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Home / Bonus e Incentivi » Contributi per famiglie » Reddito di cittadinanza / L’Rdc fa bene alla salute? Ecco cosa dicono i ricercatori

L’Rdc fa bene alla salute? Ecco cosa dicono i ricercatori

Miglioramenti fisici e mentali. Di seguito alcuni dati dell’indagine INAPP su importi di Rdc e Mia per famiglie con figli minori.

di Valerio Pisaniello

Marzo 2023

Il contributo giunge dopo la relazione del Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, nonché a poca distanza dalla Legge di bilancio 2022 che introduce modifiche alla misura. L’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) mostra un’analisi sugli importi di Rdc e Mia per famiglie con figli minori. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Dati Inapp sul Reddito di cittadinanza: come ne beneficia la salute

Ecco alcuni dati sui quali torneremo in dettaglio nel corso di questo articolo:

Gli effetti dell’Rdc evidenziati dai ricercatori, supererebbero lo scopo della misura welfare, ossia quello di integrare il reddito familiare di chi vive sotto la soglia di povertà, modificando:

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: i presupposti dell’indagine INAPP

Dalle analisi si rileva, infatti, una domanda potenziale di Rdc di 3 milioni di famiglie che, rispetto alle caratteristiche socioeconomiche risultano vicine all’1,8 milioni di famiglie già beneficiarie.

Per oltre il 77% delle famiglie beneficiarie, il Rdc è una risorsa indispensabile, ma diffuso è anche l’impatto positivo in termini di benessere fisico e psicologico. Emergono, inoltre, chiaramente le difficoltà oggettive di un mercato del lavoro popolato sempre più da lavoratori poveri, su cui si è inevitabilmente innestato il Rdc, svolgendo in parte la funzione di un ammortizzatore sociale universale.

Il contributo condotto dall’INAPP ha, quindi, la finalità di alimentare il patrimonio informativo e di offrire spunti di riflessione a partire da solide evidenze empiriche. A questo riguardo, giunge dopo la relazione del Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, nonché a poca distanza dalla Legge di bilancio 2022 che introduce diverse modifiche in materia di Rdc.

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Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: cos’è l’INAPP?

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza. L’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) è un ente pubblico di ricerca che si occupa di analisi, monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro, delle politiche dell’istruzione e della formazione, delle politiche sociali e, in generale, di tutte le politiche economiche che hanno effetti sul mercato del lavoro.

Importi di Rdc e Mia per famiglie con figli minori: nella foto una folla

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: l’interpretazione

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza. Le analisi presentate nel Policy Brief, costituiscono un primo approfondimento dei dati provenienti da un modulo specifico contenuto nel questionario dell’indagine Inapp-Plus1. Il modulo mira a comprendere meglio come le famiglie e gli individui abbiano richiesto e utilizzato il Rdc e a identificare la platea dei percettori e dei percettori potenziali.

Sono coloro che si dichiarano interessati a fare domanda o hanno già fatto domanda ma non è stata accolta; quindi, rappresentano un collettivo vicino a quello degli effettivi percettori del Rdc, quantomeno nella percezione del proprio rischio di povertà.

Tra i percettori del Rdc sono presenti anche i percettori della Pensione di cittadinanza che nelle elaborazioni che seguono sono rappresentati nella componente lavorativa ‘inattivi’.

In virtù della natura ibrida del Rdc ‒ destinato ai nuclei familiari, ma richiesto da un beneficiario specifico ‒ è necessario distinguere tra quesiti che afferiscono alla dimensione familiare (invarianti rispetto al rispondente) e individuale (dipendenti dall’intervistato). Il RdC è una misura familiare in cui l’attivazione della richiesta del reddito impegna e coinvolge tutti i componenti del nucleo familiare.

L’indagine Inapp-Plus è rivolta agli individui e, pertanto, le stime sulle famiglie sono ottenute per via indiretta: ogni intervistato rappresenta una famiglia che viene identificata a partire dalle dichiarazioni dell’intervistato.

L’indagine Inapp-Plus stima i nuclei percettori di Rdc in 1,8 milioni, distinguendo tra famiglie entrate nella misura prima e durante la pandemia. Al netto di queste differenze nella metodica di raccolta delle informazioni, l’ordine di grandezze della stima è in linea con la quantificazione Inps relativa ai nuclei di percettori ‘di almeno un assegno di reddito/pensione di cittadinanza’ tra gennaio e ottobre 2021, pari a 1,7 milioni di nuclei familiari, dato che tiene in considerazione anche i decaduti dal beneficio (corrispondenti a 244 mila nuclei nei primi 9 mesi del 2021, 259 mila nel 2020 e 80 mila nel 2019).

Il valore aggiunto di questo contributo è rappresentato da una dettagliata lettura della composizione socioeconomica dei nuclei e degli individui percettori di Rdc e dei percettori potenziali.

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: la platea dei percettori 

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza. È bene sottolineare come il Reddito di cittadinanza, disegnato per tempi ordinari, abbia di fatto dispiegato i suoi effetti in tempi straordinari, questo emerge se distinguiamo i percettori entrati nel Rdc prima del Covid da quelli che hanno avuto accesso alla misura durante il Covid: nel periodo pre-pandemico il 37% dei beneficiari erano occupati, mentre durante la congiuntura, a causa della crisi economica dovuto al distanziamento sanitario, i beneficiari working poor aumentano al 52%.

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: il fenomeno degli inattivi

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza. È bene sottolineare come il Reddito di cittadinanza, disegnato per tempi ordinari, abbia di fatto dispiegato i suoi effetti in tempi straordinari, questo emerge se distinguiamo i percettori entrati nel Rdc prima del Covid da quelli che hanno avuto accesso alla misura durante il Covid: nel periodo pre-pandemico il 37% dei beneficiari erano occupati, mentre durante la congiuntura, a causa della crisi economica dovuto al distanziamento sanitario, i beneficiari working poor (lavoratori poveri) aumentano al 52%.

Nel modulo sul Reddito di cittadinanza dell‘indagine Plus i quesiti relativi all’attivazione a partire dal contatto con i CPI o i Comuni sono stati sottoposti esclusivamente alle persone che risultavano in cerca di lavoro o inattive in quel momento.

Dall’analisi INAPP emerge che il 39,3 % è stato contattato da un centro per l’impiego e il 32,8% dal proprio comune di residenza; va precisato che la domanda è stata posta solo all’intervistato e, di conseguenza, non sono disponibili le informazioni relative alla presa in carico degli altri membri della famiglia (prevista dalla policy).

In primo luogo, questo dato fornisce un’idea della percentuale di beneficiari che non è attivabile ovvero un terzo di essi, quelli contattati dai servizi sociali comunali, non è infatti in grado di entrare immediatamente nel mondo del lavoro.

Proprio a questo riguardo la riforma del Rdc prevede, invece, che la domanda di accesso al beneficio Rdc all’Inps contenga anche la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro per tutti i componenti maggiorenni del nucleo e che venga trasmessa dall’Inps all’Anpal.

La domanda di Rdc che non contiene tali dichiarazioni di immediata disponibilità diventa improcedibile. In tal modo va segnalato il rischio di perdere l’immediata diversificazione dei percorsi di attivazione, caratteristica rilevante nella precedente configurazione normativa dell’Rdc, tra individui work ready di nuclei beneficiari della misura, inseribili immediatamente con percorsi personalizzati nel mercato del lavoro e individui estremamente fragili, distanti dal mercato del lavoro. Si tratta di profilo lavorativi al momento non attivabili, rinviati, così, a percorsi articolati di sostegno e inclusione sociale.

Alla luce di tale rischio, il Comitato di valutazione del Rdc proponeva di abolire la clausola dell’immediata disponibilità al lavoro al momento di invio della domanda.

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: l’impatto del Rdc sul benessere fisico e psicologico dei beneficiari

Decisamente particolare dell’indagine condotta dall’INAPP è quanto incide il sussidio sul benessere fisico e psicologico dei percettori. Infatti, nel questionario dell’Indagine Inapp-Plus, per i beneficiari del Rdc sono state inserite alcune domande che ricalcano quelle utilizzate nella valutazione della sperimentazione del Partial Basic Income avvenuta nel 2017-2018 in Finlandia.

La sperimentazione prevedeva una valutazione degli effetti non solo sull’occupazione dei beneficiari, ma anche sul loro benessere complessivo.

I risultati della valutazione controfattuale finlandese mostrano una generalizzata maggiore fiducia negli altri, nel sistema legale e nei politici tra coloro che avevano partecipato alla sperimentazione del Partial Basic Income rispetto al gruppo di controllo. Anche per quanto attiene gli alti livelli di fiducia nei confronti del proprio futuro, della situazione finanziaria e nella capacità di influenzare le questioni sociali, chi ha beneficiato del Partial Basic Income mostra valori superiori.

Stesso discorso vale altresì per i temi legati alla percezione del proprio stato di salute e della capacità di concentrarsi.

Dalle risultanze dei dati riferiti all’indagine Inapp-Plus emerge che in seguito all’accesso al Reddito di cittadinanza aumenta la fiducia verso le istituzioni del Paese (63,9%) e il tempo per la cura dei propri figli (63,2%).

Il 61,4% dei beneficiari ritiene che sia migliorata la propria condizione economica, il 58,6% ha potuto dedicarsi per più tempo ad attività di volontariato e solidarietà in favore della collettività, mentre per quasi il 53% sono migliorate le relazioni con gli altri.

Infine, per il 54,6% dei beneficiari è migliorato lo stato di salute sia fisico, sia psicologico, mentre per circa il 47% è aumentata la fiducia in sé stessi e per quasi il 50% la fiducia nel proprio futuro.

Superiore al 50% è anche la percentuale dei beneficiari che dichiarano un miglioramento del loro giudizio sulla classe politica. I dati della percezione dei beneficiari evidenziano, così, un impatto della misura sulla collettività multidimensionale, non solo riferibile a dinamiche di sostegno economico e alle diverse forme di attivazione e inclusione, ma anche a dimensioni di benessere fisico e psicologico che rappresentano oggi condizioni fondamentali per la crescita e la coesione di una comunità sociale.

Ricerca dell’Inapp sul Reddito di cittadinanza: conclusioni

I dati dell’indagine Inapp-Plus mostrano che a fronte di 1,8 milioni di famiglie beneficiarie (di almeno un assegno) ce ne sono altri 3 milioni potenziali che hanno già fatto domanda ma non è stata accettata o si appresteranno a farla.

Questo gruppo di famiglie presenta una distribuzione per redditi e vulnerabilità ‒ quali vincoli di bilancio e capacità di affrontare spese impreviste ‒ molto vicina a quelle delle famiglie beneficiarie (senza ovviamente entrare nel merito dei requisiti per l’accesso). Emerge, dunque, una domanda potenziale di sostegno al reddito decisamente consistente.

Le indagini campionarie inevitabilmente sottostimano il fenomeno poiché non coinvolgono i marginali estremi (casi cosiddetti a limite); tuttavia, quello che emerge è che i percettori del Rdc sono, secondo gli indicatori a nostra disposizione, i più vulnerabili.

Tale dato assume un carattere rilevante, non solo perché dimostra che comunque la misura ha sostenuto chi aveva bisogno, ma anche perché si contrappone ad una distorta narrazione che si fa dei percettori del Rdc, sottolineando l’essenzialità della misura per il 77% dei beneficiari. Va anche evidenziato un miglioramento a livello percettivo degli aspetti legati alla socialità, al benessere psicofisico e, non ultimo, nella fiducia nel futuro.

Inoltre, emerge l’incapacità del lavoro di mantenere le persone fuori dalla povertà, evidenziando una ampia diffusione del fenomeno dei working poor in Italia; infatti, tra coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza il 30% è costituito da lavoratori standard e il 15,4% da lavoratori precari.

Relativamente, invece, al controverso discorso della mancata accettazione dell’offerta di lavoro da parte dei beneficiari, si evidenzia che le offerte pervenute sono, in realtà state scarsissime e che nel 78% dei casi i rifiuti sono dovuti all’inadeguatezza dell’offerta in relazione alle competenze e al titolo di studio dei beneficiari.

L’enfasi sulla indisponibilità alla mobilità sul territorio, invece, appare non sostenuta dai dati (solo l’8% adduce tale motivazione al rifiuto per l’offerta ricevuta).

La qualità del mercato del lavoro determina inevitabilmente anche la quantità degli interventi di sostegno sociale.

Il Rdc se pur fondamentale, soprattutto nell’attuale fase pandemica, si è assunto, la responsabilità di colmare le debolezze strutturali del mercato del lavoro e anche del sistema di protezione sociale dei lavoratori, alterando in parte la sua funzione originaria di inclusione e promozione degli individui più fragili nella società.

Fonti e materiale di approfondimento

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