Recovery Fund. De Luca: ora non rapinateci. La risposta: prima il Nord

Il fiume di denaro in arrivo dall'Europa e la battaglia dei governatori meridionali per evitare il consueto scippo di risorse di un nord già ricco di infrastrutture. De Luca: siamo già stati penalizzati oltre ogni decenza. Da Nord rispondono: tre buone ragioni per finanziare di più il settentrione.

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Con i soldi del Recovery Fund si apre una grande possibilità per le regioni del Sud, ma “non dovremmo farci rapinare dal settentrione”. De Luca e i governatori del Mezzogiorno hanno deciso di fare fronte comune – a prescindere dalle bandiere politiche – per una distribuzione equa, giusta e oggettiva del fiume di euro in arrivo dall’Europa.

Basta con le rapine verso la Campania e il Sud

«Per dieci anni – ha ribadito il governatore – la Campania è stata penalizzata, al di là di ogni decenza istituzionale e di ogni ragionevolezza. Sarebbe uno scandalo non tollerabile, perseverare con criteri da rapina verso il Sud e la Campania perfino per l’assegnazione di risorse aggiuntive e straordinarie» .

Ma cos’è il Recovery Fund

Prima di andare avanti due righe per spiegare cos’è il Recovery Fund. Semplificando, è un fondo che viene garantito dal bilancio a lungo termine dell’Unione europea (2021-2027). L’Ue emetterà dei titoli (recovery bond) sui mercati, e dopo distribuirà i soldi raccolti agli Stati membri. Questi soldi verranno utilizzati per finanziare la ripresa delle economie europee colpite dalla crisi sanitaria.

Emiliano: ora un piano di investimenti

All’Italia sono stati destinata dall’Unione Europea 209 miliardi. Una cifra notevole, che oltre a consentire l’uscita dalla crisi innescata dalla pandemia, potrebbe rappresentare una spinta importante per le zone meno competitive del Paese, a partire, chiaro, dalla regioni meridionali.

Per il governatore della Puglia, Michele Emiliano “bisogna rimboccarsi le maniche e predisporre un piano di investimenti in grado di affrontare le due priorità più importanti del nostro Paese: eliminare i nodi strutturali che ostacolano la crescita, e ridurre drasticamente i divari interni di sviluppo».

Boccia: al Sud gli stessi diritti del Nord

«Le regioni del Sud – ha aggiunto il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia -, che non hanno l’Alta velocità, sono unite e hanno il dovere di garantire ai propri cittadini gli stessi diritti delle altre regioni».

Fazio: eliminare il gap delle infrastrutture

Sulla stessa linea anche Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia. «Bisogna mettere mano alla eliminazione del gap infrastrutturale tra Nord e Sud – ha dichiarato Fazio -: ferrovie, autostrade e banda larga su tutto. Soltanto dopo si può parlare del resto. Come la rimodulazione del costo del lavoro. Il costo della vita in Italia in questo momento è molto diverso tra Nord e Sud. Così il sud non sarà mai competitivo”.

De Micheli: colmare il gap trra Nord e Sud

Sono arrivate anche le rassicurazioni della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli: “Abbiamo inserito e rafforzato la clausola del 34 per cento per i finanziamenti nazionali da destinare al Sud, ma nel caso dei maxi fondi che arriveranno dall’Europa credo sia necessario, visti i tanti gap da colmare, arrivare almeno al 40 per cento, se non di più. Parliamo – ha concluso aggiunto la De Micheli – di circa 83 miliardi sui 209 che avrà l’Italia. Nel mio piano Italia veloce si va invece al 40 per cento” .

Ma il Nord prepara l’offensiva

Beh, direte, tutto bene: perché allora i governatori del sud fanno fronte comune “per evitare rapine”? Perché, è chiaro, la propaganda nordista è già partita. E i concetti sono questi: il settentrione è stato più colpito dal Covid del sud, più morti, più problemi per le aziende, quindi più soldi a noi. E anche: l’Europa non ci ha dato quei miliardi per investirli nel sud assistenzialista e in mano alle mafie. Terzo: se non aiutate la parte più produttiva del Paese a che serve sprecare miliardi per il Mezzogiorno.

Contro il governo dei terroni

La gran cassa che sbandiera questi obiettivi viaggia ancora sottotraccia. La Lega di Salvini, che ha ambizioni da partito nazionale, non può cavalcare in modo ufficiale, come ha fatto altre volte, questa protesta. Sarebbe un errore drammatico in chiave elettorale, a tutto vantaggio degli antagonisti dello stesso “polo”, Fratelli d’Italia. Il leader leghista lascia parlare, con cautela, i governatori e i sindaci del nord. Ma soprattutto mira a spuntare molte più risorse per il Nord in sede di trattativa, senza dover alzare la voce. Una pratica che è riuscita benissimo in questi ultimi venti, trenta anni, di governi a palese trazione settentrionale (di destra e sinistra). Vedremo come andrà a finire con l’esecutivo che Feltri e Libero hanno ribattezzato “il più terrone della storia”.

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