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Home / Bonus e Incentivi » Reddito di cittadinanza / Rdc, controlli anagrafici: come funzionano e chi rischia

Rdc, controlli anagrafici: come funzionano e chi rischia

Scopri in cosa consistono i controlli per i percettori di Reddito di cittadinanza, come funzionano e cosa si rischia.

di Chiara Del Monaco

Marzo 2023

I controlli anagrafici per i percettori del Reddito di cittadinanza fanno parte di una procedura obbligatoria per verificare che si rispettino i requisiti previsti dalla legge. In questo approfondimento vediamo come funzionano, chi rischia e cosa (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Tutti i controlli anagrafici ed economici sui destinatari del Reddito di cittadinanza sono effettuati dai Comuni di appartenenza. Questi, infatti, incrociano i dati con gli uffici anagrafici e inviano l’esito positivo o negativo delle verifiche all’INPS. Per i requisiti economici, invece, l’Istituto si appoggia sui dati dell’Agenzia delle Entrate, per vedere se coincidono con le informazioni dichiarate nella domanda.

Effettuare questi controlli anagrafici per i percettori del Reddito di cittadinanza è molto importante per evitare che alcune famiglie ricevano il sussidio senza averne diritto.

Nei prossimi paragrafi analizziamo tutti i dettagli dei controlli dei Comuni e vediamo chi rischia e cosa si rischia.

Indice

Controlli anagrafici per i percettori del Reddito di cittadinanza: come funzionano

I primi enti che hanno la responsabilità di verificare i requisiti dei percettori del Rdc sono i loro Comuni di appartenenza. In particolare, i Comuni devono svolgere dei controlli specifici sui requisiti di residenza, di soggiorno e di composizione del nucleo familiare dichiarati in sede di presentazione della domanda.

Ecco i dettagli sul Rdc sospeso per nucleo ISEE da verificare.

A questo scopo, i Comuni utilizzano la Piattaforma GePI, con la quale inviano automaticamente all’INPS le informazioni sull’esito positivo o negativo dei controlli. Per esempio, grazie a questa piattaforma, è possibile segnalare se mancano dei requisiti previsti dal dl 4/2019, per esempio i 10 anni di residenza in Italia.

In particolare, sulla base delle disposizioni degli organi competenti, cioè l’INPS e il Ministero del Lavoro, i controlli anagrafici vengono effettuati attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai fini ISEE con quelle disponibili presso gli uffici anagrafici e quelle raccolte dai servizi sociali.

Gli uffici hanno 45 giorni di tempo per portare a termine le verifiche. Questi tempi, però, potrebbero prolungarsi se si deve coinvolgere anche un altro Comune di precedente residenza del richiedente, oppure la Questura per la verifica del permesso di soggiorno.

Se alla fine dei controlli l’esito risulta positivo, il Reddito di cittadinanza viene regolarmente erogato al nucleo percettore, o viene sbloccato se prima era stato sospeso.

In caso di esito negativo, invece, il cittadino richiedente viene convocato dal Comune per dei chiarimenti. Se non vengono fornite informazioni sufficienti per portare a termine i controlli serenamente, allora il Comune in questione deve segnalare l’esito negativo all’INPS.

Di conseguenza, l’Istituto può procedere con l’interruzione immediata del pagamento e chiedere la restituzione delle somme erogate indebitamente. Inoltre, in caso di falsa dichiarazione dei dati, il Comune deve fare una segnalazione anche agli uffici giudiziari per un’eventuale denuncia.

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Controlli anagrafici per i percettori di Reddito di cittadinanza: a cosa servono

Nel paragrafo precedente abbiamo spiegato in cosa consistono i controlli anagrafici per i percettori di Reddito di cittadinanza e come funzionano. La procedura, effettuata interamente dai Comuni con il supporto degli uffici anagrafici, può durare fino a 45 giorni, ma a volte si può prolungare anche per più tempo.

Ora che hai scoperto come funzionano i controlli, però, probabilmente ti starai chiedendo: a cosa servono?

Il motivo per cui è necessario effettuare dei controlli così specifici, incrociando diversi dati residenziali ed economici delle singole famiglie destinatarie, è per evitare che alcuni cittadini percepiscano il Reddito di cittadinanza senza averne diritto.

Nel corso degli anni, infatti, l’INPS ha rafforzato sempre di più le procedure di controllo per scongiurare questo problema, che ha interessato molti beneficiari del Reddito di cittadinanza.

Nello specifico, grazie ai controlli dei Comuni e dell’INPS, è possibile verificare che si rispettino tutti i requisiti previsti dalla legge, e cioè:

In merito ai requisiti economici, è obbligatorio avere:

Scopri subito come avere il reddito di cittadinanza, quanto tempo ci vuole per i primi pagamenti del reddito di cittadinanza dopo la domanda e quante volte si può fare il rinnovo dell’Rdc

Controlli anagrafici per i percettori di Reddito di cittadinanza: in foto, una donna che fa dei controlli su un foglio.

Controlli anagrafici per i percettori di Reddito di cittadinanza: chi rischia e cosa

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, i controlli anagrafici per i percettori di Reddito di cittadinanza sono molto importanti per verificare che si rispettino i requisiti anagrafici ed economici previsti dalla legge.

Ma cosa succede se non vanno a buon fine? Chi rischia e cosa?

Dunque, se dai controlli risultano delle anomalie, il Reddito di cittadinanza viene sospeso, in modo che il Comune e l’INPS possano effettuare delle verifiche più approfondite. Generalmente, la sospensione del sussidio è collegata alla mancanza di alcuni dati aggiornati, come l’attestazione ISEE.

Se alla fine i documenti risultano regolari, il sussidio viene ripristinato e l’INPS procede a erogare anche le mensilità non pagate durante la sospensione.

La situazione cambia se dall’esito negativo emerge che il nucleo destinatario del contributo economico non abbia diritto al Rdc. Quindi a rischiare sono soprattutto coloro che sanno di ricevere il Reddito di cittadinanza indebitamente. I cosiddetti “furbetti“.

In questo caso, dopo aver segnalato l’esito negativo dei controlli all’INPS, l’Istituto procede con l’interruzione immediata del sussidio e con la conseguente revoca. Inoltre, richiede la restituzione delle mensilità erogate indebitamente al cittadino interessato.

In particolare, ricordiamo che la decadenza del Reddito di cittadinanza è prevista quando uno dei componenti del nucleo percettore:

Inoltre, la dichiarazioni di informazioni false o la presentazione di documenti falsi conduce alla reclusione da 2 a 6 anni, mentre in caso di omissione della variazione di reddito o patrimonio, è prevista la reclusione da uno a tre anni.

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