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Non solo Rdc, anche Naspi breve: il governo Meloni ci pensa

Il nuovo governo si sta muovendo per modificare alcune prestazioni. Nel mirino il Reddito di cittadinanza e la Naspi breve.

di Chiara Del Monaco

Novembre 2022

Era già nota l’intenzione di apportare delle modifiche significative al Reddito di cittadinanza da parte del centrodestra. Ma c’è un’altra novità: con il nuovo governo Meloni, il Rdc non sarà l’unica prestazione economica a cambiare. Sul tavolo ci sono anche delle ipotesi per rendere la Naspi breve (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Il Reddito di cittadinanza non ha mai suscitato particolare simpatia alle coalizioni di centrodestra. Ecco perché con il governo Meloni dovevamo aspettarci alcuni cambiamenti sul sussidio di contrasto alla povertà. Per il momento le proposte sembrano abbastanza prudenti.

Ciò che invece non era previsto è che il governo agisse anche sull’indennità di disoccupazione. Insieme al Rdc, infatti, Meloni sta pensando a una Naspi breve, in modo da reperire più fondi per le altre politiche economiche sulle quali vuole concentrarsi. Nei prossimi paragrafi approfondiamo le ipotesi relative sia al Reddito di cittadinanza sia alla riduzione della durata della Naspi per disoccupati (con una Naspi breve).

Indice

Modifiche Rdc e Naspi breve: le ipotesi del governo Meloni

Dall'”abolizione” del Reddito di cittadinanza tanto decantata durante la campagna elettorale, con l’inizio del nuovo governo Meloni si è passati alla parola “manutenzione”. Lo fa notare Repubblica.it in un articolo dedicato ai possibili cambiamenti del sussidio anti-povertà.

In particolare, questa “manutenzione” non riguarda solo il Reddito di cittadinanza, ma andrà anche a influire sull’indennità di disoccupazione Naspi e Dis-Coll; a tal proposito il governo ha messo sul tavolo l’idea di una Naspi breve. sulla quale torneremo tra poco.

L’idea generale, sia per il Rdc sia per la Naspi breve è di ridimensionare gradualmente le due prestazioni. Un’abolizione, infatti, comporterebbe delle conseguenze importanti soprattutto dal punto di vista sociale. Entrambe le misure si sono rivelate fondamentali per milioni di famiglie italiane e privare questi cittadini significherebbe andare incontro a una frattura sociale.

Per quanto riguarda le modifiche relative al Reddito di cittadinanza, l’intenzione di Meloni è “mantenere e, laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizione di lavorare“, ossia categorie come pensionati in difficoltà, persone con invalidità, famiglie con figli minori a carico.

In particolare, si tratterebbe di creare un “Reddito di sussistenza” rivolto alle sole persone fragili, che sarà tolto all’INPS e affidato ai Comuni. Ma quali sono le persone fragili e come distinguerle dagli altri? Visto che manca appena un mese all’approvazione della legge di bilancio del prossimo anno è improbabile che si riesca a definire con esattezza quali cittadini continueranno ad avere diritto al sussidio e quali saranno esclusi.

Ecco perché almeno per il momento il governo pensa innanzitutto di limitare le offerte di lavoro congrue da due a una prima della decadenza del sussidio. Ricordiamo che le offerte congrue sono quelle adatte al curriculum della persona interessata. In origine erano tre, poi sono state ridotte a due con il governo Draghi. Adesso si punta a una sola offerta congrua.

E a proposito di offerte congrue, in un articolo di Repubblica, che si trova in linea con altri quotidiani autorevoli come il Corriere della Sera, si legge che tra i percettori di Rdc sono circa 660 mila le persone occupabili e che quindi potrebbero perdere l’accesso al Reddito di cittadinanza e rispondere alle offerte di lavoro coerenti con il proprio percorso. Allo stesso modo, come Repubblica ci fa notare nell’articolo, c’è un’elevata percentuale di inoccupabili che continuerà a beneficiare del sussidio. Ma chi sono gli inoccupabili e da dove arriva il dato delle 660mila offerte? Lo vediamo subito.

Gli inoccupabili e il Reddito di cittadinanza ridotto

Negli ultimi giorni è stata più volte menzionata la parola inoccupabili, in riferimento alle persone che continueranno a percepire il Reddito di cittadinanza nei prossimi mesi perché non si trovano nelle condizioni di cercare o accettare un lavoro. Il primo riferimento alle persone occupabili e inoccupabili proviene in particolare da Anpal, che monitora costantemente la sottoscrizione dei Patti di lavoro e i cui dati sono sempre aggiornati anche per quanto riguarda l’occupazione dei beneficiari di Rdc.

Secondo questi dati di Anpal, al 30 giugno 2022 si contano 919 mila cittadini “potenzialmente occupabili”. Togliendo gli esonerati, gli esclusi, i rinviati ai servizi sociali, si scende a 833.470. Da questa cifra bisogna poi sottrarre chi lavora, arrivando a un risultato di 660.602 beneficiari per cui sarebbe necessario trovare delle offerte di lavoro congrue e togliere così il diritto al Reddito di cittadinanza.

Tuttavia, di questi 660mila occupabili circa 480mila non hanno avuto un contratto di lavoro negli ultimi tre anni. Inoltre, il 70% di loro, quindi circa 339mila persone, ha conseguito al massimo il titolo di scuola secondaria di primo grado, mentre solo un quarto ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Questi utlimi sono circa 120mila.

Di conseguenza, gli inoccupabili di cui si parla molto negli ultimi tempi corrisponderebbero a circa 360mila persone che continueranno a ricevere il Reddito di cittadinanza. A essere esclusi, invece, sarebbero più o meno 120 mila persone.

In attesa di ulteriori sviluppi sui cambiamento relativi al Rdc, vediamo in cosa consiste il nuovo piano sulla Naspi breve. Ne parliamo nel prossimo paragrafo.

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Naspi breve: ecco come cambierà l’indennità di disoccupazione

Come anticipato, tra le misure che sono destinate a cambiare nel prossimo anno, le più significative sono senza dubbio il Reddito di cittadinanza e l’indennità di disoccupazione Naspi. Abbiamo menzionato che il Rdc sarà soggetto a una riduzione della platea, ma non è ancora molto chiaro dove trovare le offerte di lavoro congrue per coloro che potrebbero perdere il Reddito di cittadinanza. Dall’altro lato, si parla di una Naspi breve, cioè una riduzione della durata di questa misura.

In merito all’indennità di disoccupazione Naspi, l’idea del nuovo Governo è di ridimensionare la durata del sussidio. Ricordiamo che al momento i beneficiari di Naspi ricevono un importo mensile che varia a seconda dei casi e che cala del 3% dopo il sesto mese, per una durata massima di due anni se si hanno almeno quattro di anzianità. Quindi se una persona ha lavorato per un anno avrà diritto a sei mesi di Naspi, mentre una persona che ha lavorato per sei mesi prenderà il sussidio per tre mesi. Decisamente troppi, per il governo Meloni.

Ecco allora la proposta di una Naspi breve, con cui si punta a scendere sotto il 50% del periodo lavorato. In effetti, la durata del sussidio per disoccupati ha spesso trovato disaccordo, in particolare da parte della Lega che considera la Naspi un meccanismo improduttivo e ha più volte fatto notare che “la durata del sussidio non è coerente con quanto hai lavorato”.

Ma veniamo ai costi. Nel 2021 lo Stato ha messo 7,3 miliardi di euro (in discesa rispetto al 2020 pandemico ma anche sul 2019) per per 2,5 milioni di disoccupati. Questi cittadini hanno beneficiato di circa 5.307 euro nell’anno, e quindi 43 euro al giorno. A sei mesi dalla fine della Naspi, il 53% dei percettori lavorava.

Per il moemnto non ci sono ulteriori aggiornamenti sulla Naspi breve. Quindi non ci resta che attendere delle novità dai piani alti. Per avere un quadro più chiaro delle modifiche che saranno apportate a questa indennità, vediamo quali sono le caratteristiche della Naspi 2022.

Scopri la pagina dedicata alla disoccupazione e al reinserimento lavorativo.

Riduzione Rdc e Naspi breve: cosa succederà nei prossimi mesi

Prima della Naspi breve: come funziona la Naspi 2022

Come dicevamo, oltre la riduzione della platea che ha diritto al Reddito di cittadinanza e un generale ridimensionamento del sussidio anti-povertà, il governo vorrebbe sta lavorando anche all’idea di una Naspi breve, riducendo la durata del beneficio al di sotto del 50% del periodo lavorato.

Mentre attendiamo ulteriori informazioni in merito a questi cambiamenti, che quasi sicuramente vedremo nella prossima legge di bilancio, facciamo un breve riepilogo delle caratteristiche della Naspi attive al momento.

Innanzitutto, ricordiamo che il nostro ordinamento prevede due indennità di disoccupazione: la NaSpi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) rivolta ai lavoratori subordinati e la Dis-Coll, rivolta ai lavoratori autonomi iscritti solo alla Gestione separata dell’INPS. Per accedere alle due indennità è necessario possedere questi due requisiti:

In particolare, hanno accesso alla Naspi i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione e che includono:

Al contrario, non hanno diritto alla prestazione:

Poiché le modifiche che saranno apportate alla Naspi riguarderanno principalmente la durata della prestazione, portando quindi a una Naspi breve, vediamo quanto dura e quanto spetta di Naspi per il 2022.

Dunque, la Naspi è erogata ogni mese per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni, e per un massimo di due anni. Ai fini del calcolo della durata non vengono considerati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo all’erogazione di prestazioni di disoccupazione. Inoltre, è bene ricordare che i periodi di retribuzione della Naspi sono coperti da contribuzione figurativa, come specificato anche dalla circolare n.94/2015 dell’INPS.

Per quanto riguarda l’importo della Naspi, che non sappiamo se subirà gli effetti della Naspi breve, questo corrisponde al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni. Tuttavia, precisiamo che è concesso il 75% solo se la retribuzione è inferiore a un importo di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato ogni anno sulla base dei dati ISTAT. Per il 2022 il limite di riferimento è 1.250,87 euro.

Con una retribuzione superiore a questo importo, il valore della Naspi viene calcolato diversamente secondo le indicazioni dell’INPS. In ogni caso, l’importo della Naspi non può mai superare un determinato limite stabilito dalla legge e rivalutato annualmente, che per il 2022 corrisponde a 1.360,77 euro.

Infine, il valore della Naspi è soggetto a una riduzione del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Invece, per i beneficiari con più di 55 anni, la riduzione scatta all’ottavo mese di fruizione.

Per il momento le uniche informazioni relative alla Naspi breve e alla riduzione del Reddito di cittadinanza sono quelle che abbiamo riportato in questo approfondimento. Non appena avremo maggiori notizie sarà nostra premura informare i lettori tramite le pagine web e i canali social su cui siamo presenti ogni giorno.

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