Renzi toglie il reddito di cittadinanza? Non prima del 2025

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Il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi, vuole togliere il reddito di cittadinanza attraverso un referendum. Non è la prima volta che il leader democratico manifesta la volontà di cancellare l’Rdc, affiancato dalla segretaria di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che lo definisce un “metadone” che disincentiva il lavoro. In questo articolo capiremo quando e se il reddito di cittadinanza può essere cancellato davvero. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Renzi toglie il reddito di cittadinanza? Come funziona il Referendum

Non è la prima volta che Matteo Renzi parla di un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. La posizione del senatore di Italia Viva è chiara: l’Rdc va eliminato perché favorisce il lavoro nero e finisce per contrastare l’occupazione, con gli imprenditori che faticano a trovare persone disposte a lavorare. Un parere che fa il paio con quello del segretario leghista, Matteo Salvini, e dell’imprenditore, Flavio Briatore, che recentemente hanno parlato della difficoltà di trovare lavoratori stagionali per la stagione estiva.

Tutti e tre non citano, per esempio, i dati legati ai percettori dell’Rdc fra il 2018 e il 2019, quando il sussidio ha permesso di raggiungere quella fascia della popolazione che si definisce “working Poor”, lavoro povero, composta da chi non presenta estratti contributivi dal 2018 e finisce per percepire il 12 per cento delle retribuzioni annue medie del settore privato in Italia.

Cifra che nel 2018, ammonta a 4206 euro annui (350 euro mensili), insufficienti per assicurare una vita dignitosa a un individuo, figurarsi a una famiglia.

Questo fa capire quanto sarebbe più costruttivo iniziare a parlare seriamente di salario minimo per contrastare (im)prenditori rapaci, ammortizzatori sociali previdenziali più efficienti e, perché no, un reddito universale, invece di accanirsi contro il reddito di cittadinanza, strumento permesso a milioni di famiglie di sopravvivere durante la pandemia. Ora però concentriamoci sul tema centrale di questo articolo: Renzi può togliere il reddito di cittadinanza?

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Referendum per togliere il reddito di cittadinanza? Non prima del 2025

In base all’articolo 75 della Costituzione è possibile indire un referendum per abrogare (cancellare) una legge, come quella che regola il reddito di cittadinanza, sono se la richiesta arriva da almeno 500mila elettori o da cinque consigli regionali. Per raggiungere i propri propositi, insomma, Renzi avrebbe bisogno almeno di 500mila firme, che grazie al Decreto Semplificazioni potrebbe raccogliere online.

Tutto qui? Non proprio. In base all’articolo 31 della legge n. 352 del 25 maggio 1970, che regola l’organizzazione del referendum, non si può depositare una richiesta di votazione nell’anno anteriore alla scadenza delle due Camere e nei sei mesi successivi ai comizi elettorali per la nuova elezione.

Facciamo due conti. L’attuale legislatura scadrà nel 2023, di fatto del 2022 non sarà possibile presentare proposte di referendum con relative raccolte firme.

Il referendum non potrà neppure essere organizzato nei primi sei mesi del 2023. Un ordinanza della Cassazione del 1992, infatti, spiega che non è possibile sovrapporre una consultazione referendaria (referendum) alle elezioni politiche. Una premessa, che unita alla scadenza sei mesi da attendere dopo le votazioni (le elezioni cadrebbero a maggio), porterebbero a superare la data di settembre 2023, rendendo impossibile organizzare il referendum.

La raccolta firme, perciò, sarebbe rimandata al 2024 e il referendum per togliere il reddito di cittadinanza al 2025.

Una possibilità che, comunque, deve tenere conto dei futuri scenari politici. Per dire: Renzi potrebbe anche non essere più senatore per quella data. Vale, ovviamente, anche il discorso contrario, in caso di trionfo al voto di una coalizione avversa al reddito di cittadinanza. Alla luce di queste premesse, però, al lettore appare chiaro come le dichiarazioni di Renzi siano, al momento, un esclusivo strumento di propaganda, con ben poche conseguenze pratiche. Per fortuna.

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