Privacy
×
The wam
×
icona-ricerca
Home / Bonus e Incentivi / Reddito di base universale: cosa raccontano i numeri europei

Reddito di base universale: cosa raccontano i numeri europei

Un minimo vitale incondizionato a tutti per sopravvivere. Anche Papa Francesco avanza la proposta. In quest’articolo parliamo del reddito di base universale.

di Valerio Pisaniello

Gennaio 2023

Un minimo vitale a tutti per sopravvivere. Anche Papa Francesco avanza la proposta. L’idea è quella di assicurare un basic income a tutti in quanto cittadini, andando al di là dei requisiti di reddito. Non esiste in Europa una tale misura e anche in Italia il reddito di cittadinanza è impropriamente chiamato così. Vediamo cos’è realmente il Reddito di base universale. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Reddito di base universale diverso dal modello italiano

L’idea è ancora più radicale. Assicurare un basic income (reddito base) a tutti i cittadini in quanto, per l’appunto, cittadini. Da lì il nome reddito di cittadinanza che in Italia viene usato impropriamente. Già, perché il reddito di cittadinanza è quel sostengo assicurato a tutti in quanto cittadini, andando oltre i requisito del reddito. In quest’articolo facciamo chiarezza sul reddito di base universale incondizionato. 

Aggiungiti al gruppo Telegram sul Reddito di Cittadinanza ed entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook. Scopri le ultime offerte di lavorosempre aggiornate nella tua zona.

Cos’è il reddito di base universale europeo?

Il Reddito di base universale consiste in un versamento mensile una cifra tra le 1000 e le 1700 euro senza limiti o requisiti. Universalità si basa proprio su questo, l’assenza requisiti specifici per farne domanda. Superare quindi l’idea del lavoro per sopravvivere a favore del recupero del tempo per le persone.

Reddito di base universale: la proposta di Papa Francesco 

Papa Francesco torna a proporre il reddito di base universale. Lo fa nel suo ultimo libro, Vi chiedo in nome di Dio. Dieci preghiere per un futuro di speranza (Piemme, ottobre 2022) nel capitolo in cui propone misure per favorire la crescita dei paesi poveri.

Pur ribadendo la centralità del lavoro come strumento per «ridare dignità all’essere umano», il pontefice evidenzia che «c’è peraltro una lunga lista di compiti che non vengono individuati come lavoro, ovvero un’occupazione  per la qualche chi la svolge – in molti casi donne – percepisca un salario, come l’accompagnanento di un familiare, la cura dei bambini o certe aree di volontariato».

Reddito di base universale: cos’è e come funziona

Secondo una definizione contenuta nello statuto del Basic Income Earth Network (BIEN), «l’universal basic income – in italiano spesso abbreviato con: reddito di base, reddito universale o reddito incondizionato – è un reddito incondizionatamente garantito a tutti su base individuale, senza prevedere alcuna prova dei mezzi o richiesta di disponibilità a lavorare». Si tratta in altre parole di un reddito conferito a chiunque nella forma di un diritto economico: ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione economica o dal fatto di possedere un lavoro, ha diritto a ricevere un reddito gratuito di ammontare omogeneo.

Trattandosi di una “base”, tale misura costituisce un supplemento che non sostituisce, bensì si aggiunge al salario da lavoro e alle altre forme di remunerazione. Ad esempio, se l’ammontare del reddito universale fosse di € 500, chiunque guadagnasse uno stipendio di € 1200 al mese vedrebbe il suo reddito aumentare fino a € 1700; nel caso invece perdesse il lavoro, il reddito di base di € 500 rimarrebbe comunque in forma incondizionata.

Per questo motivo il Reddito Universale (UBI) è diverso dal reddito di cittadinanza introdotto in Italia negli ultimi anni: mentre per ricevere quest’ultimo è necessario non avere altre forme di reddito e attivarsi per la ricerca di un nuovo lavoro, l’UBI è completamente incondizionato, viene dato a chiunque ed è corrisposto per tutta la vita. Un sussidio assicurato “di diritto” a tutti i cittadini in grado di sganciarsi dal mercato del lavoro e inserirsi nel contesto più ampio della cittadinanza.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=u4oWsoRzX00&w=560&h=315]

I vantaggi del Reddito di base universale

Tra gli effetti positivi del reddito di base universale vi è innanzitutto l’impatto sulla povertà: assicurando un reddito gratuito a tutti, la povertà materiale verrebbe combattuta “indipendentemente dal lavoro”.

Per permettere l’estinzione della povertà, però, è necessario che l’ammontare sia sufficiente a coprire i costi di esistenza. È anche per questo motivo che uno dei princìpi umanisti alla base di questa misura è il concetto di diritto all’esistenza, secondo cui l’esistenza deve essere garantita indipendentemente dalle condizioni del mercato del lavoro. Inoltre, i sostenitori di questa misura pongono attenzione anche su alcuni effetti sociologici derivanti dalla povertà, come ad esempio la criminalità, che si ridurrebbero in maniera considerevole.

In secondo luogo, trasferendo un potere contrattuale ai lavoratori, essi potrebbero scegliere di lavorare meno ad avere più tempo libero da dedicare a se stessi e alla propria comunità.

La libertà di «combinare la necessità di guadagnare un salario con il desiderio di dedicare il proprio tempo alla comunità», nelle parole di papa Francesco, proviene anche dal fatto che il reddito universale riconfigurerebbe la relazione tra lavoro salariato e lavoro volontario: una capacità economica incondizionata permetterebbe di dire “Sì” a certi lavori che non sono remunerativi in termini monetari, e tuttavia sono desiderabili poiché offrono uno strumento di autorealizzazione personale.

In altre parole: il Reddito universale avrebbe come effetto un aumento delle attività di volontariato, ma anche del numero di studenti e della partecipazione politica.

Allo stesso modo il reddito universale fornirebbe il potere contrattuale di dire “No” ai lavori più faticosi, alienanti o sottopagati. Diminuendo la quantità di persone disponibili a svolgere queste attività, l’effetto sarebbe un aumento dei salari di queste mansioni. In questo modo verrebbe riconfigurato il valore del lavoro: mentre infatti oggi i lavori più faticosi sono pagati meno o addirittura sottopagati, con il reddito universale ne verrebbe riconosciuto un valore maggiore attraverso una remunerazione più cospicua.

In conclusione, il reddito universale rimodellerebbe il mercato del lavoro trasformando il lavoro da attività necessaria in attività libera, facendolo uscire dalla mera determinazione economica-salariale e riconfigurandolo sempre più come una attività volontaria. 

Insomma, con un basic income realmente universale si sgancerebbero i diritti di cittadinanza dalla sfera del lavoro, o meglio, dalla sfera del mercato per una reale “demercificazione” della società. 

Reddito di base universale: la proposta di Papa Francesco
Reddito di base universale: la proposta di Papa Francesco

Reddito di base universale: i pro e i contro 

La prima critica che viene avanzata contro questa misura riguarda la sua presunta ingiustizia: poiché corrisposto universalmente a tutti, anche ai ricchi, risulterebbe essere iniquo. Questo infatti non terrebbe conto dei diversi bisogni specifici dei beneficiari, e per questo è ritenuto dai detrattori una misura socialmente ingiusta.

Più precisamente, esprimerebbe una visione “riduttiva” di giustizia sociale: limitandosi a dare un po’ di reddito a tutti, sottovaluterebbe le esigenze specifiche di promozione individuale. Rispetto a una misura che favorisce il lavoro, il Reddito universale sarebbe un intervento passivizzante che si limita ad assistere/proteggere l’individuo invece che dargli la capacità attiva di “liberarsi”.

Una seconda critica riguarda il rischio di “parassitismo”: essendo incondizionato, il reddito permetterebbe di smettere di lavorare pur rimanendo mantenuti dalla collettività, e per questo è considerato una misura ingiusta.

Il dato è tuttavia controverso, in quanto non viene confermato dai molteplici esperimenti sul reddito di base. Ad esempio nell’esperimento finlandese, che nel biennio 2017-2018 ha fornito un reddito incondizionato di € 560 al mese a 2.000 persone, il tasso di occupazione è addirittura aumentato.

E anche nell’esperimento indiano, che ha coinvolto oltre 11.000 individui nel 2009 ed è stato raccontato nel libro Basic Income: a Transformative Policy for India, si è registrato un aumento delle attività imprenditoriali con un impatto particolarmente sensibile sul lavoro autonomo femminile. In generale, dagli esperimenti svolti sembra che il rischio di parassitismo non sia un’ipotesi realmente configurabile.

Reddito di base universale: le coperture economiche 

Il Reddito di base universale, tuttavia, è da molti considerato un’utopia perché finanziariamente insostenibile dal punto di vista delle risorse. Secondo Andrea Fumagalli, economista e vice-presidente del Basic Income Network Italia, il costo complessivo per istituire un Reddito universale in Italia, per un ammontare almeno pari alla soglia di povertà relativa, sarebbe di € 480 miliardi all’anno, equivalente al 25% del PIL.

Inoltre molti critici riconoscono anche il rischio di un’inflazione galoppante, che dal punto di vista economico sarebbe configurabile se il reddito universale fosse finanziato stampando moneta.

Diverso scenario si avrebbe invece intervenendo, come suggerisce papa Francesco, strutturalmente a livello distributivo tramite la tassazione.

Nel mondo la ricchezza c’è ma è mal distribuita, dato che oggi, come sottolinea lo stesso Francesco nel libro citato, «poco più dell’1 per cento della popolazione mondiale possiede la metà della ricchezza totale».

Reddito di base universale: la situazione europea 

Chiaramente non esiste in Europa un basic income “puro”. Tutti gli strumenti presenti nei vari paesi europei sono misure di sostegno al reddito legate a determinate condizioni reddituali. Con le varie differenze, si tratta comunque strumenti condizionati e legati a determinati requisiti (di povertà). Idea diversa da un Reddito di base universale.

Fonti e materiale di approfondimento

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sul Reddito di cittadinanza:

Entra nel gruppo WhatsApp e Telegram

Canale Telegram

Gruppo WhatsApp