La riforma del catasto non avrà nessun effetto sui tributi fino al 2026. Per ora riguarda in particolare una nuova mappatura degli immobili e la revisione complessiva dell’ufficio. - Scopri le ultime notizie su bonus e agevolazioni Inps. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
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Al momento la riforma del catasto serve soltanto a capire l’effettivo valore del patrimonio immobiliare in Italia.
Gli eventuali aumenti, se ci saranno, verranno decisi dal governo che sarà in carica tra 5 anni e sulla base dei nuovi dati che nel frattempo sono stati aggiornati. A partire da ora.
Anche perché appare del tutto evidente, al momento, una sostanziale e netta differenza tra il valore di mercato degli immobili e i valori catastali (l’ultima rivalutazione risale agli anni ’80).
Riforma del catasto: aumento dell’Imu
Ma di fatto, anche se tra 5anni, cosa comporterebbe l’adeguamento del valore catastale degli immobili a quello di mercato?
Beh, è facile immaginare: con le aliquote attuali l’aumento della tassazione potrebbe essere molto consistente. In particolare per il pagamento dell’Imu.
Qualche esempio:
- Milano: +174%;
- Roma: +56%
- Napoli: +108%
- Torino: +46%
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Riforma del catasto: imposta di registro
Il calcolo è piuttosto semplice. Si confronta il valore medio a metro quadro degli immobili ricavato dalle banche dati catastali con quelli effettivi di vendita. I dati sono stati riferiti dall’Agenzia delle Entrate.
Riforma del catasto: così le differenze in Italia
Se non si calcola l’Imu, ma l’Imposta di registro che pesa sull’acquisto della prima casa, l’aumento potrebbe essere ancora più rilevante: a Milano (città esempio), +299%.
Insomma, non si tratta di un aumento, ma di una esplosione dei costi.
Vediamo la situazione che si viene a creare nei capoluoghi di regione, ovvero la variazione della tassazione con i valori inseriti con la riforma del catasto:
- Ancona: 51,7%
- Aosta: 47,7%
- Bari: 32,8%
- Bologna: 97,8%
- Bolzano: 284,7%
- Cagliari: 74,6%
- Campobasso: 56,3%
- Firenze: 119%
- Genova: 49%
- L’Aquila: 26,6%
- Milano: 174,2%
- Napoli: 108,4%
- Palermo: 117,5%
- Perugia: 90,9%
- Potenza: 117,4%
- Reggio Calabria; 39,9%
- Roma: 56,5%
- Torino: 46,4%
- Trento: 227,7%
- Trieste: 52,1%
- Venezia: 153,9%
Le situazioni si diversificano tra città e città. Alcune sono già vicine agli estimi catastali (come Torino), altre molto meno. Trento e Bolzano in particolare, ma lì c’è un sistema diverso.

Riforma del catasto: caccia a chi paga meno
Ma, chiariamoci, cosa significa niente aumento delle tasse sulla casa fino al 2026?
Inizierà a pagare di più chi, anche nel rispetto della normativa oggi in vigore, paga meno o non paga affatto.
L’Agenzia delle Entrate sta effettuando una ricognizione degli immobili non censiti o di quelli che hanno una destinazione d’uso diversa da quella indicata nelle banche dati o sono state inserite in una categoria diversa.
Riforma del catasto: terreni edificabili
Nel mirino sono finiti anche i terreni edificabili che sono stati invece accatastati come agricoli e ospitano degli immobili abusivi.
Questa attività dell’Agenzia delle Entrate provocherà per molti cittadini un immediato aumento della tassazione (basta cambiare categoria catastale).
Riforma del catasto: attenzione alle ville
In bilico anche molte abitazioni in categoria A2 o le case indipendenti di categoria A7: basta davvero poco per essere inserite nelle case signorili (A1) o ville (A8). Questo cosa comporta un aumento dell’Imu considerevole. Ma non solo: dovranno pagare l’Imu anche le “prime case”.
Insomma, cambia tutto.
E che ci siano molte più case di lusso rispetto a quelle censite lo dicono i numeri:
su 35.265.434 abitazioni solo 70.051 rientrano nella categoria “ville” o “lusso”. Solo lo 0,2%. Decisamente troppo poche. Basta guardarsi in giro.

Riforma del catasto: case abusive
Ma la tolleranza sarà ridotta anche per le abitazioni abusive. Anche qui le cifre rappresentano bene la situazione: in Italia ci sono 1,2 milioni di abitazioni sconosciute al catasto. Ufficialmente abusive e sulle quali non si paga l’Imu (e neppure le altre tassazioni che sono previste per questi immobili).
Ma c’è un altro numero che indica l’estensione dell’abusivismo edilizio: nel 2020 su 100 case costruite il 17,7% era abusivo.
Il fenomeno è così suddiviso a livello territoriale:
- Nord: 6,1% di case abusive bel 2020
- Centro: 17,8%
- Sud: 45,6%