Ancora Rdc, decideranno i Comuni? L’idea del governo

Si continua a discutere del Reddito di cittadinanza e di come sarà modificato nel 2023. Ecco le intenzioni del governo.

6' di lettura

I Comuni avranno più potere per il Reddito di cittadinanza? Questa è una delle idee del governo sulla riforma del Rdc da applicare il prossimo anno. In questo articolo analizziamo nel dettaglio le possibili modifiche del sussidio anti-povertà (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Il Reddito di cittadinanza sarà abolito? Per il momento pare di no. Ma non mancheranno delle modifiche da applicare al più presto al sussidio, in modo da ridurre la percentuale di cittadini che percepiscono il Rdc.

Uno dei punti su cui il governo si è particolarmente concentrato è il ruolo dei Comuni nei controlli ai nuclei percettori di Reddito di cittadinanza. Nei prossimi paragrafi parleremo di questo e di altri cambiamenti previsti dalla riforma del Reddito di cittadinanza per il 2023.

Leggi quali sono le somme previste con l’Rdc, i limiti di prelievo in contanti e le spese vietate con i contributi economici, i motivi che causano la sospensione del reddito di cittadinanza e i reati che fanno perdere l’Rdc.

Indice

Reddito di cittadinanza: il ruolo dei Comuni secondo il governo

Con l’entrata del nuovo governo di centrodestra che vede Giorgia Meloni alla Presidenza del Consiglio, era piuttosto scontata l’attenzione verso il Reddito di cittadinanza e in particolare su come modificarlo. Consapevole dell’impossibilità di un’abolizione del sussidio di contrasto alla povertà, il nuovo esecutivo ha già messo sul tavolo diverse proposte per cambiare alcuni aspetti della misura.

Per il governo, si tratta di una prestazione economica che non ha funzionato e che perciò va cambiata al più presto, intervenendo soprattutto sulla quantità di beneficiari, sulla durata del sussidio (e quindi il numero degli assegni erogati) e sull’organizzazione dei controlli. In effetti, proprio la fase dei controlli sembra essere una delle questioni più urgenti da sistemare.

In proposito si è pronunciato Claudio Durigon, senatore della Lega e sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, il quale ha spiegato che la gestione centralizzata dell’INPS non ha un grande rilievo sul territorio e non riesce sempre a impedire la presenza di truffe da parte dei cittadini che abusano del sussidio. Ecco perché per risolvere questa situazione e dare un’ulteriore stretta alle truffe è necessario rendere più centrali i ruoli dei Comuni, affidando a loro l’attività di controllo sui destinatari del Rdc.

Dunque, una delle priorità del governo è sicuramente ridurre il rischio che il Rdc venga erogato a chi non ne ha diritto secondo i requisiti previsti dalla normativa che lo disciplina (dl 4/2019). Ma come sappiamo, quello dei controlli non è l’unico aspetto su cui si andrà a intervenire. Vediamo quali altri idee bollono in pentola per il nuovo governo.

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“Il Reddito di cittadinanza non si può dare a vita a chi può lavorare”

La questione dei controlli, che in futuro potrebbero essere gestiti dai Comuni anziché dall’INPS, è solo una delle modifiche che l’esecutivo vorrebbe applicare al Reddito di cittadinanza. Lo stesso Durigon, che abbiamo menzionato nel paragrafo precedente, ha evidenziato che l’intenzione del governo è di intervenire sul mercato del lavoro, facendo in modo che chi può lavorare non abbia bisogno di prendere il Rdc per sopravvivere.

Da qui, le sue parole che hanno dato il titolo al nostro paragrafo: “Il Reddito di cittadinanza non si può dare a vita a chi può lavorare“. In questa affermazione, il senatore fa riferimento alla necessità di fornire delle soluzioni per coloro che per età e salute hanno la possibilità di lavorare. Durigon parla di “idee ben precise del governo”, come “limite della tempistica del reddito per chi può lavorare, obbligo di accettazione del lavoro e varie cose per spronare il bacino di chi può lavorare.”

Alcune modifiche dovranno essere applicate al più presto, secondo il senatore della Lega, e neanche il basso livello di istruzione può essere un ostacolo per chi potrebbe lavorare. Ecco quindi che il mercato del lavoro dovrebbe agire anche dal punto di vista della formazione e dei corsi di preparazione dedicati.

Per avere un quadro più chiaro, vediamo insieme quali sono le novità della riforma del Rdc proposte finora e di quanti beneficiari si sta parlando. Continua a leggere per saperne di più.

Riforma Reddito di cittadinanza: decideranno i Comuni? Le idee del governo.

Reddito di cittadinanza nel 2023: la riforma del governo

Come abbiamo visto finora, sul piatto dell’esecutivo ci sono varie proposte che hanno lo scopo di modificare in meglio il Reddito di cittadinanza, per far sì che diventi una misura più funzionale e che spetti solo a chi non può lavorare.

La riforma del Rdc dovrebbe toccare in particolar modo questi aspetti:

  • la fase dei controlli sui richiedenti gestita dai Comuni;
  • la riduzione della platea degli occupabili;
  • la riduzione del periodo di erogazione.

In merito all’ultimo punto, alcuni esponenti di centrodestra hanno fatto notare come non sia possibile approvare una misura per chi non lavora che duri tutta la vita, quando una persona disoccupata riceve gli assegni di disoccupazione per una durata massima di due anni. Tuttavia su questo il governo sta ancora ragionando.

Un altro elemento su cui ragionare è la percentuale di persone esonerate dalla riforma, ossia coloro che continueranno a percepire il sussidio anti-povertà poiché impossibilitate a lavorare. I cosiddetti inoccupabili.

In base alla riforma, che vorrebbe essere già inserita nella Legge di bilancio 2022 (ma i tempi sono piuttosto stretti), la gestione degli esonerati passerebbe ai Comuni e non più all’INPS come accade ora.

In questo modo, la riforma del Reddito di cittadinanza riguarderebbe circa 660.000 persone potenzialmente occupabili che al momento percepiscono ogni mese il contributo economico. Queste persone sono così suddivise:

  • l’8% è over 60;
  • il 20,5 % ha tra i 50 e 59 anni;
  • il 42% preso in carico dai centri per l’impiego;
  • il 73% è lontano dal mondo del lavoro da oltre 3 anni;
  • il 57% non si è presentato ai centri per l’impiego.

Per questi 660mila cittadini, il governo sta pensando di erogare l’assegno per un periodo limitato di tempo, per esempio si potrebbe stabilire che entro 2 anni dalla percezione del Rdc sarà necessario dimostrare di essersi impegnati nella ricerca di un lavoro e non di non aver rifiutato offerte congrue alla propria situazione personale.

Su TheWam.net abbiamo illustrato in maniera dettagliata i risultati dei dati ANPAL che fotografano l’attuale situazione dei percettori del Reddito di cittadinanza.

In ogni caso, le intenzioni del governo saranno più chiare nelle prossime settimane e avremo anche modo di capire se queste modifiche di cui si vocifera saranno già inserite nella legge di bilancio, e quindi applicate a partire dal 1° gennaio 2023, oppure no.

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