Ricetta elettronica: come funziona e come cambierà

La ricetta elettronica è ormai diffusissima, rappresenta il 90% delle prescrizioni mediche in Italia e ora verrà estesa per altre prescrizioni. È il primo timido passo verso la telemedicina, dove mancano ancora le piattaforme, e ha consentito un maggiore controllo della spesa sanitaria. Come funziona, i farmaci prescrivibili e qual è l'immediato futuro.

4' di lettura

Conoscete ormai tutti la ricetta elettronica, il primo passo verso la digitalizzazione della prestazioni mediche nel nostro Paese. La ricetta elettronica, che da un anno è diventata di uso comune (copre ormai il 90% delle ricette), anche in concomitanza con l’arrivo della pandemia, ha molti vantaggi, uno in particolare, che forse non conoscete: la ricetta elettronica assicura che la prescrizioni di medicinali (in regime di convenzione) sia valida su tutto il territorio nazionale. Ovvero: un cittadino può recarsi nella farmacia di una regione diversa da quella di residenza e avere diritto all’erogazione dei farmaci.

Senza dimenticare che ha ridotto e di molto l’afflusso dei pazienti negli studi medici e ha assicurato un più semplice accesso ai farmaci per i pazienti più fragili.

Certo il punto di evoluzione è la televisita, che già sarebbe possibile per le visite mediche di routine con gli attuali e comuni strumenti tecnologici. Ma su questo piano il nostro Sistema Sanitario Nazionale è quasi all’anno zero: mancano piattaforme diffuse e che siano utilizzabili dai medici di medicina generale. Sarebbero state indispensabili soprattutto durante la pandemia. Ma saranno utili anche dopo. A oggi, però, sembra già una conquista la banale ricetta dematerializzata.

Ma torniamo alla ricetta elettronica. Questo sistema ha anche consentito al Servizio Sanitario nazionale di attivare strumenti di controllo, sia sulle prescrizioni, sia sulla vendita dei prodotti farmaceutici. È questa è sempre una cosa buona.

Cosa è la ricetta elettronica

La ricetta elettronica non è altro che la versione digitale della vecchia ricetta rossa (quella usata per prescrivere tutti i farmaci di classe A, quelli a carico del Sistema Sanitario nazionale), e della ricetta bianca (che veniva utilizzata per i medicinali non mutuabili e quindi a pagamento).

In Italia per attivare procedure innovative serve sempre un certo tempo. La ricetta elettronica è stata disciplinata con un decreto interministeriale nel novembre del 2011. Ma è stata realmente introdotta nel 2016, con la prescrizione dei soli farmaci di classe A.

Dal maggio del 2020 è stata estesa anche ai farmaci a base di sostanze psicotrope (per intenderci: antipsicotici, antidepressivi, sedativi, ansiolitici) e forti analgesici (paracetamolo e fans).

Dal 30 gennaio di quest’anno con la ricetta elettronica è possibile prescrivere anche tutti i farmaci a pagamento, quelli che prima andavano sulla cosiddetta ricetta bianca.

Come funziona la ricetta elettronica

Il funzionamento della ricetta elettronica è molto semplice: il medico registra sul Sistema centrale Tessera Sanitaria i dati del cittadino e della prescrizione.

All’assistito viene rilasciato:

  • il numero della ricetta elettronica (NRE)
  • il promemoria cartaceo della ricetta

Il promemoria cartaceo è per ora rilasciato come garanzia in caso di momentanea indisponibilità dei sistemi informatici. È una traccia della vecchia ricetta, rossa o bianca che sia. Ma è stato avviato da tempo un percorso per arrivare alla digitalizzazione completa, eliminando il promemoria cartaceo.

E comunque, il medico dopo aver valutato positivamente la richiesta di farmaci da parte di un assistito, si collega al sistema informatico identificativo. Compila la ricetta medica, dove inserirà:

  • tipo di medicinale
  • prestazione e patologia che giustifica la richiesta.

Il sistema a questo punto genera un codice che contiene:

  • dati sanitari del paziente
  • eventuali esenzioni
  • nome del farmaco

Il medico subito dopo trasmette il promemoria della ricetta elettronica al paziente. Può farlo via e-mail, con un sms o con qualsiasi altro messo di comunicazione.

Come abbiamo visto l’elemento caratterizzante della ricetta elettronica è il numero identificativo.

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Può essere NRE per le ricette rosse o NRBE per quelle bianche.

Questo numero sostituisce il codice a barre della ricetta tradizionale e consente di identificare in maniera univoca e a livello nazionale quella determinata prescrizione medica online.

A quel punto l’assistito dovrà solo andare in farmacia con la sua tessera sanitaria per ritirare il farmaco.

Ma la ricetta cartacea resiste

Non tutte le prescrizioni necessarie per accedere al Servizio Sanitario nazionale sono state però trasferite su ricetta elettronica.

Resistono:

  • i piani terapeutici
  • i farmaci in distribuzione diretta
  • le prestazioni termali
  • le prescrizioni per l’assistenza integrativa e l’assistenza protesica

Un gruppo di studio che comprende il Ministero di Economia e Finanza, il Ministero della Salute e le Regioni, è al lavoro per estendere la ricetta elettronica anche a queste prestazioni sanitarie.

Ricetta elettronica e celiachia

Si lavora al Ministero della Salute anche per rendere elettronici i buoni destinati all’erogazione dei prodotti senza glutine per i pazienti affetti da celiachia. Questi buoni sono spendibili ovunque in Italia, anche al di fuori della propria Regione di residenza.

Ricetta elettronica e veterinari

C’è anche un altro settore interessato alla ricetta elettronica e quindi alla dematerializzazione di quella cartacea, quello dei farmaci veterinari. In questo caso l’innovazione non rientra nelle iniziative messe a punto per il controllo della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma riguarda esclusivamente la tutela della salute pubblica.

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