Reddito di libertà, arriva il contributo da 400 euro al mese

Reddito di libertà, arriva il contributo da 400 euro al mese: l'Inps ha diffuso il modulo per la domanda, è riservato alle donne vittime di violenza. Il beneficio avrà una durata massima di 12 mesi. Quali sono i requisiti necessari e come presentare la domanda.

4' di lettura

Per il Reddito di Libertà l’Inps ha diffuso il modulo per la presentazione delle domande. Questo contributo economico, 400 euro al mese per 12 mesi, è destinato alle donne che sono vittime di violenza di genere, senza figli o con figli minori.

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Il beneficio è dedicato in particolare alle donne che sono seguite da centri anti violenza riconosciuti dalle Regioni e dai Servizi Sociali.

La pubblicazione del modulo sul sito Inps è stata resa nota con la circolare numero 166 del 2021.

Il modulo dovrà essere compilato e presentato al Comune di residenza.

Reddito di libertà: per chi

Il Reddito di Libertà ha un obiettivo molto chiaro: favorire, anche grazie all’indipendenza economica, l’autonomia e l’emancipazione delle donne che sono vittime di violenza e vivono in condizioni di disagio economico.

La misura è stata introdotta dall’articolo 105-bis del decreto legge numero 34/2020 (poi convertito con la legge numero 77 del 2020).

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Reddito di libertà: fino a 4.800 euro

Il Reddito di Libertà è dunque un contributo economico, che prevede l’erogazione fino a 400 euro mensili, concesso in una sola soluzione e per un massimo di 12 mesi. Quindi 4.800 euro.

Reddito di libertà: i requisiti

Vediamo quali sono i requisiti per accedere a questa misura.

Il Reddito di Libertà spetta alle donna che sono residenti in Italia:

  • in possesso della cittadinanza italiana;
  • o di uno Stato che rientra nell’Unione Europea;
  • o extracomunitarie, ma in possesso di un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o di una delle carte di soggiorno per familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione europea.

Nella norma che regola il Reddito di Libertà, le donne straniere con lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane.

Reddito di libertà: esentasse e cumulabile con altri sostegni

Come detto possono beneficiare di questo contributo le donne vittime di violenza (senza figli o con figli minori), seguite dai centri anti violenza regionali o dai servizi sociali. E che quindi hanno intrapreso, o vogliono intraprendere, dei percorsi per uscire dalla violenza.

Donne che hanno una condizione di bisogno economico.

Il contributo è totalmente esentasse ed è cumulabile con altri sostegni al reddito, come il Reddito di cittadinanza, la Naspi, il Rem, la Cassa integrazione, gli assegni al nucleo familiare e così via).

Reddito di libertà: la domanda

Vediamo nel dettaglio come si presenta la domanda per avere l’accesso al beneficio del Reddito di Libertà.

La domanda si presenta tramite il comune di residenza. Deve essere utilizzato il modello che è stato allegato alla circolare dell’Inps.

Questo documento deve essere compilato dalle donne che sono interessate al contributo, ma possono farsi aiutare da un rappresentante legale o da un delegato.

Al modulo deve essere allegata una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro anti violenza. Lo stesso centro, naturalmente, che ha preso in carica la vittima di violenza.

Serve anche la dichiarazione firmata dal responsabile del servizio sociale professionale di riferimento territoriale: deve attestare lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.

Reddito di libertà: la domanda, a chi consegnarla

Sarà poi l’operatore comunale, al quale verrà consegnata la documentazione (è importante inserire l’Iban su cui accreditare le somme), a trasmettere la domanda per l’accesso al Reddito di Libertà, all’Inps.

L’Istituto di previdenza valuterà la completezza dei dati richiesti e la disponibilità del budget stanziato (sono 3 milioni). Subito dopo verrà comunicato l’esito dell’istruttoria, sia ai comuni, sia alle dirette interessate (verranno utilizzati per il contatto i dati forniti nella domanda: email o cellulare).

La norma prevede dei limiti di budget, ma ciascuna Regione o Provincia autonoma può incrementare il fondo con altre risorse e poi trasferire le somme stanziate all’Inps.

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