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Home / Reddito di cittadinanza / Reddito minimo garantito, l’Italia dice sì: che significa?

Reddito minimo garantito, l’Italia dice sì: che significa?

Via libera da parte del Governo alla raccomandazione sul reddito minimo. Da non confondere con l’Rdc. Si parla di reddito minimo europeo: cosa significa?

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

Reddito minimo europeo: cosa significa? Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha dato il via libera, in Ue, a una raccomandazione sul reddito minimo. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Reddito minimo europeo: cosa significa? Strumento “fratello” dell’Rdc vi mostriamo le differenze.

Indice

Reddito minimo europeo: cosa significa? La raccomandazione europea

Reddito minimo europeo: cosa significa? La raccomandazione europea, dunque, sembra in controtendenza con gli annunci della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ma anche con quanto fatto finora dal suo governo sul tema.

Se, infatti, in Italia si parla di un’abolizione del Reddito di cittadinanza (seppure solo per alcuni dei beneficiari, quelli occupabili, con un possibile cambio della misura per gli altri dal 2024), in Ue le cose vanno diversamente.

Questo vuol dire che il Governo ci ha ripensato e non vuole più abolire il Reddito di cittadinanza? Non sembra essere così, ma vediamo cosa prevede la raccomandazione adottata dal Consiglio Ue e cosa può davvero cambiare nella posizione del governo Meloni sulla misura a sostegno del reddito.

Ti consigliamo di leggere anche questi approfondimenti sugli aiuti per le famiglie che hanno perso il lavoro, sui bonus per i dipendenti e sui concorsi pubblici attivi a febbraio 2023.

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Cos’è il reddito europeo?

Si tratta di un reddito conferito a chiunque, nella forma di un diritto economico: ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione economica o dal fatto di possedere un lavoro, ha diritto a ricevere un reddito gratuito di ammontare omogeneo.

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Reddito minimo europeo: cosa significa? Il reddito minimo garantito

Reddito minimo europeo: cosa significa? Il Reddito di cittadinanza italiano, introdotto nel 2019 dal primo governo Conte, è una particolare forma di “reddito minimo garantito“.

Nonostante il nome possa far pensare altrimenti, non si tratta infatti di una forma di reddito di base, ovvero di un contributo erogato a tutti i cittadini a prescindere dalle loro condizioni socio-economiche, per il solo fatto di essere cittadini.

Piuttosto si tratta di una somma concessa tramite rigidi criteri basati su un’attenta valutazione delle necessità del percettore. Con accesso quindi fortemente condizionato e non universale.

Gli schemi di reddito minimo garantito, che esistono in tutti i paesi membri dell’Unione europea (le ultime a dotarsene sono state la Grecia e l’Italia, entrambe nel 2017), sono pensati come strumenti per arginare la povertà. Difatti la commissione europea ne promuove esplicitamente il potenziamento e l’estensione.

Anche se, nel complesso, le condizioni materiali dei cittadini europei sono andate migliorando nel corso dei decenni, il problema della povertà non è certo stato eradicato, e sono ancora molti i cittadini che vivono in situazioni di difficoltà.

Parliamo di oltre 95 milioni di persone nel 2021, stando ai dati Eurostat, ovvero il 21,7% della popolazione complessiva. Una cifra che è inoltre aumentata negli ultimissimi anni, in particolare da prima a dopo la crisi pandemica. Nel 2019 ammontava infatti a circa 92 milioni di persone – un aumento pari al 3,5%.

Insomma, riassumendo:

Il Reddito di cittadinanza italiano, infatti, si chiama così impropriamente in quanto non è universale, ma bensì riguarda una determinata platea di utenti che si trovano in determinate condizioni di vita. Di questi strumenti – cioè di reddito minimo garantito volti al contrasto della povertà – sono presenti in tutt’Europa con le apposite differenze del caso.

Al contrario di basc income non ne sono presenti né tanto meno ne sono mai stati attuati. Tutt’al più ci sono state delle sperimentazioni.

Ma ne abbiamo parlato anche in questo nostro approfondimento.

Reddito minimo europeo: cosa significa? Le percentuali di povertà in Europa

In alcuni paesi, la situazione è più complicata di altri. La Romania in particolare è il primo paese Ue per quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale (oltre un terzo del totale). Seguono Bulgaria (31,7%), Grecia (28,3%) e Spagna (27,8%). L’Italia, con il 25,2%, è al sesto posto nell’Unione, con un dato 3,5 punti percentuali al di sopra della media dei paesi membri.

Le quote più basse si registrano invece in alcuni stati dell’Europa centrale, in primis la Repubblica Ceca, con il 10%, ma anche in Slovenia (13,2%) e Slovacchia (15,6%). Dati contenuti li riportano anche Finlandia (14,2%), Paesi Bassi (16,6%) e Polonia (16,8%).

Alcuni stati membri hanno registrato un aumento particolarmente marcato a ridosso della pandemia. Prima tra tutte la Germania, che ha visto il numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale aumentare di circa 3 milioni (+20,6%). Ma anche la Spagna (+6,9%) e il Portogallo (+6,4%).

Reddito minimo europeo: cosa significa? La platea dei percettori di Rdc

La raccomandazione sul reddito minimo della commissione europea (2022) evidenzia le principali criticità che accomunano i programmi di numerosi paesi membri.

Può risultare difficoltoso e quindi inefficace il coordinamento e integrazione tra le varie misure (ad esempio la parte assistenzialistica di erogazione dell’assegno mensile con quella relativa all’inserimento lavorativo) o anche con gli altri servizi di welfare.

A volte il problema può essere di natura metodologica, dal momento che i calcoli sono complessi e devono tenere in considerazione numerose variabili. Ancora, può mancare un monitoraggio attivo e una valutazione dell’impatto della misura.

O come abbiamo raccontato in un recente approfondimento su questo tema, il contributo erogato può risultare “inadeguato”, insufficiente a garantire un benessere minimo.

Reddito minimo europeo: cosa significa? I vari sussidi in Europa

Altre volte l’aspetto critico può essere la scarsa copertura dello schema di reddito minimo garantito. Per mancanza di comunicazione da parte delle istituzioni o di consapevolezza da parte dei cittadini, ma anche perché a volte i requisiti risultano particolarmente stringenti.

In Italia ad esempio, come evidenzia anche la commissione, l’accesso risulta difficile soprattutto per i cittadini stranieri, che sono in proporzione i più colpiti da povertà ed esclusione sociale ma che si trovano a non poter richiedere l’assegno se non dimostrano di aver risieduto in Italia per almeno 10 anni, gli ultimi 2 dei quali in maniera continuativa.

In Italia il reddito di cittadinanza presenta delle difficoltà di accesso – come accennato, soprattutto nel caso degli stranieri – e sono sorte preoccupazioni anche riguardo alla sua capacità di inserire efficacemente i percettori nel mondo del lavoro, come emerso nella relazione del comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza di ottobre 2021.

Tuttavia, sono numerosi i nuclei familiari che beneficiano di questo assegno, che all’ultimo aggiornamento INPS relativo al giugno 2022 ammontava mediamente a 552,83 euro al mese per persona.

Reddito minimo europeo: cosa significa?
Reddito minimo europeo: cosa significa? Nella foto una folla

Reddito minimo europeo: cosa significa? Il Governo ci ripensa?

Il Governo sembra non aver cambiato idea sull’abolizione (quantomeno parziale) del Reddito di cittadinanza, ma questa timida apertura in Ue potrebbe anche avere delle conseguenze sulle politiche italiane sul tema: ipotesi difficile, comunque, da prendere in considerazione.

Un eventuale passo indietro del Governo sembra più possibile che arrivi solo in un secondo momento – magari usando proprio l’Ue come pretesto – nel caso in cui dovesse fallire il piano di formazione e inserimento nel mondo del lavoro che ha in mente il governo per i beneficiari occupabili. In questo momento, però, non sembra esserci alcun ripensamento del governo Meloni che tira dritto sullo stop al Reddito.

Uno dei punti che più contrasta con la narrazione e le decisioni del Governo italiano è il riferimento al fatto che il reddito minimo non ha un impatto negativo (almeno non significativo) sulla probabilità di trovare un lavoro: nel testo si dice che non esistono dati a supporto di questa tesi.

Infatti nella raccomandazione si dice che il reddito da lavoro dovrebbe essere superiore, ma che un reddito minimo non ha un impatto su questo aspetto. Inoltre si fa riferimento a un diritto “illimitato” a ricevere il reddito minimo, altro punto in contrasto con la decisione di non darlo a chi è occupabile.

L’obiettivo fissato dalla raccomandazione per ogni Stato membro è di raggiungere un livello adeguato di sostegno al reddito entro il 2030, rivedendo regolarmente gli aiuti e adeguando il livello del reddito minimo. Adeguamento che deve essere fatto anche alla luce dell’inflazione (soprattutto quella legata ai prodotti alimentari e all’energia), degli aumenti del costo della vita e dell’andamento dei salari.

Fonti e materiale di approfondimento

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