i cittadini al riguardo. È la normalità di ogni Paese che voglia dirsi civile e democratico.

«Allora perché questo annuncio di intoccabilità al reddito con la promessa di implementarla? Semplicemente perché il bacino di elettori-percettori è troppo allettante per non cedere alla tentazione di coccolarlo e premiarlo».

Chiaramente toccare l’rdc significa andare a minare il consenso di una fascia di elettorato, purtroppo, ampia. «E non ha importanza per De Magistris se oggi la vera esigenza degli italiani è il lavoro, se tutti gli sforzi politici dovrebbero convergere in questa direzione, se gli investimenti dovrebbero rivolgersi a supporto delle imprese».

Quasi a dire che il lavoro diventa un ossimoro con l’inclusione sociale. Affermazione fuorviante e qualunquista. La stessa che, in un tempo non molto lontano, Matteo Renzi esternò da segretario del Pd nella fase di introduzione del Jobs act. «Preferiamo il lavoro al reddito di cittadinanza».

Dimenticando che una misura di sostegno al reddito vuole essere complementare al lavoro, di accompagnamento nel mondo del lavoro a chi, per svariate vicissitudini, non ce la fa. E che ciò attualmente non abbia funzionato, o che abbia funzionato in una minuscola parte, siamo anche d’accordo. Come siamo d’accordo sui truffatori e sugli speculatori della misura.

Ma come siamo anche d’accordo dell’esistenza di tali categorie di persone anche su tante altre misure. Tasse, lavoro, ecc. Quindi? È sufficiente a cancellare uno strumento di contrasto alla povertà che, ricordiamolo, in pandemia ha evitato una collasso sociale se non una guerra civile. E anche uno strumento che, volente o nolente, ha restituito un po’ di libertà, autonomia e indipendenza a chi, magari, prima non ne aveva. Diciamo che fa bene alla democrazia. E in campagna elettorale non è poco.

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