Ricatti hard a imprenditore irpino: le truffe online del momento

Ricatti hard online
2' di lettura

Paga o la tua cronologia verrà resa nota, abbiamo un video hard che può crearti tanti problemi. Paolo Mastroberardino, noto imprenditore vinicolo irpino, come riportato dal quotidiano Il Mattino, ha denunciato tutto alla polizia postale. Ma quanti, spesso per questioni di imbarazzo, non hanno il coraggio di farlo? E quanti sono i casi di ricatti hard online?

Ricatti hard online in aumento

I reati informatici sono in aumento e l’Irpinia, purtroppo, non fa eccezione. Sono decine le segnalazioni ogni mese. I criminali contattano la vittima su internet.

“Abbiamo libero accesso alla tua cronologia. E possiamo pubblicare un tuo video (fotomontato) a luci rosse. Non ti piacerà”.

Spesso queste minacce sono false. Ma la vittima – preoccupata – finisce per pagare. Cifre che vanno da poche centinaia a migliaia di euro, non raramente consegnati in bitcoin. I truffatori, grazie a strutturate campagne di pishing (email ben redatte con cui si spacciano per appartenenti di enti autorevoli), cercano in tutti i modi di procurarsi dati finanziari, informazioni personali e codici di accesso.

Gli altri ricatti sessuali

La truffa della mail si affianca ad altri porno-ricatti tradizionali. Falsi account di donna, aperti in altri Stati, contattano la vittima e intraprendono una conversazione. Dopo essere entrati in confidenza convincono il bersaglio a partecipare a videochat o a consegnare dati personali. Pochi mesi fa, truffe simili hanno danneggiato diversi commercianti di Avellino. I criminali, tutti sotto i 23 anni, avevano preso di mira anche un prete dell’hinterland che non si è lasciato ingannare.

Sim Swam Fraud

In tema di truffe informatiche, un altro fenomeno da non sottovalutare è la “Sim Swap Fraud“, sempre più diffusa anche in provincia di Avellino.

I truffatori inviano una mail. L’utente la apre e il virus infetta il sistema operativo, bloccando il pc o alcune funzioni, come la lettura di ebook e pdf. Viene istallato un documento di testo. Se la vittima lo apre trova la richiesta estorsiva: “se paghi il virus verrà debellato”. Eppure basterebbe formattare il pc o intervenire proprio sul malware che inibisce le funzioni bloccate. Ma, spesso, le vittime spaventate finiscono per pagare. A rendere più difficile l’identificazione dei truffatori, il fatto che le mail partano a centinaia e da account sottratti a utenti ignari.

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