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Reddito alimentare, come funziona e per chi

Reddito alimentare, la misura sarà introdotta dal governo a sostegno delle fasce deboli della popolazione.

di The Wam

Dicembre 2022

Reddito alimentare, come funziona, per chi e da quando sarà attiva questa misura ci contrasto alla povertà. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Il Reddito alimentare ha una duplice funzione: contrastare la povertà e combattere lo spreco di cibo. La misura sarà attivata in via sperimentale prima nelle città metropolitane e poi diffusa su tutto il territorio nazionale.

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La misura è stata introdotta nella legge di bilancio 2023 da un emendamento del Pd, approvato dalla maggioranza.

Ti può interessare conoscere quali sono le app per risparmiare quando fai la spesa; c’è poi un post che riguarda il bonus spesa con Rdc.

Reddito alimentare, i fondi stanziati

Il Reddito alimentare sarà finanziato per i prossimi due anni. Sarà destinato alle persone che sono in povertà assoluta. Prevede la distribuzione di prodotti invenduti della distribuzione alimentare.

Sarà possibile prenotare i pacchi tramite una applicazione. Gli alimenti potranno essere poi ritirati in uno dei centri di distribuzione. Per le categorie fragili sarà invece attivata la consegna a casa, quindi anziani e persone non autosufficienti.

Questi sono i fondi disponibili per il prossimo biennio:

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Reddito alimentare, le modalità entro 60 giorni

Il meccanismo di questa misura è piuttosto semplice e potrebbe avere degli effetti in potenza molto significativi per una fascia di popolazione che ha gravi difficoltà economiche.

In pratica, come accennato, saranno messi a disposizione di chi ne ha più bisogno i prodotti invenduti di grande e piccola distribuzione.

Per le modalità attuative e la platea di beneficiari si aspetta un decreto del ministero del Lavoro. Ha 60 giorni di tempo per emanarlo. Di sicuro sarà coinvolto nella gestione di questa misura anche il Terzo Settore (che potrebbe essere decisivo per la gestione e la consegna dei prodotti invenduti).

Si parte sicuramente nel 2023. Sarà importante verificare l’efficacia del Reddito alimentare nel periodo di sperimentazione che riguarderà come detto solo le città metropolitane.

Reddito alimentare, la platea dei beneficiari

In Italia la platea dei possibili beneficiari, persone che vivono intorno o al di sotto della soglia di povertà, è molto vasta. Si parla di 5,6 milioni di persone.

Bisognerà valutare, e il periodo di sperimentazione serve anche a questo, quanti cittadini potranno ricevere il Reddito alimentare.

Per avere un quadro preciso della situazione in Italia rispetto alla povertà può essere utile anche questo dato: sono 600mila bambini, 337mila anziani e in totale 3 milioni di persone, possono avvalersi (quando ci riescono) di mense o pacchi alimentari perché non riescono a fare la spesa.

Con questa misura, si spera, il cibo invenduto non finirà più nella spazzatura, ma potrà essere distribuito alle persone che ne hanno maggiore bisogno.

Sono disponibili anche gli ultimi dati della Caritas sulla povertà assoluta in Italia (2021). Si è raggiunto lo scorso anno il massimo storico, con un milione e 960mila famiglie in povertà assoluta. Significa, 5 milioni e 600mila persone. Il 9,4% della popolazione residente.

Reddito alimentare, basta sprechi

In contrasto a questi dati ci sono poi quelli che riguardano lo spreco alimentare. Sono stati forniti dall’Osservatorio Cirfood.

In Italia i soli supermercati e ipermercati gettano al macero 200mila tonnellate di generi alimentari. Sono esclusi dal conteggio i piccoli rivenditori, le mense e le abitazioni private.

Una quantità di cibo enorme.

Per entrare nel dettaglio: gli italiani gettano ogni settimana 672,2 grammi di cibo a testa. Il costo annuale di questo spreco (complessivo) è di 9,2 miliardi l’anno.

In Giappone lo spreco è ridotto della metà. In Francia è leggermente inferiore a quello italiano. Se può consolare gli Stati Uniti sprecano il doppio rispetto al nostro Paese.

Se invece di sprecare si aiuta chi ha più bisogno sarebbe già un passo avanti.

Reddito alimentare, alimenti più sprecati

Ma quali sono gli alimenti più sprecati? Ecco il dato pro capite:

Ma il vero spreco è nella grande distribuzione con i prodotti invenduti. Molti italiani infatti (il 55 per cento) adottano soluzioni “personali” per ridurre lo spreco, come ricette per rendere gustosi anche gli avanzi.

Del resto molti piatti della tradizione culinaria del nostro Paese hanno origine proprio per non sprecare il cibo, tra i più noti ci sono:

La tradizione aiuta, ma non è sufficiente: la quantità di cibo che viene sprecato resta comunque molto alta.

E infatti in media, nelle nostre abitazioni, finisce nella spazzatura l’11 per cento del cibo acquistato.

I rivenditori buttano via il 2 per cento. Le mense il 5 per cento (in quelle scolastiche i bambini consumano meno della metà del pasto).

Nell’immagine prodotti alimentari in un supermercato, lo spreco è molto alto

Reddito alimentare, terzo settore

Contro gli sprechi alimentari e per aiutare le persone più bisognose è da tempo impegnata la Caritas, che si occupa in particolare del cibo invenduto nella grande distribuzione e quello rimasto nelle mense scolastiche.

Da sempre, e ancora di più da quando è iniziata la pandemia, la Caritas raccoglie il cibo invenduto per distribuire centinaia di migliaia di pacchi alimentari.

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