Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: come funzionerebbe

Rdc 2023 solo con la scuola dell'obbligo. Scopri come funzionerebbe e se può entrare davvero in vigore dal prossimo anno.

4' di lettura

Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: ecco la proposta del governo Meloni. Potrebbe diventare realtà dal prossimo anno (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Nei prossimi paragrafi approfondiremo nel dettaglio anche quali sono le difficoltà dell’inserimento della norma nell’ordinamento giuridico.

Indice

Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: la proposta del governo

Si parla tanto di reddito di cittadinanza negli ultimi giorni. Il governo Meloni ha annunciato di voler eliminare il sussidio dal 2024 e di volerlo riformare dal prossimo gennaio.

Le proposte al vaglio sono tante. Tra queste, quella del ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, che ha proposto di revocare immediatamente il reddito di cittadinanza ai beneficiari che non hanno terminato la scuola dell’obbligo.

Il ministro ha dichiarato che «il reddito, collegato all’illegalità del mancato assolvimento dell’obbligo scolastico, è inaccettabile moralmente».

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Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: come funzionerebbe?

L’idea del ministro dell’istruzione è di obbligare tutti i percettori del reddito di cittadinanza “fuorilegge” a completare gli studi obbligatori.

Quest’obbligo di formazione riguarderà anche coloro che hanno completato il ciclo di studi, ma che non hanno più cercato lavoro, non si sono più formati per migliorare le proprie capacità e competenze.

Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: quanti sono gli “illegali”

Come ha detto il ministro Valditara, chi non ha assolto l’obbligo scolastico rientrerebbe in uno stato di “illegalità” e tra i percettori del reddito di cittadinanza ce ne sono molti.

Secondo le stime dell’Inps, i beneficiari dell’Rdc che rientrano nella fascia dai 18 ai 29 anni, sono 364.101. Di questi, 11.290 possiedono solo la licenza elementare o nessun titolo, e mentre gli altri 128.710 soltanto il titolo di licenza media.

Ed è proprio su questi numeri che Valditara batte, tanto da sostenere: «Noi riteniamo che si debba prevedere l’obbligo di completare il percorso scolastico per chi lo abbia illegalmente interrotto o un percorso di formazione professionale nel caso di persone con titolo di studio superiore ma non occupate né impegnate in aggiornamenti formativi, pena in entrambi i casi la perdita del reddito, o dell’eventuale misura assistenziale che dal 2024 lo sostituirà».

Rdc 2023 con scuola dell'obbligo
Rdc 2023 con scuola dell’obbligo: è davvero possibile?

Rdc 2023 solo con la scuola dell’obbligo: entrerà davvero in vigore?

La proposta del ministro Valditara sull’Rdc 2023, solo con la scuola dell’obbligo, appare molto complessa da adottare.

Il problema reale non è tanto controllare e garantire l’istruzione ai tanti beneficiari che non hanno terminato i cicli di studi, ma quanto applicare questa nuova norma.

Sono numerosi i cittadini che hanno abbandonato gli studi da oltre un decennio e riprendere a studiare dopo anni di ricerca del lavoro e precariato non è scontato.

In più, il vero interrogativo della validità della proposta del ministro del governo Meloni, è la non presenza dell’inserimento della norma all’interno della legge di bilancio.

È vero che nelle prossime settimane sarà il Parlamento a legiferare e a introdurre delle modifiche, anche sostanziali, al testo annuale e programmatico del 2023, ma è pur vero che nelle bozze, della proposta di Valditara, non c’è traccia.

Questo fa pensare che, in sede di consiglio dei ministri, l’idea avanzata da Valditara sia stata bocciata oppure conservata per un secondo momento, visto che, sempre per il ministro, questa regola dovrà valere anche per il beneficio che sostituirà il reddito di cittadinanza dal 2024.

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