Riaperture e contagi, cosa accadrà: tre scenari in Italia

Riaperture: che effetto avranno sulla diffusione della pandemia in Italia? Ecco i tre scenari valutati dal governo da oggi al 15 luglio. I numeri e le statistiche sono state anche la ragione dei no a Salvini sul coprifuoco. Gli scienziati avrebbero preferito rinviare le riaperture a metà maggio. Il governo ha deciso che di fronte alla sofferenza economica e sociale del Paese si poteva anche rischiaro.

4' di lettura

A che punto sarà la pandemia in Italia da qui al 15 luglio? Che effetto avranno le riaperture sui contagi? Gli scenari sono stati elaborati da Stefano Merler, il matematico epidemiologico della Fondazione Bruno Kessler. Non una fondazione qualsiasi, ha già fornito altre “previsioni” all’Istituto Superiore della Sanità. E non ha mai sbagliato.

Il documento sulle riaperture non è mai stato diffuso dal governo, ma il Corriere della Sera è riuscito a verificare i dettagli.

Lo studio è stato presentato il 16 aprile al Comitato tecnico scientifico. Ed è stato un elemento chiave per dire “no” alle continue richieste di Salvini per altre riaperture, coprifuoco compreso, ritenute, proprio sulla base di questa ricerca, «estremamente rischiose».

Gli scenari – così come hanno potuto vedere i cronisti del Corriere -, sono tre. Partono da un Rt di base simile a quello attuale, per arrivare a un Rt molto più alto, che equivale a qualcosa di molto vicino al disastro.

Nella ricerca non si parla né di chiusure, nè di aperture. Ci sono solo proiezioni e calcoli, elaborati anche sulla base delle conoscenze acquisite anche in questo anno e passa di pandemia.

I tre scenari

Eccoli dunque i tre scenari elaborati dalla Fondazione Bruno Kessler. Ricordiamo che l’ultimo Rt nazionale, quello registrato tra il 31 marzo e il 13 aprile, è di 0,81.

Primo scenario, Rt 1: questa è l’ipotesi più probabile dopo le riaperture, impossibile non assistere, a un lieve (si spera), aumento dei contagi. In questo caso i morti continueranno a essere 200/300 al giorno.

Secondo scenario, Rt a 1,1: il dato diventa più preoccupante, e indica purtroppo un aumento costante dei contagi. A metà luglio si potrebbero contare 600 vittime al giorno. Se il trend è questo lo sapremo già a giugno (con 300 vittima ogni 24 ore).

Terzo scenario, Rt a 1.25: in questo caso siamo prossimi al disastro. Le vittime entro luglio potrebbero essere 1.200/1.300 al giorno.

È chiaro che per trovarsi nel terzo scenario il governo non dovrebbe disporre alcuna misura nei mesi che verranno nonostante l’aumento dei casi, dei decessi ed evidentemente anche dei ricoveri in terapia intensiva.

Riaperture ritardate

Nella simulazione di Merler – e ripresa dal Corriere – se la riaperture fossero state rimandate al 12 maggio i morti giornalieri avrebbero potuto essere 100. E per un motivo semplice, l’incidenza sarebbe scesa ancora, ed è proprio l’incidenza (l’indice Rt), che è determinante per stabilire l’aumento o la diminuzione del numero di morti.

L’Italia è ancora molto distante da una pandemia sotto controllo. Anche questo lo dicono i freddi numeri. L’ultimo report del Cts (18 aprile), segnala 157 casi ogni 100.000 abitanti. Sono in calo rispetto ai giorni precedenti, ma per poter stabilire che la diffusione del coronavirus sia sotto controllo è necessario \che quel 157 scenda sotto i 50.

Senza le riaperture del 26 aprile sarebbe stato più semplice avvicinarsi a quell’obiettivo.

Ma non solo, disponendo le riaperture con una diffusione del virus così basso, anche la prevedibile risalita dell’Rt potrebbe avere conseguenze meno gravi.

E questa sarebbe stata secondo gli scienziati la possibile evoluzione (con le riaperture del 26 aprile rimandate al 15 maggio):

Indice Rt a 1 (una persona ne contagia un’altra), l’indice di partenza sarebbe stato molto più basso.

Indice a Rt 1.1, i morti sarebbero stati 200 al giorno

Indice Rt a 1,25., i decessi giornalieri sarebbero comunque diverse centinaia.

Riaperture e indice Rt sotto controllo

L’importante, in questa fase, e per avere un’estate più serena, sarà non far crescere sopra l’1 l’indice Rt. Ora è 0,81, c’è un po’ di margine. Una piccola percentuale di crescita potrebbe comunque arrivare (è inevitabile), dalla riapertura delle scuole.

Il timore degli scienziati è che la curva dei contagi sia ancora troppo alta e questo potrebbe causare una risalita a breve termine. Ma la scelta è stata politica. Si è preferito correre il rischio (“calcolato”), ma consentire al Paese di tornare a “respirare”.

L’effetto dei vaccini

E i vaccini? I calcoli della Fondazione hanno anche tenuto conto delle vaccinazioni che hanno abbassato la letalità del coronavirus. Col tempo il covid avrà lo stesso tasso di mortalità di una influenza stagionale: un decesso ogni mille infetti (ora è a 11).

Sarà possibile verificarlo entro il 15 giugno.

Molto dipenderà dalla crescita della campagna vaccinale, dunque. Ma anche dai comportamenti di ognuno di noi.

In caso contrario? La soluzione è sempre la stessa, si torna a chiudere.

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