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Reddito di cittadinanza, alternative regionali: ecco dove

Esistono delle alternative regionali all'ormai finito Reddito di cittadinanza, ma chi le ha effettivamente attivate?

di Marco Cagiano

Aprile 2024

Esistono delle alternative regionali al Reddito di cittadinanza, ma chi le ha effettivamente attivate? Vediamo in questo articolo le regioni che si sono dimostrate più attive e tempestive nel proporre una vera e propria alternativa al Rdc, non più attivo dalla fine del 2023 (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Reddito di cittadinanza regionale: esiste? Ecco cosa c’è

Il Reddito di cittadinanza non esiste più dal 31 dicembre 2023, ma è stato sostituito (seppur con delle differenze) dall’Assegno di inclusione. Per il resto avrebbero dovuto essere le regioni ad attivarsi per promuovere e finanziare una forma di sostegno che potesse sostituire il Rdc, con particolare riguardo per i nuclei familiari che non riescono ad accedere all’Adi.

Ricordiamo che l’altra forma approvata per il 2024 è il supporto per la formazione e il lavoro, con particolari procedure che dovrebbero favorire il reinserimento lavorativo del cittadino interessato. Possiamo dire che queste misure sono sì operative, ma che per quanto riguarda la parte mancante fatta (in teoria) dalle regioni siamo in alto mare.

Sono infatti solo due le regioni in cui si sta facendo concretamente qualcosa: Puglia e Sardegna. In questo articolo vediamo non solo cosa stanno facendo e come, ma anche quali sono i requisiti per accedervi. Anche nel Lazio si è parlato di una forma di sussidio simile, ma ci si è arenati piuttosto velocemente e sembra proprio che non vedrà la luce.

Se vuoi sapere quando arrivano i pagamenti di aprile, tra cui anche pensioni e Assegno di inclusione, puoi approfondire con questo video:

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Reddito di cittadinanza regionale: in Sardegna c’è il REIS

Per le famiglie che non possono accedere all’Assegno di inclusione, la Sardegna offre la possibilità di richiedere il Reis, conosciuto come Reddito d’inclusione sociale, una misura regionale simile al Reddito di cittadinanza nazionale. La nuova presidente del Consiglio Regionale, l’ex vicepresidente M5s Alessandra Todde, ritiene che questa sia sufficiente per fornire alle famiglie il supporto di cui hanno bisogno.

Le Linee guida per il triennio 2024-2026, approvate dalla precedente Giunta Regionale, delineano il funzionamento del Reis in Sardegna, revisionando i requisiti e gli importi della misura. Ad esempio, è stata modificata la soglia reddituale per averne diritto, che ora richiede un Isre (componente reddituale dell’Isee) pari o inferiore a 6.000 euro, ovvero 500 euro al mese per ogni singolo individuo.

Altri requisiti d’accesso rimangono simili a quelli del triennio precedente, come un Isee fino a 12.000 euro, un patrimonio immobiliare fino a 40.000 euro (esclusa la casa di abitazione) e un patrimonio mobiliare fino a 8.000 euro, con incrementi per ogni componente aggiuntivo e per quelli con disabilità.

Inoltre, è richiesta la residenza in Sardegna da almeno 24 mesi. Le famiglie beneficiarie ricevono un “budget di inclusione”, composto da un contributo economico e da una componente progettuale per definire percorsi di inclusione sociale e lavorativa.

Questo budget varia da 6.000 euro a 17.100 euro all’anno, a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Il 70% è destinato al sostegno economico e il restante 30% alla definizione dei percorsi di inclusione.

L’importo del sostegno non supera i 1.100 euro mensili e deve essere utilizzato per beni di prima necessità, con controlli a carico del Comune. Come per il Reddito di cittadinanza, è necessario sottoscrivere un Patto di inclusione o inserimento lavorativo, che prevede partecipazione a formazione, tirocini e possibile offerta di lavoro, con sanzioni per chi non rispetta le regole.

Se invece vuoi approfondire il funzionamento dei bonus per gli over 55, 60, 65 e 75 ti suggeriamo questo video:

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Alternative regionali al Reddito di cittadinanza. In foto: famiglia con salvadanaio.

Reddito di cittadinanza regionale: in Puglia c’è il RED

Dal 2016, la Regione Puglia ha introdotto una misura di supporto simile ad altre, che prevede l’erogazione di un sostegno finanziario unitamente all’obbligo di partecipare a iniziative di politica attiva. Parliamo di 8 anni, fa quando non solo non esisteva l’attuale Adi, ma non era ancora nato il Reddito di cittadinanza.

Il più recente bando risale al 2023 (con scadenza delle domande il 15 gennaio scorso) e al momento non ci sono informazioni su eventuali novità per il 2024. Tuttavia, è probabile che il sostegno venga confermato e sia destinato ai cittadini di età compresa tra i 18 e i 65 anni che soddisfano i seguenti requisiti:

I requisiti sono meno stringenti per le famiglie più numerose, ovvero quelle con almeno 5 membri o con un solo genitore e almeno 3 figli minori. Questi devono avere:

I beneficiari hanno diritto a un contributo mensile di 500 euro, previa sottoscrizione del Patto di inclusione e partecipazione alle attività previste dallo stesso.

Se vuoi conoscere altri 7 bonus con ISEE basso attivi nel 2024, eccoti un video di approfondimento:

FAQ: domande frequenti su alternative regionali al Reddito di Cittadinanza

L’Assegno di inclusione è un’alternativa al Rdc?

La risposta breve è sì. Ma nei fatti ci sono delle differenze tra le due misure che fanno sì che la platea dei beneficiari non sia identica. Infatti, in questo articolo abbiamo approfondito le alternative regionali che dovrebbero colmare queste differenze (idealmente), ma solo due regioni si sono mosse concretamente.

Alternative regionali al Reddito di cittadinanza: novità in arrivo?

Vorremmo dire di sì, ma al momento non ci sono particolari novità circa l’inserimento di nuovi sussidi a livello regionale. Se dovessero esserci novità, le riporteremo prontamente su TheWam.net.

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