Riforma delle pensioni: l’Ape sociale al posto di quota 100

Riforma delle pensioni: per scongiurare un ritorno per tutti alla legge Fornero dopo la fine di Quota 100 si pensa di estendere l'Ape sociale. Potrebbero essere allargate le maglie del trattamento che permette un'uscita a 63 anni, almeno per determinate categorie. Sul tavolo la proposta dei sindacati (41 anni di contributi a prescindere dall'età), e la pensione a 64 anni tutta con il contributivo.

4' di lettura

La riforma delle pensioni, che dovrebbe essere varata con la Legge di Bilancio entro il prossimo autunno, non è ancora al centro del dibattito politico. La discussione diventerà serrata dopo che sarà conclusa la riforma che riguarda un altro anello importante del welfare italiano: quella degli ammortizzatori sociali.

Il punto di partenza, comunque, per la riforma delle pensioni in arrivo, è la tutela dei lavoratori fragili e di chi svolge attività usuranti. Dopo la fine (con il 2021) di quota 100, l’obiettivo è garantire una uscita anticipata a queste categorie.

Ma è corsa contro il tempo. Se non si riesce a mettere mano al sistema pensionistico, tornerà in vigore per tutti la legge Fornero, ossia pensione a 67 anni (senza contare che i decessi per covid hanno fatto scendere le aspettative di vita e di fatto impedito per altri due anni uno scatto a 69 anni di età minima).

Riforma delle pensioni: si allarga l’Ape sociale

Per evitare il ritorno alla Fornero, se non si riuscisse ad approvare la riforma delle pensioni entro l’anno, la carta di riserva è l’estensione dell’Ape sociale, che è una sorta di pensione provvisoria, per alcune categorie più deboli. Una “scorciatoia” in attesa del diritto al trattamento pensionistico definitivo.

Sull’Ape sociale il governo ha intenzione di mantenere quasi intatto l’impianto. E quindi lo strumento dovrebbe facilitare l’uscita anticipata a persone che si trovano in oggettiva difficoltà.

La vera differenza, rispetto all’Ape sociale che conosciamo, è un allargamento della platea dei possibili beneficiari e l’aggiornamento della lista dei lavori usuranti.

Come funziona l’Ape sociale

Con l’Ape sociale si può uscire dal mondo del lavoro a 63 anni. Il trattamento riguarda i disoccupati che non hanno più diritto ad altri sussidi, ai lavoratori invalidi, a quelli che assistono parenti disabili, e a 15 categorie professionali (tra queste: infermieri, lavoratori edili, addetti alle pulizie, operai degli altoforni, lavoratori notturni, conducenti di autobus e così via).

Per i disoccupati, gli invalidi e per chi assiste parenti disabili il limite richiesto è di 30 anni di contribuzione.

Per i lavori usuranti quel limite arriva a 36.

Includere altri tipologie di lavoro usurante (e considerato il numero dei fragili, per salute o ragioni economiche), non graverebbe lo Stato di un costo significativo.

Riforma delle pensioni: la proposta dei sindacati

O meglio, al momento sono assai più onerose le possibili alternative. Come quella proposta con forza e da mesi dai sindacati (che hanno trovato il supporto politico della Lega).

Di che si tratta?

I sindacati propongono una uscita a 41 anni a prescindere dall’età. Che non è dissimile da quota 100 (40 anni di età e 60 di contributi). Ma che, come detto, ha lo stesso difetto di base: costa troppo, rischia di non essere sostenibile per il sistema di previdenza sociale.

Oltretutto la riforma delle pensioni verrà vagliata con attenzione da Bruxelles nell’ambito di un discorso più complessivo che riguarda l’intero pacchetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Riforma delle pensioni: uscita a 64 anni

Ma per la riforma delle pensioni all’esame ci sono anche altre proposte. Tra quelle che potrebbero avere qualche chance di rientrare nel quadro della riassetto all’esame del governo c’è l’uscita a 64 anni con 36 o 38 anni di contributi. Sarebbe tutta calcolata con il sistema contributivo.

Questa possibilità non viene esclusa perché a fronte di un costo elevato nell’immediato, può tradursi nei decenni successivi in un calo costante della spesa, per il minor importo degli assegni contributivi.

Ossia, consentirebbe un’uscita più veloce a costi sostenibili. Ma soprattutto una sostenibilità strutturale a lungo termine.

È comunque attesa per oggi anche la relazione annuale dell’Inps. Il presidente Tridico, come ha già fatto nel recente passato, potrebbe indicare una possibile linea per andare oltre Quota 100. Potrebbe essere un piccolo segnale per capire in quale direzione andrà la prossima riforma delle pensioni.

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