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I rider sono dipendenti: sentenza Deliveroo, cosa significa

È della Corte d’Appello di Milano la sentenza sui rider con contratto da dipendenti. A loro vanno applicate le tutele da contratto di lavoro subordinato e un trattamento economico minimo di 1.400 euro mensili. Vediamo tutti i dettagli.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: secondo i giudici va applicata la disciplina di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno di 40 ore settimanali. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla sentenza sui rider con contratto da dipendenti (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: obbligo di contratto subordinato e 1.400 euro mensili. 

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. Ai rider di Deliveroo vanno applicate le tutele dei rapporti di lavoro subordinati con oltre 1.400 euro lordi di stipendio, tredicesima e quattordicesima.

A dirlo è un pronunciamento della Corte di Appello di Milano nella causa fra la multinazionale del food delivery e il rider Giuseppe Di Maggio, assistito dagli avvocati Giovanni Paganuzzi e Ilaria Elisa Calcatelli e dal sindacato Uiltucs.

Per il collegio della Sezione Lavoro e Previdenza presieduto dalla giudice Silvia Marina Ravazzoni e composto dai giudici Benedetta Pattumelli e Giulia Dossi (consiglieri), fra il rider e Deliveroo c’è, dal 1° dicembre 2018, “un rapporto di collaborazione” in base al jobs Act al quale va applicata la “disciplina di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno di 40 ore settimanali, con inquadramento nel sesto livello del Contratto Collettivo Nazionale del Commercio e retribuzione lorda di 1.407,94 euro per 14 mensilità“.

Si tratta della prima sentenza di secondo grado in assoluto in Italia – fa sapere la Uiltucs in una nota – che conferma i diritti da lavoro dipendente per un fattorino di Deliveroo. Pur stabilendo che il rapporto contrattuale è quello di una “collaborazione” da Jobs Act.

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Come funzionano i contratti dei rider?

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. Il contratto dei rider, infatti, prevede un compenso minimo per una o più consegne, pari a 10 euro lordi l’ora.

L’importo dell’indennità integrativa è pari:

  1. al 10% in presenza di una sola delle circostanze appena citate;
  2. al 15% in presenza di due circostanze;
  3. al 20% in presenza di tutte e tre le circostanze.

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: il quadro europeo 

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. La multinazionale del food delivery tiene a precisare che “nessuna sentenza di nessun tribunale Italiano riconosce oggi l’inquadramento di lavoratore subordinato ai rider che collaborano con Deliveroo, che sono e restano pertanto lavoratori autonomi. Tra l’altro la decisione è relativa a un vecchio modello utilizzato che non è più in uso da anni”.

A fine gennaio 2023, il Ministero del Lavoro spagnolo ha multato Glovo per 57 milioni di euro. Oltre settemila rider avrebbero lavorato a Madrid senza avere regolari contratti. Solo a settembre, la stessa società di consegne a domicilio era stata multata per altri 79 milioni di euro per il medesimo motivo: non aver messo in regola i rider.

«A quanto pare, Glovo preferisce continuare ad essere multata che sottostare alla norma. È questa la riflessione da fare», commenta Silvia Simoncini, Segretaria Nazionale di Nuove Identità di Lavoro (Nidil) Cgil. In Spagna, è possibile multare Glovo perché è una legge a stabilire che il rider è un lavoratore subordinato.

In Italia, vige un ordinamento diverso. Nel nostro Paese i rider attualmente attivi, vale a dire quelli che lavorano con cadenza periodica, sono quasi trentamila.

Ad oggi, questi ciclofattorini lavorano in base a una normativa che li rende o autonomi occasionali o lavoratori con Partita Iva. «Noi, come sindacato, sosteniamo la natura subordinata di tali lavoratori» afferma Simoncini. «Alcuni tribunali ci hanno già dato ragione, altri hanno ritenuto che i rider non siano lavoratori subordinati ma etero-organizzati e, in quanto tali, debbano godere degli diritti dei lavoratori subordinati».

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: le criticità sulla sicurezza 

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. Al momento, tutti i rider, sia quelli dipendenti di Just Eat sia quelli autonomi delle altre piattaforme, hanno la copertura Inail. Il vero problema consiste, però, nella modalità di lavoro perché, nell’ottica di effettuare il maggior numero di consegne per guadagnare il più possibile, l’aspetto della sicurezza diventa secondario e gli incidenti sono all’ordine del giorno.

I problemi della sicurezza sono connaturati alla professione. Per i rider, le tutele non sono così scontate come per altri lavoratori. Gli istituti assistenziali e provvidenziali hanno promosso delle iniziative.

In particolare, a Napoli e in altre città esistono le case dei rider, locali messi a disposizione per consentire ai ciclofattorini le soste e il riposo. In generale, però, in Italia, gli incidenti sul lavoro sono frequentissimi e chi lavora per strada ha ancora più difficoltà a vedersi assicurate tutte le tutele. «Solo con le sentenze siamo riusciti ad ottenere qualche risultato, abbiamo dovuto buttare giù il muro costruito dalle aziende multinazionali che operano sul territorio italiano», commenta l’avvocato Sergio Vacirca.

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: le sentenze 

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. La Cassazione nel novembre del 2020 ha riconosciuto che i ciclofattorini sono lavoratori etero-organizzati. La Cassazione ha sostenuto, inoltre, che tale forma di etero-organizzazione non è un nuovo tipo di contratto ma una norma già esistente nell’ordinamento italiano dal 2015 (art. 2, d.lgs. n. 81/2015) e che disciplina talune figure molto al confine con il lavoro subordinato.

In ragione di questa similitudine, il legislatore ha scelto di applicare tutta la disciplina del lavoro subordinato. Per esempio, le cause relative al diritto dei rider di ricevere le mascherine e l’acqua dall’azienda sono rivelanti perché sostengono che ai lavoratori etero-organizzati debbano applicarsi tutte le disposizioni del lavoro subordinato in materia di salute e sicurezza.

In base a quanto previsto invece dal d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, in Italia gli autonomi devono dotarsi a propria cura e spese degli strumenti a tutela della salute e della sicurezza. Il salto di qualità è stato dunque riconoscere che agli etero-organizzati si debba applicare tutta la disciplina del lavoro subordinato.

Contro le piattaforme si è già espressa nel 2021 la Procura della Repubblica di Milano, multandole. Secondo la Procura, il rapporto di lavoro del rider deve essere inquadrato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa e non occasionale.

Sempre nel 2021, il Garante della Privacy ha multato sia Glovo sia Deliveroo per le modalità di conservazione dei dati stabilendo che le piattaforme avrebbero dovuto verificare che i sistemi di prenotazione e assegnazione degli ordini di cibo non causassero forme di discriminazione. La sanzione comminata a una piattaforma del gruppo Glovo ammontava a 2,6 milioni di euro.

Il Tribunale del lavoro di Bologna, per primo, con la sentenza del luglio 2021, e quello di Firenze a novembre dello stesso avevano già dichiarato illegittimo il contratto collettivo dei rider firmato il 15 settembre 2020 da Ugl e Assodelivery, l’associazione composta da Deliveroo, Glovo, Foodtogo, Socialfood e Uber Eats, con un unico sindacato, Ugl Rider.

Essendo stata riconosciuta l’illegittimità del contratto, oltre che la natura di sindacato di comodo per Ugl Rider, tre organizzazioni sindacali più un rider hanno chiesto che ne fosse inibita l’applicazione a livello nazionale a un tribunale delle imprese. Il tribunale di Milano ha rigettato la possibilità di un’azione collettiva per disapplicare il contratto Ugl.

In maniera del tutto innovativa, tuttavia, il Tribunale delle imprese ha ritenuto ammissibile l’azione di classe inibitoria nelle controversie di lavoro laddove siano lesi interessi comuni a una classe omogenea. «Noi la consideriamo una vittoria – commenta l’avvocato Maria Matilde Bidetti – perché è stato affermato in sostanza che nelle controversie di lavoro si potrà agire per inibire comportamenti lesivi di interessi comuni ad una predefinita categoria di lavoratori».

Resta tanto da ottenere, in primo luogo, tramite la contrattazione collettiva, delle condizioni di lavoro migliori per tutti i rider. Le sentenze hanno avuto valore solamente per il lavoratore che ha mosso la causa. La contrattazione collettiva avrebbe valore invece per tutti i lavoratori che svolgono l’attività.

«Il nostro obiettivo è dare gli stessi diritti a tutti i rider seguendo l’esperimento di Just Eat» conclude la Segretaria Nazionale NIdiL Cgil. «Vogliamo che i rider siano lavoratori dipendenti e che abbiano diritto alla tredicesima, alla quattordicesima, alla malattia e alla maternità, perché, se ne parla poco, ma il rider è anche un lavoro femminile».

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: nella foto un rider che consegna in bici

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti: due modelli a confronto 

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. In Italia convivono due modelli contrattuali nel food delivery: quello della collaborazione autonoma regolata dal Ccnl Assodelivery e quello del lavoro dipendente regolato dal contratto aziendale Just Eat. Un confronto delle due esperienze.

Cosa prevedono i due contratti?

Sentenza sui rider con contratto da dipendenti. È del 16 settembre 2020 il contratto collettivo nazionale stipulato da Assodelivery (Confindustria) con UGL-Rider, che regola il lavoro dei ciclofattorini qualificando la loro prestazione come autonoma, ma estendendo a essa alcune protezioni essenziali proprie del lavoro dipendente: standard retributivo minimo (commisurato a 10 euro l’ora più un premio di 600 euro al raggiungimento di 2000 consegne nell’anno solare), preavviso di recesso, divieto di discriminazioni, sicurezza del lavoro e relative dotazioni, assicurazione antinfortunistica, diritti sindacali.

Di poco successivo, ossia del marzo 2021, è il distacco da Assodelivery dell’impresa Just Eat, la quale si è proposta di sperimentare invece un proprio modello di organizzazione del lavoro dei ciclofattorini caratterizzato dalla qualificazione della prestazione come subordinata, attraverso la stipulazione con Cgil, Cisl e Uil di un contratto aziendale volto a consentire, con i necessari adattamenti, l’applicazione del contratto collettivo nazionale per il settore della logistica; ne risulta uno standard retributivo minimo di poco inferiore a 9 euro l’ora (compresi i ratei di Tfr e tredicesima) più 0,25 euro a consegna, oltre che ovviamente tutte le protezioni e i diritti sindacali propri del lavoro dipendente.

Nell’ultimo biennio in Italia si sono dunque confrontati due modelli di organizzazione e disciplina del lavoro dei rider. Il primo, quello fondato sull’applicazione del contratto nazionale Assodelivery-UGL Rider, ha regolato in questo periodo il rapporto di circa 27 mila ciclofattorini facenti capo alle piattaforme di Deliveroo, FoodToGo, Glovo, SocialFoodUber Eats.

Il secondo, quello fondato sul contratto aziendale Just Eat, ha regolato il rapporto dei circa 3 mila ciclofattorini dipendenti di questa impresa, utilizzati per il servizio a 10 mila circa dei ristoranti che si avvalgono di questa impresa. Ne restano esclusi circa 18 mila, ai quali Just Eat può fornire soltanto il servizio del contatto con gli acquirenti, ma che devono provvedere alla consegna a domicilio con fattorini reperiti in altro modo, retribuiti direttamente di volta in volta, oppure attraverso altri soggetti che organizzano il servizio.

Fonti e materiale di approfondimento

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