Addio reddito di cittadinanza e poi? Destra, il programma

Il centrodestra vuole davvero l'addio al reddito di cittadinanza? Ecco cosa propone: flat tax, presidenzialismo, riforma della giustizia...

9' di lettura

Italia domani è il manifesto di 15 punti commissionato e consegnato ai leader di centrodestra in vista del voto del 25 settembre. La bozza di programma ora è al vaglio dei segretari dei rispettivi partiti: Meloni (Fratelli d’Italia), Berlusconi (Forza Italia) e Salvini (Lega).

C’è ad esempio un accordo sulla flat tax, ma con una mediazione tra le diverse ipotesi. Si ragiona anche su ambiente, Costituzione, giustizia, atlantismo e presidenzialismo. Tutti favorevoli anche alla cancellazione del reddito di cittadinanza. Ma in che modo? Scopriamolo. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Su TheWam.net abbiamo raccontato di come l’INPS abbia pagato in anticipo il reddito di cittadinanza di metà mese ad agosto.

Indice

Reddito di cittadinanza: divergenze sulla flat tax

Sulla tassa piatta c’è grande lontananza. L’idea di Matteo Salvini era quella di imporla anche sui redditi dei dipendenti con un’aliquota al 15%. Forza Italia la vuole al 23% per famiglie e imprese. Mentre per Fratelli d’Italia un prelievo del 15% è accettabile solo su quella quota di reddito imponibile che supera il livello dell’anno precedente.

«La direzione di marcia è unica anche se ogni partito ha la propria idea», dice a La Stampa il responsabile del programma di Forza Italia, Alessandro Cattaneo.

Ad ogni modo è certa l’«estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100 mila euro di fatturato (oggi si ferma a 65 mila), così come sull’incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento per famiglie e imprese».

Quindi per adesso a guadagnarci sarà chi guadagna fino a 100 mila euro l’anno come partita Iva e chi è stato così fortunato da aumentare i guadagni rispetto all’anno precedente.

Un assist per chi accusa di fare un favore ai ricchi. Ma il senatore Armando Siri ha un piano che prevede un costo di “appena” 13 miliardi. E una fase 2 rispetto al programma elettorale con l’introduzione di un’unica aliquota al 15% per pensionati e dipendenti.

Il leghista dice che «per le famiglie monoreddito si prevede una soglia a 50 mila euro con uno scivolo di accompagnamento fino a 55 mila, e per le famiglie bi-reddito tetto a 65 mila euro con uno scivolo che arriva a 70 mila euro. Per i single la soglia è a 26 mila euro con uno scivolo a 30 mila». Così come una no tax area a 13 mila euro e una fase 3 con la flat tax per le imprese.

Resta il fatto che – con dati alla mano – il piano di Siri (13 miliardi) non risulterebbe sufficiente per coprire la proposta sia ipotizzata dalla Lega sia ipotizzata da Forza Italia. Con le aliquote del 15 e del 23% occorrerebbero, rispettivamente, 50 e 30 miliardi di euro da trovare nel bilancio statale.

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Reddito di cittadinanza:  taglio del cuneo fiscale e taglio dell’Iva

Sul lavoro è previsto il «taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori». È contemplato anche «l’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità», con la defiscalizzazione, l’incentivazione del welfare aziendale (anche attraverso la detassazione), la decontribuzione dei premi di produzione, le maggiori tutele per il lavoro autonomo e le libere professioni. Inoltre si propone l’estensione della possibilità di utilizzo dei voucher per i settori del turismo e dell’agricoltura.

Reddito di cittadinanza: si cancella o si modifica?

Sul reddito di cittadinanza tutti sono d’accordo sulla revisione, ma le formule sono diverse per ciascuno.

Forza Italia vuole tagliare la dote di quattro miliardi per destinarla ad alzare le pensioni a 1000 euro o il taglio del cuneo fiscale.

La Lega spinge per un voucher di formazione che servirebbe a riassorbire i disoccupati.

Fratelli d’Italia invece vuole il reddito di solidarietà, che consiste in un assegno da 650 euro ai non occupati over 60 e a famiglie con minori o persone con disabilità. Ma solo per chi ha un Isee inferiore ai 15 mila euro l’anno. Il sostegno a chi perde il lavoro, invece, verrebbe parificato tra i dipendenti e coloro che hanno una partita Iva. All’epoca dell’annuncio FdI diceva che Lega e FI erano d’accordo con Meloni. Oggi non più, evidentemente.

Reddito di cittadinanza: i decreti sicurezza

Tornano i decreti sicurezza, anche se andranno rivisti rispetto al passato dopo la bocciatura della Consulta. Sull’immigrazione resta la linea dura: contrasto a quella clandestina con richiesta di avere più controlli di polizia.

Reddito di cittadinanza: il presidenzialismo

C’è la riforma dello Stato in chiave presidenzialista. Una vicenda che suscita non poche polemiche. Infatti è proprio Silvio Berlusconi ad alzare un polverone sostenendo che «se passasse questa riforma, il presidente Mattarella dovrebbe dimettersi per dare spazio a una nuova elezione diretta del Capo dello Stato». Una dichiarazione che ha visto insorgere tutte le parti politiche.

Reddito di cittadinanza: l’ambiente

Ampio spazio anche alle misure sulla svolta ecologica. Bisogna – si legge nel documento – utilizzare fino in fondo le risorse del Pnrr, oltre 70 miliardi, per far decollare la transizione ecologica.

Reddito di cittadinanza: la giustizia

C’è anche il capitolo giustizia. Si chiede la separazione delle carriere e la riforma del Csm, la riduzione dei tempi dei processi e la semplificazione delle procedure.

Reddito di cittadinanza: la collocazione internazionale

«L’Italia – si legge nella bozza del programma – aderisce al processo di integrazione europea», patto di stabilità incluso, «ma tutela gli interessi nazionali». Questo vuol dire che la priorità deve essere quella di difendere i dossier italiani a Bruxelles. C’è poi la conferma dell’atlantismo e la fedeltà alla Nato con annesso sostegno anche militare all’Ucraina e condanna dell’invasione della Russia.

Addio reddito di cittadinanza: il programma della destra
Un collage con tre fotografie di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi mentre parlano sul palco. Sono davvero intenzionati a dire addio al Reddito di cittadinanza?

Reddito di cittadinanza: possibile abolirlo?

Abolire il sussidio da subito non è un’opzione realistica. Come già avanzato in molti nostri approfondimenti, un sussidio anti-povertà è presente in tutti i Paesi europei.

L’Italia è stata uno degli ultimi a dotarsi di una misura (tendenzialmente) universale i contrasto alla povertà.

Aprire una crisi sociale nel Paese cancellandolo non è nell’interesse di nessuna formazione politica in quanto si tratterebbe di una scelta impopolare e che, vista la platea raggiunta, potrebbe incidere sul voto.

Le strade per abolirlo sarebbero alquanto lunghe. O si procede con una legge in sostituzione e per questo bisognerà aspettare il nuovo governo; o con un referendum abrogativo, a ridosso delle elezioni; o si dovrebbe pronunciare la Corte costituzionale dichiarando la misura illegittima.

Cosa che sarebbe già accaduta da tempo se ce ne fossero stati gli estremi. Fermo restando che in Italia, storicamente, non è mai accaduto che un diritto acquisito venisse nuovamente cancellato.

Reddito di cittadinanza: le altre coalizioni

Azione (di Carlo Calenda) e Italia viva (di Matteo Renzi) sono d’accordo sulla lotta all’evasione fiscale con il reimpiego di tali risorse sul taglio del cuneo fiscale.

Per Matteo Renzi si deve spostare la tassazione sulla previdenza integrativa dal momento di versamento a quello della maturazione della pensione. Utile diventa anche l’ “imposta negativa” (l’integrazione dei salari al di sotto di una certa soglia) in sostituzione del reddito di cittadinanza.

Un occhio particolare ai giovani lo strizza Carlo Calenda nel proporre di non tassare gli under 25 e di abbattere del 50% il carico fiscale per la fascia tra i 26 e i 30 anni. A ciò aggiungono il potenziamento dell’assegno unico.

Per i Cinque Stelle il reddito di cittadinanza non si tocca. Propongono anche il “cashback fiscale” che comporta la possibilità per i cittadini di vedersi accreditate direttamente sul conto corrente le detrazioni fiscali, senza aspettare la dichiarazione dei redditi annua.

In programma anche l’ampliamento del credito d’imposta previsto per il Superbonus e in particolare dei bonus energetici. Ancora una “maxirateizzazione” delle cartelle esattoriali con il taglio di sanzioni e interessi.

Il Partito Democratico (PD), invece, punta su una riforma fiscale che vede la riduzione delle aliquote medie dell’Irpef sui redditi bassi e medi.

Si aggiunge anche una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito in famiglia con la trasformazione delle detrazioni fiscali di carattere sociale da destinare agli incapienti. In generale sia il Pd (Enrico Letta) sia gli alleati di +Europa – capeggiati da Emma Bonino – sono per un sistema fiscale progressivo. Cioè, chi guadagna di più paga di più.

Si espongono anche sul taglio al cuneo fiscale che comunque contano di attuare in modo da portare una mensilità in più ai lavoratori.

È di Enrico Letta, inoltre, la proposta  di finanziare una “dote di autonomia” per i giovani meno abbienti con un aumento di successione per i patrimoni superiori ai 5 milioni di euro. Una sorta di patrimoniale in poche parole che troverebbe ampio appoggio dalla sinistra “rossoverde”.

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