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Bonus 200 euro da restituire per 100mila persone: i motivi

Scopri in cosa consiste e a cosa è dovuto il Bonus 200 euro da restituire per insegnanti e come avverrà la restituzione.

di Chiara Del Monaco

Marzo 2023

In arrivo una beffa per molti dipendenti pubblici che saranno costretti a restituire il Bonus una tantum ricevuto a partire da luglio 2022. In questo approfondimento analizziamo i motivi del Bonus 200 euro da restituire per insegnanti (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Il Bonus 200 euro una tantum introdotto con il Governo Draghi ed erogato ai lavoratori dipendenti a partire da luglio 2022, dovrà essere restituito allo Stato da diverse categorie di dipendenti che hanno superato la soglia massima prevista per ottenere i 200 euro.

Il problema è che questa restituzione interessa soprattutto gli insegnanti che a dicembre 2022 hanno percepito gli arretrati del contratto scaduto, superando così il tetto reddituale indicato nel Decreto Aiuti.

Visto che si tratta di una vera e propria beffa, che lascerà l’amaro in bocca a circa 100.000 persone, nei prossimi paragrafi forniamo un quadro più completo di questa situazione.

Indice

Bonus 200 euro da restituire per insegnanti: che succede?

A partire dalla busta paga di febbraio 2023 sarà applicata la restituzione a rate del Bonus 200 euro destinato ai lavoratori dipendenti.

In base al Decreto Aiuti entrato in vigore a maggio 2022, i dipendenti pubblici e privati avevano diritto al Bonus una tantum in automatico, solo in presenza di un reddito annuo al 2021 non superiore a 35.000 euro.

A proposito del Bonus, il Governo inizierà il recupero mensile delle somme erogate a coloro che hanno superato la soglia massima prevista, quindi 35mila euro. Curiosamente, la maggior parte delle persone che si ritroveranno a restituire i 200 euro appartengono al mondo dell’istruzione, dove fin dall’inizio ci sono state varie difficoltà per liquidare il Bonus in primo luogo (si pensi, per esempio, ai contratti annuali per supplenti).

Considerata quella che si potrebbe definire una beffa bella e buona, si sono espresse alcune associazioni sindacali, tra cui la Flc Cgil che hanno analizzato più da vicino la situazione.

Nel prossimo paragrafo, vediamo nel dettaglio quali sono i motivi del Bonus 200 euro da restituire per insegnanti.

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Bonus 200 euro da restituire per insegnanti: i motivi

Secondo una stima effettuata dalla Flc Cgil, saranno circa 100.000 gli insegnanti che dovranno restituire il Bonus 200 euro erogato a partire da luglio 2022. Si tratta di una platea di cittadini piuttosto consistente che coinvolge tutti i lavoratori aventi un reddito annuo che oscilla tra i 33.000 e i 34.000 euro.

Chiaramente, come afferma anche la Flc Cgil, con questo scarto minimo era abbastanza prevedibile superare la soglia massima dei 35mila euro del Decreto Aiuti. L’aspetto paradossale, infatti, è che il superamento dello scaglione potrebbe essere legato a due motivi principali:

Sulla questione si è espressa anche la segretaria nazionale di Cisl Scuola, Ivana Barbacci, la quale ha definito il sistema dei Bonus “asfittico” e poco funzionale. L’aumento dello stipendio non può dipendere da uno o più Bonus una tantum, ma va effettuato un adeguamento degli stipendi strutturale per tutti.

La richiesta di restituzione, secondo la segretaria, deve essere interpretata anche come un segnale di allarme che riguarda non solo il mondo della scuola, ma in generale il lavoro pubblico, in cui si percepisce in maniera evidente la necessità di un aumento delle retribuzioni allo scopo di garantire una vita dignitosa a tutti i dipendenti, adatta all’aumento del costo della vita.

A segnalare ancora di più questa necessità, ha concluso Ivana Barbacci, è il fatto che tutti i beneficiari del Bonus una tantum erano in fervente attesa che arrivassero i 200 euro: questa impazienza è l’indice di quanto quei 200 euro, che nel complesso di un anno non sono molti, sarebbero serviti ai cittadini.

Per questo motivo, il recupero del Bonus 200 euro rappresenterà un danno per molti dipendenti del settore scolastico che si vedranno togliere anche questi fondi.

Bonus 200 euro da restituire per insegnanti: in foto, alcune banconote da 200 euro.

Bonus 200 euro da restituire per insegnanti: in che modo?

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, c’è un clima di amarezza evidente e più che lecito tra i dipendenti del settore pubblico, soprattutto insegnanti, che dovranno restituire i 200 euro del Bonus una tantum introdotto dal Decreto Aiuti.

L’aspetto che lascia maggiormente l’amaro in bocca è che il motivo del recupero si deve a un malfunzionamento iniziale delle retribuzioni e dei contratti. Molti insegnanti, infatti, hanno superato il tetto massimo di 35mila euro all’anno solo perché a dicembre hanno ricevuto in ritardo gli arretrati del contratto scaduto, oppure perché hanno svolto più ore di lavoro per attività al di fuori dell’orario scolastico.

Ma in che modo il Governo recupererà queste somme?

La restituzione dei 200 euro per i 100mila insegnanti avviene sotto forma di trattenuta dallo stipendio a partire dalla retribuzione di febbraio 2023. In particolare, anziché operare il recupero in una soluzione unica, questa trattenuta sulla busta paga sarà effettuata in 8 rate mensili del valore di 25 euro ciascuna. Ciò vuol dire che le rate proseguiranno fino alla retribuzione di settembre 2023.

Al pari di Ivana Barbacci, anche la segretaria della Flc Cgil ha mostrato il suo disappunto sulla questione. In particolare, Anna Maria Santoro sostiene che i Bonus in generale rappresentano una soluzione molto controversa e in ogni caso non andrebbero mai tolti ai lavoratori, in quanto le buste paga non sono sempre trasparenti e non è quindi chiaro quanti soldi vengano sottratti e perché.

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