Riforma delle pensioni: uscita anticipata con penalità

Riforma delle pensioni: il governo ha ancora pochi giorni per evitare la Legge Fornero, tempi stretti e molte possibilità sul campo, vediamo quali. Tra le ipotesi anche l'anticipo pensionistico con penalizzazione: 2% in meno per ogni anno di anticipo. L'ipotesi al momento più realistica è quella della introduzione di una Super Ape Sociale.

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Riforma delle pensioni, siamo quasi fuori tempo massimo. Il governo ha ancora poche settimane per scongiurare il ritorno della Legge Fornero (pensione a 67 anni), dopo la soppressione di Quota 100, che scade il 31 dicembre 2021.

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L’intenzione dell’esecutivo Draghi era quella di introdurre una credibile soluzione all’interno della legge di Bilancio del 2022, che dovrà essere approvata entro ottobre. Ma siamo molto distanti da una possibile conclusione.

Riforma delle pensioni: non c’è accordo tra i partiti

Non c’è ancora un accordo tra i partiti. Tutti propongono ricette diverse, eppure gli obiettivi sono gli stessi e a volte le differenze non così sostanziali:

  • maggiore flessibilità in uscita;
  • superamento della Legge Fornero.

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Riforma delle pensioni: Quota 41

Tra le proposte in discussione per la riforma delle pensioni c’è quella della Lega (che aveva lanciato la discussa Quota 100): si chiama Quota 41.

Cosa prevede Quota 41? L’uscita anticipata a qualsiasi età se si raggiungono i 41 anni di contributi.

L’alternativa, proposta sempre dal partito di Salvini, è la proroga di un anno di Quota 100.

Riforma delle pensioni: Super Ape Sociale

L’altra ipotesi – quella caldeggiata in particolare dal Pd – è la creazione di una Super Ape Sociale, che allarghi la platea dei possibili beneficiari (e la lista dei lavori gravosi), per avere un anticipo pensionistico ad almeno 63 anni di età.

Riforma delle pensioni: Opzione Donna

La Super Ape Sociale dovrebbe anche includere la riconferma di Opzione Donna.

Cosa prevede Opzione Donna?

35 anni di contributi e 58 anni di età (59 se autonome).

Senza contare la pensione di garanzia per i giovani e la riduzione della soglia di età per le madri lavoratrici.

Su queste proposte c’è anche la piena adesione del Movimento 5 Stelle.

Riforma delle pensioni: anticipo con penalizzazione

Da Forza Italia arriva un’altra proposta ancora:

35 anni di contributi e 62 anni di età.

Ma a una condizione: che l’importo non sia inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Questo trattamento prevede la riduzione del 2% sull’importo complessivo per ogni anno di anticipo rispetto al limite dei 66 anni.

In pratica chi va a 62 anni deve rinunciare all’8% del suo trattamento pensionistico.

Riforma delle pensioni: tra 62 e 70 anni

Quasi sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia.

La proposta prevede una forbice tra i 62 e i 70 anni di età per andare in pensione, ma con un minimo contributivo di almeno 35 anni. Le penalizzazioni sono decrescenti al di sotto dei 66 anni.

E l’assegno non deve essere inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Riforma delle pensioni: Ape più concreta, ma cosa prevede?

Al momento e nelle condizioni attuali del dibattito sulla riforma delle pensioni, la possibilità più concreta è quella di una Ape Sociale rafforzata. Una misura che potrebbe consentire di attenuare lo scalone che inevitabilmente viene provocato dall’abolizione di Quota 100.

Su questa misura sembra più facile trovare una piena intesa sia tra i partititi sia con i sindacati.

Ma come funziona l’Ape Sociale?

È una indennità concessa a chi ha compiuto 63 anni e che accompagna fino alla pensione di vecchiaia con un assegno ponte che non può essere superiore a 1.500 euro al mese.

Per ora viene concessa a chi ha effettuato alcuni lavori gravosi (ma con 36 anni di contributi) e per i lavoratori fragili.

Riforma delle pensioni: le mansioni gravose

La commissione che si occupa del fascicolo ha chiuso i lavori una decina di giorni fa. Allargando la platea delle professioni ritenute pesanti. Si è passati da 65 a 203 mansioni.

Il documento sarà ora valutato dai ministeri dell’Economia e del Lavoro, poi il governo deciderà sui quali sono le categorie che devono essere inclusi.

Per come è stata stilata quella lista la platea degli aventi diritto potrebbe includere un altro mezzo milione di lavoratori.

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