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Restituzione Naspi indebita: lettere in arrivo, per chi

Ecco quali sono i casi in cui viene chiesta la restituzione della Naspi percepita indebitamente, quali sono i tuoi diritti e cosa fare.

di Romina Cardia

Dicembre 2023

In questo approfondimento parliamo di restituzione della Naspi percepita indebitamente (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

In quali casi è richiesta la restituzione della Naspi percepita indebitamente

Se sei tra coloro che ricevono la Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), è importante presentarti quando il Centro per l’Impiego ti convoca.

Recentemente, l’INPS sta inviando lettere ai beneficiari che hanno saltato questi appuntamenti, chiedendo loro la restituzione della Naspi percepita indebitamente.

La Naspi è un aiuto per chi è disoccupato, ma chi lo riceve deve attivamente cercare un nuovo lavoro.

La richiesta della Naspi è equivalente alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) per cercare lavoro e partecipare a programmi di attivazione lavorativa.

Il Centro per l’Impiego invia SMS con i dettagli degli appuntamenti, e mancare a queste convocazioni senza una valida giustificazione comporta sanzioni. La mancata presentazione o l’assenza non giustificata possono portare alla riduzione della Naspi o, nel caso di assenze ripetute, alla sua perdita.

Assicurati quindi di rispettare gli appuntamenti e, se non puoi partecipare, invia una giustificazione adeguata, come un certificato medico o di lavoro. Evitare queste procedure può comportare conseguenze finanziarie significative.

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Legittimità costituzionale della restituzione della Naspi percepita indebitamente

La Corte Costituzionale ha emesso la sentenza n. 8 del 27.01.2023, ha affrontato la controversia sulla legittimità costituzionale della norma che consente il recupero incondizionato delle somme erroneamente percepite a titolo di prestazioni previdenziali non pensionistiche.

La questione centrale riguarda l’articolo 2033 del codice civile, il quale stabilisce che chi effettua un pagamento non dovuto ha il diritto di recuperare l’importo pagato, con interessi dalla data del pagamento in caso di mala fede del beneficiario o dalla data della richiesta in caso di buona fede.

Il Tribunale di Lecce ha sollevato la questione alla Corte Costituzionale, affermando che l’applicazione di questa disposizione agli indebiti legati alle prestazioni previdenziali non pensionistiche (come l’indennità di disoccupazione) potrebbe violare la Costituzione.

In particolare, il Tribunale ritiene che tale norma non preveda l’irripetibilità dell’indebito previdenziale non pensionistico quando le somme sono state percepite in buona fede e l’ente erogatore ha generato un legittimo affidamento sulla correttezza del pagamento da parte del beneficiario.

La decisione della Corte Costituzionale avrà un impatto significativo sulle controversie relative alla restituzione di somme indebitamente percepite, specialmente in ambito previdenziale.

Resta da vedere come questa sentenza influirà sui casi in cui il beneficiario ha ricevuto i fondi in buona fede, basandosi sulla fiducia legittima nella correttezza del pagamento da parte dell’ente previdenziale.

In questo contesto, la sentenza della Corte Costituzionale del 27.01.2023 assume un ruolo cruciale nel definire i limiti e le condizioni per la ripetibilità delle somme previdenziali non pensionistiche, aprendo la strada a potenziali cambiamenti nelle normative e nelle procedure di recupero in situazioni simili.

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Il caso sottoposto al Tribunale di Lecce

Il Tribunale di Lecce ha esaminato un caso in cui una persona aveva ricevuto pagamenti aggiuntivi per l’indennità di disoccupazione nel 2004-2005, e l’INPS aveva chiesto il rimborso nel 2013.

Il Tribunale ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della norma (articolo 2033 c.c.) che regola la restituzione di tali somme.

Secondo il Tribunale, l’applicazione rigida di questa norma entra in conflitto con l’articolo 117, comma 1 della Costituzione, che richiede che Stato e Regioni esercitino la loro autorità normativa nel rispetto della Costituzione, delle norme europee e degli obblighi internazionali.

Il Tribunale ha sostenuto che l’articolo 2033 c.c. potrebbe violare l’articolo 1 del Protocollo addizionale CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali), interpretato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Questa interpretazione escluderebbe la possibilità di ripetere le somme indebitamente ricevute quando c’è un legittimo affidamento da parte del beneficiario.

Nel caso specifico, i giudici pugliesi hanno ritenuto che ci fosse un legittimo affidamento basato su vari fattori, come i pagamenti ripetuti, la richiesta di rimborso dopo un lungo periodo, la buona fede del beneficiario al momento del ricevimento dei pagamenti non dovuti e l’assenza di un errore materiale o di calcolo.

Poiché non è possibile dare un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma rispetto a situazioni simili, il Tribunale ha sollevato la questione di legittimità costituzionale alla Consulta.

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Restituzione della Naspi percepita indebitamente
Restituzione della Naspi percepita indebitamente. Nella foto: un uomo legge un documento e mostra preoccupazione.

Naspi percepita in buona fede ma non dovuta: i principi espressi nella sentenza della Corte Costituzionale

Quindi: la Corte Costituzionale ha esaminato la questione dell’indebita percezione di erogazioni pubbliche, sottolineando l’importanza delle norme europee e la giurisprudenza che delinea i requisiti per qualificare un affidamento legittimo.

Sebbene l’affidamento incolpevole non garantisca automaticamente l’irripetibilità delle somme indebitamente ricevute, la Corte Europea lascia agli Stati aderenti alla Convenzione il margine di decidere come tutelare tali situazioni.

La Consulta italiana ha valutato se il sistema normativo italiano, incluso l’art. 2033 c.c., sia in grado di proteggere il legittimo affidamento nelle prestazioni pubbliche, escludendo specifiche tipologie di prestazioni indebite già disciplinate da leggi speciali.

Ad esempio, le prestazioni previdenziali e pensionistiche sono generalmente irripetibili, tranne nei casi di consapevolezza di indebito.

Altre prestazioni economiche di natura assistenziale possono essere regolate separatamente, ma al di fuori di queste situazioni, l’art. 2033 c.c. prevede l’incondizionata ripetibilità delle somme indebite.

Tuttavia, la Corte ritiene che il sistema normativo interno consenta di attenuare l’incondizionata ripetibilità, offrendo una tutela specifica in base al principio di buona fede oggettiva, come indicato nell’art. 1175 c.c.

Questo impone al creditore di considerare la situazione del debitore e di rateizzare la somma richiesta in restituzione, tenendo conto delle condizioni economiche dell’obbligato. In certi casi, può giustificare la temporanea inesigibilità della prestazione.

Come scegliere tra Naspi e Assegno ordinario: le due misure sono incompatibili, come decidere tra le due? Le valutazioni da fare sono diverse, in particolare economiche e contributive. C’è comunque l’opportunità di bloccare l’indennità di disoccupazione e tornare all’Assegno ordinario di invalidità quando a causa del decalage la Naspi non è più vantaggiosa.

Conclusioni della Cassazione sulla restituzione della Naspi percepita indebitamente

la Corte Costituzionale ha stabilito che la clausola della buona fede oggettiva consente di adattare la modalità di restituzione di una somma indebita in base alle condizioni economiche dell’obbligato.

Se ci sono circostanze particolari per il percipiente, la buona fede può portare a considerare una temporanea o parziale non richiesta di restituzione.

Sebbene la Convenzione europea per i diritti dell’uomo richieda agli Stati di proteggere la fiducia legittima dei percipienti di somme indebite, la Corte ha dichiarato che la normativa interna può bilanciare questi interessi senza compromettere i diritti del creditore.

La norma generale sull’indebito oggettivo, l’art. 2033 c.c., non è considerata incostituzionale in base alla CEDU.

Di conseguenza, l’indennità di disoccupazione indebitamente ricevuta è recuperabile, anche se percepita in buona fede, ma il meccanismo dell’art. 2033 c.c. deve essere applicato per evitare di penalizzare eccessivamente il percipiente in buona fede, che comunque è tenuto a restituire le somme indebitamente percepite.

FAQ sulla Naspi

Come richiedere la Naspi?

Se vuoi richiedere la Naspi, segui questi passaggi:

Quali documenti sono necessari per la Naspi 2023?

I documenti utili per la domanda all’INPS sono:

Quando finisce la Naspi finisce anche il Trattamento integrativo?

La durata della Naspi e del Trattamento integrativo cambia da beneficiario a beneficiario. La Naspi è una prestazione di disoccupazione pagata per un periodo specifico, mentre il Trattamento integrativo ha una durata diversa.

Di solito, il Trattamento integrativo non viene più pagato quando scade la Naspi. Si possono verificare le specifiche normative e le condizioni applicabili nel tuo caso particolare.

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