Rdc, niente multa a chi rifiuta il lavoro. Ecco perché

Rdc, niente multa a chi rifiuta il lavoro perché i sistemi di controllo non esistono:le Regioni non comunicano l'Agenzia per il Lavoro. Ma non solo: le offerte non sono quasi mai tracciate dall'Anpal. Risultato: il decalage mensile di 5 euro al mese per chi rifiuta il lavoro non è stato mai applicato. E la responsabilità non è certo di chi riceve il sussidio.

5' di lettura

Rdc, niente multa a chi rifiuta il lavoro: la stretta sul Reddito di Cittadinanza prevista dalla Legge di Bilancio 2022 non è stata mai applicata. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Rdc, nessun taglio per due ragioni

Lo ha comunicato l’Inps: non c’è stato nessun taglio simbolico al Reddito di 5 euro. Niente di niente, zero. Il motivo? Le ragioni in realtà sono due:

  • le offerte di lavoro non vengono quasi mai tracciate dall’Anpal, e quindi è impossibile individuare eventuali rifiuti;
  • e le Regioni hanno ritardi enormi nel comunicare all’Agenzia nazionale per le politiche del lavoro i percettori del Reddito di Cittadinanza che dicono no a offerte di lavoro.

Per questo due motivi, dunque, la decurtazione di 5 euro per ogni mese a partire da quello successivo al rifiuto di accettare una occupazione è rimasta nel cassetto. Avrebbe dovuto essere un incentivo ai beneficiari per trovare lavoro. La misura è attiva da gennaio: più di sei mesi, nessuna segnalazione. (qui puoi leggere i controlli che sono attivati sui percettori del Reddito).

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Rdc, chi poteva dire di no

Il taglio mensile costante di 5 euro non riguardava tutti i beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Ma solo i nuclei familiari composti da persone che sono stati ritenute “attivabili” al lavoro. Sono escluse invece queste famiglie:

  • quelle che hanno tra i componenti bambini con meno di 3 anni;
  • quelle che hanno tra i componenti delle persone con disabilità grave o persone che non sono autosufficienti.

Ma quante sono le famiglie che rispetto a questi limiti possono dunque essere escluse dalla sanzione per chi rifiuta il lavoro?

Ecco i dati:

  • le famiglie con bambini che hanno meno di 3 anni sono 392mila;
  • le famiglie che sono composte anche da persone con disabilità grave sono 207mila.

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Rdc, attivabili al lavoro

Sembrano molte, in realtà non è così: rappresentano solo il 20% dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza.

Carta Reddito di Cittadinanza: durate, regole e numero verde

I cosiddetti “attivabili”, sono infatti inclusi in 843mila nuclei familiari.

Solo per 384mila persone è iniziato un percorso di accompagnamento al lavoro. Mentre su un milione di occupabili, solo 212mila hanno un lavoro. Uno su cinque.

Rdc, le modifiche del governo

Del resto è proprio sulla base di questi numeri che il Governo ha deciso di introdurre una serie di modifiche al Reddito di Cittadinanza.

Non solo il decalage da 5 euro al mese per chi rifiuta una occupazione.

Ma anche l’obbligo di frequentare i centri per l’impiego e la revoca della prestazione di sostegno dopo che sono stati rifiutati due lavori (prima erano 3).

Beh, queste erano le intenzioni del governo. In realtà molto è rimasto sulla carta e quelle percentuali non si sono spostate di una virgola. Anzi, se qualcuno immaginava che i due provvedimenti avessero come conseguenza una riduzione dei costi del sussidio, si sbagliava:

oggi il sussidio è in media di 385 euro al mese;

nel 2021 la media era di 577 euro.

Un incremento (per saperne di più sugli importi del 2022 leggi qui).

Rdc, niente controllo: chi è responsabile

Ma come sarebbe stato possibile aspettarsi il contrario se le offerte non sono tracciate e le Regioni non dialogano con l’Agenzia nazionale per le politiche del Lavoro?

La responsabilità di questa inefficienza non può certo essere riversata su chi riceve il Reddito di Cittadinanza: se le verifiche non funzionano dipendono da una sistema organizzativo che è molto più che inefficiente. Non esiste.

Del resto: c’è stato un fiorire di notizie su beneficiari del Reddito di Cittadinanza che erano affiliati alla malavita organizzata. Tutti a chiedersi come era possibile. La risposta era semplice: non c’erano controlli.

È stato attivato solo il mese scorso il protocollo tra Inps e ministero della Giustizia per aumentare i controlli su chi richiede il Reddito di Cittadinanza. Così da rendere semplice la verifica incrociata tra chi riceve il sussidio e il casellario giudiziario per accertare l’eventuale presenza di condanne passate in giudicato da meno di dieci anni per reati che risultano incompatibili con gli aiuti.

Mica era così complicato pensarci prima ed evitare che clamorosi errori dessero la stura alle solite critiche per una misura assistenziale che si è rivelata fondamentale per tante famiglie in difficoltà economica.

Rdc, tutti i numeri

Questi i numeri più recenti riferiti al Reddito di Cittadinanza:

  • i nuclei familiari che ricevono l’Rdc sono 1,09 milioni;
  • la pensione di cittadinanza è erogata a 100mila persone;
  • in tutto la misura assistenziale copre 2,65 milioni di persone.

L’importo varia:

  • un minimo di 458 euro per i single;
  • un massimo di 741 euro per le famiglie con cinque elementi;
  • gli italiani che sono aiutati dal Reddito di Cittadinanza sono in tutto 2,31 milioni di persone;
  • 238mila sono cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno Ue;
  • 90mila sono cittadini europei.

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