Richiamo con un vaccino diverso: i giorni del caos e dei no

Richiamo con un vaccino diverso: dopo la fine delle somministrazioni di AstraZeneca imposta dal governo continua a regionale la confusione. La vaccinazione combinata, con due vaccini diversi, divide i presidenti delle Regioni. De Luca è il ribelle, altri chiedono al governo di ripensarci, altri ancora si adeguano ma... Nel frattempo passa il green pass europeo.

4' di lettura

Il richiamo con un vaccino diverso per chi ha fatto Astrazeneca sta generando caos, confusione e rinunce. Il no alla seconda dose con un vaccino che non sia Astrazeneca, ma Pfizer o Moderna, riguarda in particolare chi ha meno di 60 anni e la prima somministrazione l’ha fatta con il prodotto anglo inglese, che di fatto è stato escluso dalla campagna vaccinale.

L’Aifa ieri ha dato il definitivo via libera alla vaccinazione eterologa, come si chiama l’immunizzazione con due vaccini diversi (uno con vettore virale, l’altro con mRna messaggero).

L’Ema è sulla stessa linea, il governo pure (chiaro). Ma la comunicazione con i cittadini è stata sballata o inesistente (come nella prima sospensione di AstraZeneca), i governatori fanno le bizze e hanno deciso, in parte, di agire in modo autonomo, come sempre.

La ribellione di De Luca

Vincenzo De Luca, presidente del consiglio regionale della Campania, ha già detto no al richiamo con un vaccino diverso: nella sua regione chi ha fatto AstraZeneca continuerà a fare AstraZeneca, al bando la vaccinazione eterologa.

Una presa di posizione, quella del governatore campano, che non tiene conto delle indicazioni che arrivano da tutto il mondo: la vaccinazione con due prodotti che hanno una combinazione diversa sarebbero addirittura più efficaci e non comporterebbero rischi per la popolazione.

Richiamo con un vaccino diverso: cittadini sconcertati

Ma dopo questo balletto di decisioni lo scetticismo dei cittadini è la conseguenza più logica, così come il no al richiamo con un vaccino diverso.

Il richiamo con un vaccino diverso sta provocando reazioni distinte in ogni regione d’Italia.

La Lombardia e il Piemonte rispetteranno le disposizioni del governo, «perché non esistono piani vaccinali regionali ma nazionali».

Più dosi di Pfizer e AstraZeneca

Ma c’è un problema. Se AstraZeneca è out, serviranno più dosi di Pfizer e Moderna.

Il commissario straordinario Figliuolo ha già dato rassicurazioni: si recupera tra luglio e agosto l’inevitabile rallentamento di giugno.

C’è già chi prospetta comunque che l’immunizzazione del Paese potrà essere raggiunta solo a fine settembre. Un mese dopo la data che era stata invece supposta dai più ottimisti e con AstraZeneca ancora negli hub.

I timori per la variante indiana

Ma l’obiettivo ora, al di là delle polemiche sul richiamo con un vaccino diverso, è vaccinare più persone possibili. Soprattutto i giovani, che oggi sono meno protetti e più esposti e «potrebbero – parole del commissario – riaccendere il fuoco che cova sotto la cenere».

E sotto la cenere cova il timore della variante indiana, che inizia a diffondersi anche in Italia (come altrove), e ha il potenziale di riaccendere la diffusione del contagio, se dovesse verificarsi quello che è accaduto in Gran Bretagna (i positivi giornalieri sono passati da 1000 a 8000), dove sono stati costretti a rinviare di un mese le attese riaperture.

La posizione del Lazio

Ma torniamo al richiamo con un vaccino diverso. Anche la Regione Lazio si è detta pronta a seguire le indicazioni del commissario. Ma viene chiesto al governo un parziale ripensamento: consentire il richiamo con AstraZeneca anche sotto i 60 anni se c’è un consenso informato e assistito.

Al bando anche Johnson e Johnson

È la stessa linea della Puglia, facoltà di scelta per i cittadini. Mentre i presidenti di Liguria e Veneto, Toti e Zaia, ritengono sia «imbarazzante quello che è accaduto in questi mesi»,

Nel frattempo è stato vietato anche anche il Jonhson e Johnson (è un vaccino vettore come AstraZeneca) per chi ha meno di 60 anni, almeno in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Veneto.

Così, tanto per alimentare il caos, generare confusione e sconcertare i cittadini.

Tutti in ordine sparso, dunque. Ma uniti nel criticare la scelta estrema di De Luca. Assicurano di seguire la linea imposta a livello nazionale, ma con gli inevitabili distinguo.

Il Covid pass europeo

Ma questa confusione sul richiamo con un vaccino diverso, che è solo l’ultima di una lunga serie di “incomprensioni”, arriva la buona notizia dall’Europa: è entrato definitivamente in vigore il certificato Covid pass digitale europeo.

Ieri è stato firmato il regolamento. Come saprete ne avrà diritto ogni cittadino dell’Unione Europea che è stato vaccinato o è guarito dal covid o ha effettuato un tampone risultato negativo.

La normativa sarà inviata al consiglio dei ministri giovedì.

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