Reddito di base universale: a che punto siamo e dove c’è già

Il reddito di base universale aiuterebbe milioni di persone. C'è il rischio di disincentivare l'occupazione? Cosa dicono i numeri e gli studi realizzati sul tema.

4' di lettura

Reddito di base universale. La pandemia di Coronavirus ha ricordato l’importanza di uno stato sociale che funziona. Ma garantire sicurezza, stabilità, salute e felicità è una missione complessa. Vediamo le criticità e le soluzioni possibili.

Pandemia e stato sociale

Dopo una fase di contrazione avvenuta negli ultimi decenni, specie in Italia, il welfare è tornato al centro dell’attenzione.

Lo si è visto negli ultimi mesi. Quando un imprevisto si abbatte con forza sullo status quo, lo stato viene chiamato in aiuto. Gli si chiede di tornare ad occupare “uno spazio” del quale, forse, si era finito per scordare il valore.

Come ha reso noto una recente indagine OCSE (Society at Glance 2016) che il welfare italiano è fortemente sbilanciato sulle pensioni, mentre “scricchiola” su altri importanti settori: sanità, sostegno alla famiglia, politiche del lavoro.

Reddito di base universale (Foto di Marija Piliponyte per Shutterstock)
Reddito di base universale (Foto di Marija Piliponyte per Shutterstock)

Anche forme di “aiuto” come il reddito di base sono sostanzialmente nuove. Introdotte solo recentemente nella forma del “reddito di cittadinanza“.

In un lungo articolo Angelo Romano e Andrea Zitelli (su Valigiablu.it) descrivono, passo dopo passo, una breve storia del concetto di reddito di base.

Le ragioni di questo “ritorno di fiamma” sono molte, al netto del Coronavirus, che semmai rappresenta un ultimo richiamo. La crescente automatizzazione delle mansioni lavorative, insieme all’aumento della precarietà sono di due principali campanelli di allarme che spingono governi e decisori pubblici a riconsiderare questa misura “assistenziale”, sempre più necessaria.

Ma soprattutto a ripensarla. Già nel 2017, in un articolo apparso sul Guardian, Anthony Painter spingeva a riflettere sui benefici di un reddito universale. Non è “una soluzione magica, ma potrebbe aiutare milioni di persone”.

L’idea alla base di questa operazione sarebbe garantire la parità di opportunità e l’uguaglianza di cittadini. Prospettive entrambe disattese dalla situazione sociale e lavorativa attuale, che sembra contribuire a rendere i più povero chi è già svantaggiato. Ampliando la forbice con le classi medio-alte.

Sia progressisti che conservatori hanno, via via, proposto alternative diverse di misure a sostegno del reddito.

Cos’è il reddito di base

Quando allo Stato si chiede di “ingrandirsi”, il tema del reddito di base salta in cima alla lista.

Le radici di questa misura affondano fino al 16esimo secolo. Quando Thomas Moore nella sua Utopia: immagina un mondo in cui a tutti sono garantiti i mezzi di sussistenza.

Il reddito di base, in linea teorica, dovrebbe essere garantito dallo stato a tutti senza nessuna condizionalità. Le misure che spesso troviamo applicate, invece, sono legate al sostegno della disoccupazione.

Il reddito di cittadinanza italiano, infatti, non è che una forma di “reddito minimo garantito”: cioè un reddito universale selettivo. Erogato in base alla situazione patrimoniale e al reddito. Insomma, indirizzato a “combattere la povertà”.

Reddito di base universale: gli studi sull’efficacia

Per capire quale effetto possa avere questo genere di misura e in che modo posso cambiare la qualità della vita dei cittadini, sono stati portati avanti numerose sperimentazioni sia in Nord America che in Europa.

Come riportato da Il Sole 24 Ore, dal 1992 l’Unione Europea raccomanda agli stati membri di mitigare l’emarginazione sociale. Per farlo, numerosi Paesi si sono muniti di forma di reddito assistenziale, indirizzate però alle persone sotto la soglia di povertà.

In Lussemburgo è presente un reddito di inclusione sociale, riservato alle fasce più basse della popolazione. Simile la situazione in Francia, dove si prevede una forma di “reddito di cittadinanza” per i disoccupati e per persone in difficoltà economiche.

In Germania è in corso una sperimentazione di durata triennale, che prevede uno stipendio di 1.200€ al mese per un cluster di persone, promosso dall’ “Istituto Tedesco per la Ricerca Economica”.

Esperimento finlandese

Che impatto potrebbe avere il reddito universale sull’impiego?

La domanda centrale di uno studio finlandese, da poco completato. I decisori politici temono, solitamente, che l’accesso incondizionato a un reddito possa disincentivare le persone a cercare lavoro.

L’esito dell’esperimento finlandese, però, sembra dimostrare il contrario. I partecipanti erano stati divisi in due gruppi: un gruppo avrebbe ricevuto il reddito di base, l’altro no (gruppo di controllo).

Sembra che la possibilità di un reddito abbia avuto un impatto positivo sulle persone. Si sul piano della felicità e della soddisfazione, che della ricerca del lavoro. Al punto da determinare un aumento degli impieghi, contenuto ma statisticamente rilevante.

Secondo quanto riferito da un report di McKinsey sul tema, questo esperimento non è sufficiente a dimostrare che un reddito di base, necessariamente, incentiverebbe l’occupazione.

Ma due fattori sembrano avere giocato un ruolo chiave: il contributo percepito era basso e senza nessuna condizione. Normalmente, la percezione di un reddito di “base garantito” (quindi non di un reddito universale) è legata alla partecipazione a programmi di inserimento lavorativo. In questo caso assenti. Forse proprio il combinato disposto di questi due fattori potrebbe aver incentivato i partecipanti ad accettare un posizione lavorativa, che in altre circostanze avrebbero rifiutato.

Una cosa è certa. Questo genere di misura è altamente complessa da realizzare. Non è solo un problema di costi. La burocrazia può essere un ostacolo, ma ancora di più stabilire in che relazione sta un reddito di base con le altre misure assistenziali.

Tuttavia, continuando a studiare sperimentazioni sul campo, i decisori pubblici avranno più elementi per plasmare un possibile futuro. Pertanto, è bene che queste “sperimentazioni” continuino, conclude il report.

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