Riforma del catasto: per chi aumentano le tasse, subito

Riforma del catasto: le tasse in base al valore degli immobili aumenteranno solo nel 2026, ma per tanti la situazione cambierà subito. L'Agenzia delle Entrate ha iniziato una attenta valutazione per individuare gli immobili sconosciuti al catasto e fronteggiare l'enorme fenomeno dell'abusivismo edilizio.

4' di lettura

La riforma del catasto non avrà nessun effetto sui tributi fino al 2026. Per ora riguarda in particolare una nuova mappatura degli immobili e la revisione complessiva dell’ufficio.

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Al momento la riforma del catasto serve soltanto a capire l’effettivo valore del patrimonio immobiliare in Italia.

Gli eventuali aumenti, se ci saranno, verranno decisi dal governo che sarà in carica tra 5 anni e sulla base dei nuovi dati che nel frattempo sono stati aggiornati. A partire da ora.

Anche perché appare del tutto evidente, al momento, una sostanziale e netta differenza tra il valore di mercato degli immobili e i valori catastali (l’ultima rivalutazione risale agli anni ’80).

Riforma del catasto: aumento dell’Imu

Ma di fatto, anche se tra 5anni, cosa comporterebbe l’adeguamento del valore catastale degli immobili a quello di mercato?

Beh, è facile immaginare: con le aliquote attuali l’aumento della tassazione potrebbe essere molto consistente. In particolare per il pagamento dell’Imu.

Qualche esempio:

  • Milano: +174%;
  • Roma: +56%
  • Napoli: +108%
  • Torino: +46%

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Riforma del catasto: imposta di registro

Il calcolo è piuttosto semplice. Si confronta il valore medio a metro quadro degli immobili ricavato dalle banche dati catastali con quelli effettivi di vendita. I dati sono stati riferiti dall’Agenzia delle Entrate.

Riforma del catasto: così le differenze in Italia

Se non si calcola l’Imu, ma l’Imposta di registro che pesa sull’acquisto della prima casa, l’aumento potrebbe essere ancora più rilevante: a Milano (città esempio), +299%.

Insomma, non si tratta di un aumento, ma di una esplosione dei costi.

Vediamo la situazione che si viene a creare nei capoluoghi di regione, ovvero la variazione della tassazione con i valori inseriti con la riforma del catasto:

  • Ancona: 51,7%
  • Aosta: 47,7%
  • Bari: 32,8%
  • Bologna: 97,8%
  • Bolzano: 284,7%
  • Cagliari: 74,6%
  • Campobasso: 56,3%
  • Firenze: 119%
  • Genova: 49%
  • L’Aquila: 26,6%
  • Milano: 174,2%
  • Napoli: 108,4%
  • Palermo: 117,5%
  • Perugia: 90,9%
  • Potenza: 117,4%
  • Reggio Calabria; 39,9%
  • Roma: 56,5%
  • Torino: 46,4%
  • Trento: 227,7%
  • Trieste: 52,1%
  • Venezia: 153,9%

Le situazioni si diversificano tra città e città. Alcune sono già vicine agli estimi catastali (come Torino), altre molto meno. Trento e Bolzano in particolare, ma lì c’è un sistema diverso.

Riforma del catasto: caccia a chi paga meno

Ma, chiariamoci, cosa significa niente aumento delle tasse sulla casa fino al 2026?

Inizierà a pagare di più chi, anche nel rispetto della normativa oggi in vigore, paga meno o non paga affatto.

L’Agenzia delle Entrate sta effettuando una ricognizione degli immobili non censiti o di quelli che hanno una destinazione d’uso diversa da quella indicata nelle banche dati o sono state inserite in una categoria diversa.

Riforma del catasto: terreni edificabili

Nel mirino sono finiti anche i terreni edificabili che sono stati invece accatastati come agricoli e ospitano degli immobili abusivi.

Questa attività dell’Agenzia delle Entrate provocherà per molti cittadini un immediato aumento della tassazione (basta cambiare categoria catastale).

Riforma del catasto: attenzione alle ville

In bilico anche molte abitazioni in categoria A2 o le case indipendenti di categoria A7: basta davvero poco per essere inserite nelle case signorili (A1) o ville (A8). Questo cosa comporta un aumento dell’Imu considerevole. Ma non solo: dovranno pagare l’Imu anche le “prime case”.

Insomma, cambia tutto.

E che ci siano molte più case di lusso rispetto a quelle censite lo dicono i numeri:

su 35.265.434 abitazioni solo 70.051 rientrano nella categoria “ville” o “lusso”. Solo lo 0,2%. Decisamente troppo poche. Basta guardarsi in giro.

Riforma del catasto: case abusive

Ma la tolleranza sarà ridotta anche per le abitazioni abusive. Anche qui le cifre rappresentano bene la situazione: in Italia ci sono 1,2 milioni di abitazioni sconosciute al catasto. Ufficialmente abusive e sulle quali non si paga l’Imu (e neppure le altre tassazioni che sono previste per questi immobili).

Ma c’è un altro numero che indica l’estensione dell’abusivismo edilizio: nel 2020 su 100 case costruite il 17,7% era abusivo.

Il fenomeno è così suddiviso a livello territoriale:

  • Nord: 6,1% di case abusive bel 2020
  • Centro: 17,8%
  • Sud: 45,6%

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