Riforma del pubblico impiego, carriera solo per merito

Sarà settimana decisiva per la riforma del pubblico impiego: verrà introdotta la meritocrazie per i passaggi di carriera, che saranno valutati in base alle competenze. Avrà rilievo anche il titolo di studio e la formazione professionale. Come nel settore privato. Decisa l'introduzione di una quarta area: l'alta professionalità, equiparabile ai quadri dirigenti del privato. Previsto anche un aumento degli stipendi.

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La riforma del pubblico impiego sarà inserita nella manovra che verrà approvata martedì dal Consiglio dei ministri. Molte la novità, la più importante riguarda gli avanzamenti di carriera e i premi. Il pubblico impiego diventerà molto più simile al settore privato.

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Nella trattativa sono stati previsti anche degli aumenti, 104 euro lordi mensili. Ma la questione principale non riguarda l’aumento degli stipendi, che erano fermi da tempo.

Riforma del pubblico impiego: le nuove carriere

La riforma del pubblico impiego, e quindi il nuovo contratto, prevede la riforma delle carriere. Sarà introdotto una quarta area, quella delle alte professionalità.

Nel settore privato le alte professionalità vengono definite quadri. Ovvero una via di mezzo tra i funzionari e la dirigenza.

In questa area saranno assegnati i neo assunti che verranno impegnati nel Recovery Plan.

Ma come detto, cambia anche il sistema delle progressioni economiche, sia verticali, sia orizzontali.

Riforma del pubblico impiego: progressioni orizzontali

Le progressioni economiche orizzontali saranno scatti di stipendio legati soprattutto al merito del dipendente. Saranno valutati i titoli di studio e la formazione. Per rendere possibile questa operazione nella manovra saranno inserito un fondo da 900 milioni.

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Riforma del pubblico impiego: progressioni verticali

Le progressioni verticali, e quindi per i passaggi a un’area superiore (fino alla dirigenza), non ci sarà solo il concorso, quello che è aperto anche agli esterni. Gli impiegati meritevoli saranno selezionati in base a valutazioni e competenze acquisite. Proprio come accade da sempre nel settore privato.

Riforma del pubblico impiego: stimolare i dipendenti

Una riforma del pubblico impiego quasi copernicana. Che tende anche a stimolare i dipendenti: meglio lavori e più sei premiato. Un concetto che non era mai entrato nella logica del lavoro statale.

Ma per portare a termine questa riforma del pubblico impiego sarà necessario finanziare le carriere all’interno della manovra di bilancio.

Riforma del pubblico impiego: salario accessorio

Per le progressioni economiche orizzontali (scatti di stipendio), in manovra dovrà essere eliminato il tetto ai fondi concessi alle amministrazioni per il salario accessorio. Un tetto che era anche un limite importante per le risorse a disposizione delle singole amministrazioni destinate a premi e indennità.

Riforma del pubblico impiego: i costi

Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aveva già inserito una norma che andava in questo senso. Ma era stata in parte bloccata dalla ragioneria Ragioneria generale che l’aveva definita solo di carattere programmatico.

E infatti, l’abolizione di quel limite, ha un costo mica da niente: 2, 3 miliardi l’anno. Anche se su quella cifra i tecnici della funzione pubblica non la pensano allo stesso modo: ritengono sia una previsione esagerata.

Riforma del pubblico impiego: meritocrazia

Sul punto però il ministro ha insistito. E sembra sia in procinto di spuntarla. Brunetta ritiene che il rilancio della Pubblica amministrazione deve necessariamente passare da un rinnovato concetto di meritocrazia. Che cioè l’appiattimento dei salari, degli scatti di carriera, delle indennità (che si basano spesso solo sul dato anagrafico), rendano meno efficiente ed efficace l’azione della pubblica amministrazione.

Riforma del pubblico impiego: nuove carriere

Brunetta ne è così convinto che accanto allo sblocco dei fondi per il salario accessorio ha ottenuto che all’interno della manovra venga inserito lo stanziamento di 150/200 milioni per l’ordinamento delle nuove carriere.

Riforma del pubblico impiego: nuovo contratto

Ma a cosa serviranno questi soldi?

Queste risorse dovrebbero garantire la spinta definitiva per il rinnovo del contratto pubblico.

Per la riforma del pubblico impiego la prossima sarà una settimana decisiva.

Martedì, ossia il giorno il cui il Consiglio dei ministri dovrà affrontare la delicata discussione sulla legge di Bilancio, il presidente dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (Aran), Antonio Naddeo, incontrerà i rappresentanti sindacali.

Sul tavolo una nuova bozza dell’accordo.

Riforma del pubblico impiego: smart working

Ma sarà una settimana decisiva anche per un altro motivo.

Venerdì il ministro Renato Brunetta incontrerà a sua volta i sindacati, Questa volta per discutere di un altro tema delicato, e che si è imposto con forza proprio in questi quasi due anni di pandemia: il nuovo smart working nel pubblico impiego.

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