Renzi crisi di governo. Si gioca col futuro dell’Italia

Renzi crisi di governo. Il governo rischia di cadere nei prossimi giorni sotto i colpi di Renzi che ha un obiettivo dichiarato: far fuori il premier Conte. Una mossa sconsiderata visto il momento drammatico che sta vivendo il Paese, che viene alimentata dalla sconfinata ambizione personale dell'ex presidente del Consiglio. L'Europa guarda esterrefatta. Anche gli italiani.

4' di lettura

Renzi crisi di governo – Si scrive crisi, si legge Renzi. Il governo è a un passo dalla fine e molti di voi si chiederanno come sia possibile che nella fase più cruciale della pandemia, con una complessa campagna di vaccinazione appena avviata, i piani per ricostruire il Paese con il Recovery plan (più di 200 miliardi in arrivo dall’Ue), si provochi una crisi politica che rischia di avere effetti drammatici?

Effetti drammatici, chiariamolo, che partiranno ora e si estenderanno per i prossimi decenni. Colpendo e duramente gli italiani di oggi e di domani.

Prima lo scontro sul Recovery Plan

La causa di queste fibrillazioni sono le pretese di Matteo Renzi e del suo partito, Italia Viva. L’ex presidente del Consiglio aveva formulato una richiesta anche condivisibile: dare anche al Parlamento la possibilità di valutare e discutere i progetti inseriti nel Recovery Plan. Il premier Conte avrebbe voluto affidare tutto a 300 esperti. Renzi ha rivendicato il ruolo della politica. Ci può stare.

Poi il vero obiettivo: eliminare Conte

Ebbene, Conte ha fatto marcia indietro, rinunciando agli esperti, ma a Renzi non è bastato. Ha alzato il tiro e attaccato il governo su tutto («immobilismo», «non c’è un progetto», «incompetenza»), con più energia di Salvini e Meloni che pure sono all’opposizione.

I motivi di Renzi sono altri, evidentemente: vuole far fuori Giuseppe Conte (lo ritiene ingombrante), e dare visibilità alla sua formazione politica che stenta e tanto nei sondaggi.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Ora, in una situazione “normale”, senza pandemia, senza crisi economica, senza tanti settori dell’economia sull’orlo del fallimento, senza milioni di italiani in enormi difficoltà, queste mosse renziane sarebbe rientrate nel consueto gioco della politica. Non piace a nessuno, ma fa parte di uno schema consolidato, in Italia più che altrove.

Il solito azzardo di Renzi per scalare posizioni e ottenere il massimo con le carte che ha in mano.

L’ex premier ritiene di potersi permettere di tirare molto la corda perché in questa fase sarebbe davvero difficile tornare al voto.

Renzi e la maledizione del potere

Nel frattempo però, la guerra di Renzi, sta generando scompiglio, confusione, incertezza. Un governo in bilico non è un governo che decide. E l’Ue osserva esterrefatta il teatrino romano.

Gli italiani altrettanto.

Non si può incartare un intero Paese in profonda depressione solo per inseguire le perenni ambizioni personali. Renzi avrebbe potuto ricostruirsi una verginità politica dopo l’infelice esperienza di capo del governo. Ma sta ripetendo gli stessi errori. Non è semplicemente una questione di poltrone (quella era roba da prima Repubblica), Renzi punta dritto al potere. A prescindere dalle conseguenze.

«Faremo quello che dobbiamo fare»

Eppure continua a ripetere, quasi fosse un mantra, per convincere se stesso (forse), i suoi sodali di partito e i possibili elettori che lui «non è un irresponsabile, perché prima di tutto viene l’interesse del Paese, ma subito dopo faremo quello che dobbiamo fare».

Questa settimana potrebbe essere quella decisiva: l’ultima carta di Renzi è quella di staccare la spina al governo, ma è una mossa che l’ex premier si riserva come arma finale. Forse dopo il voto per il Recovery Plan, al quale non può sottrarsi.

Le conseguenze sono un danno collaterale

Nelle ultime ore ha dichiarato: «Mi hanno offerto di fare il ministro degli Esteri, ma ovviamente gli ho detto di no, perché non mi interessano le poltrone, anche se non lo hanno capito. Di me, per la verità, non hanno compreso niente, pensano che poi mi tirerò indietro, però non è così».

Renzi ha vacillato dopo l’annuncio del segretario Pd, Zingaretti: «In caso di crisi si torna al voto». Quando però è stato chiaro che né il Pd, né il Paese, possono consentirsi ora una campagna elettorale e il ritorno alle urne, ha ripreso vigore. «Io non indietreggio di un passo».

Ormai è evidente, e non lo nasconde, che l’obiettivo non è il Recovery Plan, ma Giuseppe Conte. Di fronte a una prospettiva di rimpasto e un terzo governo Conte, Renzi ha detto «non se ne parla». E’ disposto anche a una crisi al buio, l’importante è far fuori il premier. Le conseguenze sono per Renzi un danno collaterale.

Ci chiediamo perché il Paese debba pagare il prezzo di questi patetici giochetti di potere.

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