Sulla Riforma delle pensioni il governo continua a lavorare. I tempi sono stretti: entro aprile bisognerà trovare una soluzione definitiva per superare la Legge Fornero. In quel periodo bisognerà presentare il Documento di economia e finanza. Non si può andare oltre. - Scopri tutti i modi per andare in pensione (anche anticipata) con l'invalidità.
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Ci sono già stati incontri tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi e gli esponenti di Cigl, Cisl e Uil.
La prossima settimana la trattativa entra nel vivo. Si lavora molto su tre punti ritenuti fondamentali:
- la flessibilità in uscita;
- le tutele per donne, fragili;
- i giovani.
Riforma delle pensioni: le strade percorse fino a ora
Si parte da una serie di misure tampone che sono state adottate per “sanare” lo scalone causato dalla soppressione di Quota 100. Misure tampone che comunque disegnano il perimetro entro il quale sta cercando di muoversi il governo:
- Quota 102 (64 anni di età + 38 anni di contributi);
- la riconferma di Opzione Donna;
- l’aumento dei mestieri “gravosi” per l’Ape Sociale;
- l’ampliamento dei contratti di espansione con l’inserimento delle aziende con un minimo di 50 dipendenti (anziché 100) e l’istituzione di un fondo di 550 milioni in 3 anni per consentire l’accesso al pensionamento a chi ha 62 anni e lavora in aziende che hanno dichiarato lo stato di crisi.
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Riforma delle pensioni: 64 anni e 20 di contributi
Partiamo da un punto della legge Fornero, che ha concesso ai contributivi puri (chi ha iniziato a lavorare il 1996) di andare in pensione a 64 anni e con 20 di contributi. Con un requisito: un assegno mensile che sia pari ad almeno l’1,5/2,5 della pensione sociale (possibile con stipendi di buon livello).
Questo “sistema” potrebbe essere esteso anche al pensionamento anticipato per i lavoratori del sistema misto (retributivo e contributivo). Sempre a 64 anni e con 20 di contributi.
Riforma delle pensioni: 62 più 41, 62 più 20/25 si contributi
Se il riferimento iniziale è invece la proposta dei sindacati, ovvero libertà di andare in pensione in qualsiasi momento, a partire dai 62 anni di età e 41 anni di contributi.
Se passasse la proposta, il governo potrebbe a sua volta scegliere una opzione di questo tipo:
- 62 anni di età;
- 20, 25 anni di contributi.
Riforma delle pensioni: 63 anni + 20 di contributi
Resta in piedi anche la proposta formulata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che non piace ai sindacati, ma risponde alle esigenze del governo: flessibilità, donne, fragili e giovani. Con un occhio attento alla sostenibilità economica.
Il presidente dell’Inps propone:
- pensione anticipata a 63 anni
- almeno 20 anni di contributi;
- accesso anche ai lavoratori del sistema misto
- pensione solo contributiva fino a 67 anni, e poi per chi ha anche il contributivo scatta l‘assegno pieno;
- la pensione maturata deve però essere almeno 1,2 volte l’assegno sociale.
Questa ipotesi è ritenuta sostenibile perché comporta un aumento della spesa di 2,5 miliardi per 3 anni e risparmi a partire dal 2028 (quando una larga parte delle uscite dal lavoro sarà di persone che hanno iniziato l’attività con il sistema contributivo).

Riforma delle pensioni: Quota 41
Su Quota 41 potrebbe innescarsi il confronto più acceso tra i sindacati (e la Lega) e il presidente del Consiglio.
A Mario Draghi quella proposta (41 anni di contributi e uscita libera), per due motivi:
- è slegata da una età definita;
- ha un costo molto alto (e la sostenibilità è imprescindibile per garantire la pensione a chi oggi è giovane).
- Sui 41 anni di contributi, la Lega ha proposto Quota 103 (62 anni con 41 di contributi).
È una proposta che non convince il governo anche per altri motivi:
seppure offre la possibilità di una uscita anticipata (62 anni, appunto), ha un criterio molto rigido per quanto riguarda la contribuzione. 41 anni sono molti. Ma diventeranno ancora di più, un traguardo riservato a pochi, quando si avvicineranno all’uscita le persone che hanno oggi hanno meno di 40 anni, con carriere lavorativa spesso intermittenti.
Riforma delle pensioni: la traccia
Questo lo scenario entro il quale si sta cercando di dare concretezza alla Riforma delle pensioni.
Nelle prossime settimane il quadro potrebbe chiarirsi ulteriormente.
Ma già da queste prime trattative sembra chiaro si vada in questa direzione:
- flessibilità in uscita tra i 62 e i 64 anni;
- sistema contributivo (o parzialmente misto);
- contributi minimi a partire da 20 anni;
- importo superiore almeno 1,2 volte l’assegno sociale.